Beppe Grillo torna su Rai2 con il suo programma “C’è Grillo” che ha totalizzato solo il 4,2% di share, rivelandosi un completo disastro. Ma se è vero che gli ascolti sono stati bassi, non si può dire lo stesso del compenso di Grillo: 30000€ per i diritti di immagine del comico. Carlo Freccero, direttore di Rai2, aveva detto che Grillo sarebbe stato un ottimo investimento ed aveva giustificato il suo alto salario con gli alti ascolti che sarebbero arrivati. Il problema è che il programma è stato, come detto prima, un grandissimo flop.
Ma tutto questo accade in virtù del fatto che la TV è pubblica, finanziata dai cittadini e non bisognosa di sentire poi chissà quale concorrenza. Per questo, Freccero, ha potuto inserire Grillo in virtù di favoritismi vari (i 5s hanno indicato il direttore in quanto partito al governo). Per questo, nel settore pubblico continua ad aleggiare ormai da 40 anni la logica della clientela, del voto, del favoritismo.

TV di Stato pro o contro?

Ora, teniamo a mente che il caso Grillo si è ripresentato più volte nella storia della Repubblica italiana in forme differenti. La TV pubblica è sempre stata utilizzata dai vari partiti di governo per poter consolidare la loro leadership e per fare favoritismi. Ma, visti i precedenti, è davvero utile avere una TV pubblica?

Consideriamo che la Rai nasce per poter alfabetizzare ed istruire la popolazione. Infatti, storicamente, vi è stato il bisogno di dover istruire il popolo italiano. In questo la TV di Stato ha adempito un compito fondamentale e lo ha fatto nel migliore dei modi. Oggi, però, la TV pubblica ha iniziato a soffrire la concorrenza degli emittenti privati ed ha quindi quasi del tutto abbandonato questa funzione, lasciando spazi a programmi del tutto discutibili. Per questo, la Rai, sta sempre più prendendo i tratti di una TV commerciale, con un’unica differenza: gli azionisti siamo noi. Infatti, se è vero che le altre reti televisive private possono trasmettere ciò che vogliono e lo fanno in funzione degli ascolti, è anche vero che la Rai si cura pochissimo di questo aspetto. Per questo, non essendoci il rischio del fallimento, la Rai continua a proporre programmi di dubbia utilità ed a fare favoritismi. E’ impensabile che i cittadini non possano essere liberi di scegliere se pagare o meno il canone e trattare lo stesso come una tassa. Gli unici a rimetterci sono proprio i cittadini! Non mi stupisce il caso Grillo perché la colpa non è da affidare a lui o ai partiti di governo ma ad un’unica sola istanza: la macchina pubblica, divoratrice di individualità.

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Giacomo di Persio
Giacomo Di Persio è studente di filosofia presso l'univeristà di Chieti. È presidente di Enjoy Progress Abruzzo (associazione culturale) e scrittore presso Il Superuovo. Ha contribuito anche a scrivere alcuni articoli per Strade e Filosofarsogood magazine.

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