I bambini nati prematuri presentano una serie di problemi e di complicazioni di vario tipo. Ecco perché nel corso del tempo si stanno mettendo a punto nuove tecniche per consentir loro di recuperare lo ‘svantaggio’ iniziale. Recentemente è stata messa a punto una nuova tecnica a base di caffeina.

Sono tante le funzioni che risultano deficitarie nei bambini nati prematuri e tra queste molte riguardano lo sviluppo cerebrale. A causa della nascita prematura il cervello non si è ancora del tutto sviluppato, quindi molte funzioni sono deficitarie. Recentemente uno studio però sembra aver individuato una terapia per migliorare alcune disfunzioni cerebrali, incrementando per esempio il funzionamento polmonare del piccolo. La terapia in questione comprende la somministrazione di caffeina. L’idea di accostare dei bambini così piccoli ad una sostanza come la caffeina potrebbe far rabbrividire, se non addirittura indignare. Anche perché non si parla di caffeina assunta dai neogenitori, bensì proprio dai loro figlioletti.

Caffeina e sviluppo cerebrale

Seconda solo agli antibiotici, la caffeina è una delle sostanze maggiormente utilizzate nel trattamento dei bambini prematuri. Com’è possibile tutto ciò? Ormai è noto che i bambini nati entro le 29 settimane di gestazione, oltre ad essere definiti ‘prematuri‘, presentano una serie di complicazioni, alcune legate allo sviluppo cerebrale. Il cervello ed il sistema nervoso infatti iniziano a svilupparsi già durante la terza settimana gestazionale per concludersi quasi alla fine della gravidanza. È quindi evidente che quanto più si nasce prematuri tanto maggiori e gravi saranno i danni a livello cerebrale.

Neurone
La caffeina agisce positivamente sullo sviluppo cerebrale dei bambini nati prematuramente, favorendo soprattutto una buona crescita dendritica.

La caffeina permette di intervenire su tali disfunzioni cercando di migliorare, per quanto possibile, la situazione di partenza. La sostanza in questione per esempio stimola ed incrementa il funzionamento polmonare. Più precisamente aiuterebbe i bambini nell’attività respiratoria perché accelera il loro battito cardiaco. Questo provoca un maggiore apporto di sangue (quindi di ossigeno) al cervello, consentendogli di svolgere automaticamente alcune importanti funzioni vitali, come la respirazione. L’ideale sarebbe iniziare la terapia dopo appena due giorni dalla nascita, in modo tale da ridurre al minimo la necessità di utilizzare la ventilazione meccanica. Così facendo si riduce anche il rischio di displasia polmonare, una patologia che intacca il funzionamento polmonare.

Lo studio

Il tutto ovviamente è supportato da studi. Il più recente è stato condotto dall’Università della Columbia Britannica, di Montreal e dall’Ospedale Mount Sinai di Toronto. L’obiettivo era indagare gli effetti (soprattutto a lungo termine) della caffeina sullo sviluppo dei bambini prematuri, prospettandone l’utilizzo come vera e propria terapia. Lo studio ha preso in considerazione dati provenienti da 26 unità di TIN (terapia intensiva neonatale) canadesi. I dati comprendevano valutazioni di follow-up condotte su bambini nati pretermine di età compresa tra i 18 ed i 24 mesi. I ricercatori si sono concentrati soprattutto sullo sviluppo cognitivo, su quello linguistico e su quello motorio. Quindi si cercava di capire se i bambini riconoscevano delle immagini, se erano in grado di comprendere parole e frasi semplici e se riuscivano a mantenersi in equilibrio e a coordinare le varie funzioni motorie.

I risultati affermano che l’utilizzo della caffeina come trattamento non ha effetti o conseguenze negative a lungo termine sullo sviluppo neurale dei bambini prematuri. Anzi sembra essere associata a punteggi cognitivi superiori nei compiti cognitivi e ad un minor numero di casi di paralisi cerebrale e di compromissioni uditive. Più precisamente, la caffeina favorirebbe la crescita dei dendriti, la parte del neurone deputata alla ricezione degli stimoli nervosi. Il ruolo dei dendriti però non si limita solo a questo perché per esempio sono coinvolti anche nell’allungamento e nell’espansione polmonare, nella regolazione della pressione sanguigna e per quanto riguarda la quantità di sangue che deve essere pompato. La crescita dendritica porta una riduzione del rischio di malattie polmonari e di lesioni cerebrali.

Bambini prematuri

Normalmente il periodo di gestazione dell’essere umano è di circa 40 settimane (giorno più giorno meno), per cui si parla di bambini nati a termine. Altri invece vengono definiti ‘prematuri‘ quando nascono prima della 37esima settimana gestazionale. Infine ci sono i bambini definiti ‘estremamente prematuri‘ perché nati prima della 28esima settimana gestazionale. Prima si nasce, più i rischi e le complicazioni aumentano.In passato la percentuale di bambini prematuri che riusciva a sopravvivere era piuttosto bassa. Inoltre questi bambini, una volta adulti, presentavano sempre problemi causati dalla loro prematurità. Oggi fortunatamente non solo è aumentata la percentuale di bambini prematuri che riesce a sopravvivere, ma sono notevolmente migliorate le terapie a cui questi piccoli vengono sottoposti per consentir loro di recuperare lo ‘svantaggio’ iniziale.

Incubatrice
I bambini prematuri per poter sopravvivere devono essere ricoverati in TIN e messi in un’incubatrice.

I fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di una nascita pretermine sono innumerevoli, così come le conseguenze di tale condizione. Il tutto ovviamente è legato a quanto prematuramente il bambino nasca perché più tempo passa nell’utero materno, maggiori saranno le sue possibilità di sopravvivere.

L’ambiente della terapia intensiva neonatale

Non si deve sottovalutare l’impatto del ricovero in TIN (terapia intensiva neonatale) sia in senso positivo sia in senso negativo. Per quando il ricovero sia di fondamentale importanza per i bambini prematuri, ci sono purtroppo degli elementi insiti nel ricovero stesso che non possono essere eliminati. Per esempio i bambini sono esposti a livelli molto elevati e costanti di rumori e luci forti ed invasive, a frequenti stimoli dolorosi e a procedure a volte invasive ed infine vengono precocemente separati dalla figura materna.

La nascita pretermine infatti interrompe le normali esperienze multisensoriali del feto che contribuiscono alla crescita ed alla maturazione degli organi di senso e del sistema nervoso centrale. Il bambino prematuro vivrà in condizioni di ipostimolazione perché gli mancherà il contatto costante con la madre e sarà limitato nei movimenti a causa dell’incubatrice. Oppure il piccolo vivrà in un ambiente iperstimolante a causa della luce eccessiva, dei rumori forti e continui e delle procedure mediche a cui deve sottoporsi.

La Kangaroo Therapy

La Kangaroo Therapy (o marsupioterapia) è una tecnica utilizzata molto frequentemente nei casi di prematurità. Si tratta di un tipo di terapia molto semplice da mettere in pratica perché si basa sul contatto pelle-a-pelle con la madre (prevalentemente) e con il padre. Diversi studi dimostrano che questa terapia ha degli effetti positivi a lungo termine sullo sviluppo cerebrale dei bambini. Uno studio ha infatti evidenziato come il funzionamento cerebrale degli adolescenti nati prematuri trattati con la Kangaroo Therapy sia migliore di quello di adolescenti che invece sono rimasti nell’incubatrice.

Kangaroo Therapy
La Kangaroo Therapy è una tecnica molto utilizzata in casi di nascita pretermine. Si basa sul contatto pelle-a-pelle con la propria madre.

Il suono del cuore della propria madre ed il calore del suo corpo hanno un’importanza critica in un momento dello sviluppo così delicato e già presumibilmente compromesso. L’efficacia di questo tipo di intervento risiede nel fatto di ricreare le condizioni naturali dell’ambiente intrauterino in cui i bambini si sarebbero sviluppati se non fossero nati pretermine. Gli effetti benefici inoltre sono visibili non solo durante l’adolescenza, ma anche durante l’età adulta.

Martina Morello

 

 

 

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