Un’equipe di scienziati che tenta di impiantare una delle tipologie di DNA più evolute nell’enzima di fermentazione dello yogurt. Una scienziata facente parte del progetto che ruba questo enzima e lo usa per produrre yogurt in casa. Uno yogurt senziente e razionale che prende il controllo politico dell’Ohio e crea una società perfetta dal punto di vista economico e sociale. Sempre lo stesso yogurt che a causa dell’incapacità degli essere umani, si autoproclama presidente degli Stati Uniti. Sembra una storia davvero bizzarra, è la trama di uno dei 18 episodi della recente serie TV distribuita da Netflix: Love Death + Robots. E’ una serie animata antologica per adulti. E’ stata creata da Tim Miller, e prodotta da Joshua Donen, David Fincher Jennifer Miller e Tim Miller. Ogni episodio è a sé stante e consiste in una sperimentazione sia stilistica che, verrebbe da dire, concettuale. In effetti non solo da episodio a episodio ci troviamo di fronte a una molteplicità di stili di animazione (da quella classica alle più moderne forme di CGI) ma ci vengono forniti anche infiniti spunti di riflessione su svariate tematiche. Da temi più intimi e psicologici a problemi politici riguardanti il futuro della razza umana. “Il dominio dello yogurt”, così si intitola l’episodio che sopra ho cercato di riassumere e che ora cercheremo di analizzare è incentrato sul tema della politica. Più nello specifico sul rapporto tra l’uomo e la politica con tutte le problematiche etiche che ne derivano. 

L’essere umano e la politica

Uno degli aspetti che più fa riflettere, durante questo episodio è il modo in cui lo yogurt conquista il potere diventando presidente di una nazione. Egli semplicemente offre all’attuale presidente le istruzioni per eliminare il debito pubblico in un solo anno. A patto però che le sue indicazioni vengano seguite alla lettera, cosa che ovviamente non accade. Allora lo yogurt si trova costretto ad assumere il potere per salvare l’intera popolazione da una gravissima crisi, innestata dalla stupidità dei politici. Il fatto che un prodotto come lo yogurt, che sostanzialmente è un oggetto ma che  in questo caso è stato dotato di razionalità, riesca là dove l’essere umano aveva fallito mette in luce molti aspetti interessanti. Innanzi tutto evidenzia come l’uomo che pure è il creatore della politica non sia adatto alla pratica di questa attività. E il motivo è semplice, come dice lo yogurt al presidente: “I vostri esperti sono troppo coinvolti per poter risolvere il problema”. L’uomo non riesce nella politica, intesa come scienza che si occupa della realizzazione del bene comune, perché troppo influenzato da interessi privati e particolari. Nel corso di tutta la storia c’è stato questo contrasto tra bene pubblico e bene privato e quasi tutti maggiori pensatori si sono espressi a favore di una promozione dell’uno o dell’altro. Ciò però su cui tutti i filosofi che si sono occupati di tale tematica, sono d’accordo è la stretta relazione e implicazione tra politica e bene comune. Detto in altre parole: il politico deve occuparsi del bene della comunità senza essere distratto dall’interesse privato.

La politica nella Repubblica di Platone: perché si arriva alla tesi comunitaria

Platone, nella Repubblica, cerca di esprimere esattamente questa tesi quando delinea la divisione dei ruoli nel suo progetto di società. Il filosofo ateniese era consapevole infatti di come gli interessi privati potessero rovinare la gestione politica della città ed era conscio anche della difficoltà dell’uomo nel resistere a queste inclinazioni. Chi meglio di lui d’altronde poteva saperlo, era stato affascinato per un momento dall’idea di intraprendere la carriera politica, ma deluso per la condanna di Socrate (maestro di Platone), abbandonò questa strada. La politica resta comunque l’interesse maggiore di Platone ed è presente nella sua riflessione anche quando apparentemente l’ambito di indagine del filosofo sembra essere di tutt’altro tipo. La sua opera politica per eccellenza è la Repubblica, la quale contiene espresso appieno il problema delle inclinazioni private nel contesto politico e cerca di fornirne una soluzione. Nel tentativo di risolvere questo difficile rapporto, Platone arriva a teorizzare quello che oggi, in maniera non del tutto corretta, è noto come: comunismo platonico. Per il filosofo ateniese insomma, la soluzione a tutti i problemi non sarebbe arrivata da uno yogurt dotato di razionalità ma da una società giusta, laddove con giusta si intende ben equilibrata. Perché possa essere realizzata la Kallipolis platonica devono darsi tre condizioni e una di queste riguarda proprio l’idea che le classi superiori,dei governanti e dei guardiani, mettano in comune i loro beni.Il politico deve occuparsi della città ed essendo la privatezza la prima ragione delle inclinazioni private, egli non dovrà possedere nulla. Questa tesi comunitaria ovviamente non è da intendersi come germe di un comunismo marxista ma ha valenza semplicemente etica.  Se l’essere umano non riesce a non perseguire i suoi interessi privati, come sostiene lo yogurt di Love Death + Robots, allora la soluzione sarà quella di fare in modo che non possegga nulla.

Pier Carlo Giovannini

 

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