La scena finale di Big Fish apre ad una riflessione sull’accettazione della morte. Nel mondo occidentale essa viene spesso vista come la fine di tutto in maniera negativa, la semplice perdita della vita. Tim Burton si avvicina, invece, al pensiero di Nietzsche. Anche la morte e la tragicità della vita devono essere accettate per quello che sono.

La trama

Capolavoro del 2003, Big Fish è una fiaba, un racconto della straordinaria vita di Edward Bloom. Il racconto avviene per bocca del figlio, nello stesso modo in cui il padre gliel’aveva raccontato fin da bambino. Nel momento in cui il padre si trova vicino alla morte a causa di una malattia, il loro rapporto viene recuperato. Si presenta quindi l’occasione di rivivere e ripercorrere per l’ultima volta tutti i racconti del padre, scoprendo che le sue storie non sono, in realtà, così distanti dalla verità. Nella scena finale, tutti i compagni di viaggio del padre lo accompagnano per la sua ultima volta, salutandolo e gioendo per tutto ciò che aveva fatto in vita.

 

Il pensiero di Nietzsche- Apollineo e Dionisiaco

Per capire bene cosa intendiamo per accettazione della morte, dobbiamo prendere in esame l’opera La  Nascita della tragedia del 1872. Qui viene descritta la distinzione fra due impulsi che stanno alla base dello spirito greco: l’apollineo e il dionisiaco. Questi due opposti non rappresentano solo due visioni del mondo artistico, ma sono anche due principi vitali. L’apollineo (dal dio Apollo) è l’atteggiamento di fuga di fronte al divenire, si esprime nelle forme limpide e armoniche della scultura e della poesia. Esprime ordine, armonia e prevale la forma. Il dionisiaco (dal dio Dioniso) invece, scaturisce dalla forza vitale e partecipazione al divenire e si esprime nella forza creatrice della musica. È ebbrezza ed esaltazione priva di forma. Forma e caos si oppongono continuamente e segnano la vita dell’uomo. Questi due impulsi vengono ben distinti nella produzione teatrale greca.  Gli antichi greci, infatti, sono portati a scorgere ovunque il dramma della vita e della morte e creano l’apollineo come reazione al dionisiaco, come tentativo di sublimare il caos alla forma. Nella tragedia greca, questi due principi divini sono coniugati in modo perfetto, facendo in modo che la tragedia stessa diventi espressione della vita.

 

L’abbandono dello spirito dionisiaco

La tragedia attica, secondo Nietzsche, riesce ad equilibrare perfettamente i due impulsi, creando una suprema forma d’arte. Quando Sofocle portò al massimo questa perfezione e questo equilibrio, iniziò una decadenza dell’impulso dionisiaco in favore di una nuova forza definita “socratica”. Questa nuova forza di carattere razionalistico cominciò a sostituirsi al vecchio impulso in favore di una giustificazione del mondo greco. Si tentò di arrivare a comprendere la totalità dell’universo, sostituendo l’irrazionalità della vita dionisiaca. Euripide e la sua tragedia diventano simbolo della tragedia decadente, Socrate dell’uomo teoretico. Entrambi degenerarono quel vecchio equilibrio tra apollineo e dionisiaco, che si configurò come una decadenza della società. La perdita del dionisiaco diventò l’incapacità di sostenere la tragicità della vita, con la insensatezza, i suoi dolori e le assurdità. Questo trova espressione in un allontanamento dai valori vitali per l’avvicinamento alle “menzogne” (tra le quali la più grande è Dio) con le quali l’uomo ha ingannato se stesso.

 

L’accettazione della vita e della morte

Nietzsche vuol essere un discepolo di Dioniso, poiché nell’antica figura greca egli vede il simbolo del suo “sì” totale al mondo. La celebrazione nietzschiana dello spirito tragico e dionisiaco coincide con la celebrazione della vita. Essa tende a porsi al di là del pessimismo e dell’ottimismo. La vita è dolore, lotta, distruzione, crudeltà e incertezza. Non ha ordine o scopo: il caso la domina e in essa non troviamo garanzie. Di fronte a ciò, due sono gli atteggiamenti possibili. Il primo, quello della fuga e della rinuncia, è l’atteggiamento tipico della filosofia di Schopenhauer, della morale cristiana e della spiritualità. Il secondo atteggiamento è, invece, quello dell’accettazione della vita così com’è: è l’atteggiamento dell’esaltazione della vita che porta al superamento dell’uomo. Il mondo è una sorta di gioco estetico e tragico. Dioniso diventa il simbolo dell’accettazione totale della vita. L’uomo ha paura della del divenire e della morte: questi sono per Nietzsche i deboli. Si è forti se si dice sì alla vita. Dobbiamo essere fedeli alla terra e smetterla di credere in quelle filosofie o in quelle morali fondate sulla paura, sulla debolezza e che promettono la felicità dopo la morte. La vita è una ed è questa. Accettiamola per quello che è nella sua totalità.

Tim Burton e Nietzsche

Con la scena finale del film, Tim Burton forse vuole dirci proprio questo: non dobbiamo essere alla ricerca continua di forme armoniche, ma dobbiamo riscoprire quel senso della tragicità della vita che abbiamo perso nella nostra società occidentale. Il capolavoro di Tim Burton è un film di nascita e morte: i personaggi restano eterni, si possono reincarnare in altri corpi o in altre forme.“A proposito della morte, di vedere come uno muore, certo se uno pensa sempre alla sua morte allora non vive più, però può essere utile, dici di no?? Perché per tutto il resto sai che te la caverai! tutto sommato vorrei saperlo.”Con questa frase detta per bocca del protagonista, Burton sottolinea come è utile anche l’aspetto che dovrebbe essere in realtà il peggiore. Accettare e sapere della propria morte fa sì che l’uomo possa superare se stesso.

Serena Gottardi

CONDIVIDI
Articolo precedenteCos’è e come funziona un Déjà vu? La scienza e Matrix provano a spiegarcelo
Prossimo articoloLa difesa è sempre legittima? La nuova legge confrontata con Hobbes e Locke

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.