TRAINSPOTTING (1996). Credit: FIGMENT FILM

Mark è il protagonista di quello che non può essere descritto semplicemente come un film, ma è un vero e proprio cult. Inserito al decimo posto nella lista dei migliori cento film britannici del XX secolo, Trainspotting. Spud è l’amico goffo ed eroinomane di Renton che sconta anche una pena detentiva per essere stato sorpreso a rubare in un supermercato e che, nonostante tutto, proprio non riesce a stare lontano dalla droga. Trainspotting è un film generazionale e di ribellione. I protagonisti, oltre ai due già citati, sono Sick Boy, Tommy e Begbie. Tutti eroinomani, più o meno piccoli delinquenti e tutti hanno la consapevolezza di aver scelto l’oblio dato da sostanze psicotrope. In un incalzante monologo di Rent in cui invita tutti a scegliere la vita, scegliere la carriera, un bel televisore, il colesterolo basso e tante altre cose che usualmente definiremmo normali, conclude dicendo Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina? Mark che nel film tenta svariate volte di disintossicarsi, una volta andando in overdose addirittura dopo poche ore aver espresso la buona intenzione. Fugge a Londra per allontanarsi dalla compagnia e dalla routine e, puntualmente, finisce risucchiato dal vecchio stile di vita. Solo un evento traumatico, quale la morte di Tommy e un piano di Begbie, che vuole spingere il gruppo di amici a diventare spacciatori spinge Rent ad abbandonare definitivamente l’eroina e a cercare la vita noiosa che, ad inizio film, sbeffeggiava. Chissà cosa avrebbero pensato i nostri eroinomani preferiti di questa nuova ricerca dell’Università di Pittsburgh sull’abuso di sostanze stupefacenti?

La ricerca

Questo studio mostra come cancellare i ricordi collegati all’uso di droga possa essere utile quale terapia disintossicante. Finora è stato testato solo sui ratti, ma i ricercatori della School of Medicine dell’Università di Pittsburgh sembrano realmente fiduciosi. Rompere i legami, anche emozionali, che si creano fra uno specifico ricordo e un determinato comportamento ha radici ben lontane. Le teorie dell’apprendimento con il condizionamento classico e operante sono molto conosciute. Proprio queste sono le basi dell’esperimento condotto dagli scienziati americani sui ratti. Gli animali premevano una leva a cui era associata un suono e una luce ma ricevevano anche un’infusione di cocaina che aveva effetti piacevoli. Hanno poi mostrato un comportamento compulsivo simile al craving, premevano ossessivamente la leva per avere la loro dose. Dopo questa prima parte, l’esperimento proseguiva con l’assenza della cocaina. Ovvero i ratti continuavano a pressare la leva, ma aldilà dello stimolo audio-visivo, non ricevevano la sostanza. Vi era quindi una significativa diminuizione del comportamento di ricerca della droga. Il problema principale è che questi risultati sono eccellenti in un setting controllato, la vera sfida è riuscire ad ottenere queste conclusioni con degli stimoli esterni.

Il Craving

Il craving è il desiderio impulsivo per una sostanza psicoattiva, per un cibo o più in generale per qualunque altro oggetto e comportamento che dia gratificazione. Non riuscire ad assumere una determinata sostanza, ad esaudire un desiderio provoca un serio disturbo fisico e psichico, accompagnato da ansia, stress, depressione. In questi casi non si valutano nemmeno le possibili conseguenze negative del proprio gesto compulsivo. Nulla vale se non si riesce a colmare e calmare quella smania irrefrenabile. Il craving, comprensibilmente non è dovuto solo all’appagamento di una specifica voglia, ma è indotto dalle emozioni associate ad essa. La sostanza funge da trigger (grilletto), innesca un meccanismo di condizionamento e di associazione di idee e pensieri. Quindi questa è un’esperienza già ripetutamente fatta e che dà effetti piacevoli e gratificanti.

Cancellare i ricordi emotivi dovuti all'uso di sostanze psicoattive, può essere un approccio valido al fine di disintossicarsi? Mark Renton e Spud (Trainspotting) incontrano Pavlov

I ratti di Pittsburgh come il cane di Pavlov

Che si parli di ratti, cani o chicchessia una cosa si evince dagli esperimenti fatti. La parola fulcro è condizionamento. In questo particolare caso i ricercatori dell’University of Pittsburgh hanno proprio adottato il principio base studiato anni fa da Ivan Pavlov. In un ambiente controllato egli studiò le reazioni di un cane ad un determinato stimolo. Al suono della campanella, l’animale fu abituato a ricevere carne e quindi a cibarsi. Dopo numerose ripetizioni il semplice suono divenne lo stimolo condizionato che faceva aumentare la salivazione al cane, risposta incondizionata.

IL RUOLO DELL’AMIGDALA

Il passaggio ulteriore compiuto dagli scienziati americani è stato quello di studiare attentamente la zona in cui risiedono i ricordi emotivi, ovvero l’amigdala. È questa zona del nostro cervello che riceve gli input sensoriali dovuti all’emozione provocata da un determinato stimolo. I ratti, tramite la tecnica optogenetica, hanno subito la cancellazione dei ricordi riguardanti la cocaina e hanno quindi premuto molte meno volte la leva nel momento in cui si presentava lo stimolo audio-visivo. Con la tecnica optogenetica si è in grado di selezionare delle cellule target, di controllarle attraverso una luce pulsata e di influenzare il comportamento quasi nell’immediato. Tutto ciò si è rivelato estremamente utile perché i risultati eccellenti non si sono ottenuti solo in ambiente controllato, ma anche al di fuori dell’esperimento. Quindi questa nuova scoperta, a lungo termine, potrebbe essere usata per sviluppare nuovi approcci e per evitare ricadute nei casi di disintossicazione.

Chissà cosa penserebbe Rent di dimenticare quel dolce oblio da lui tanto decantato causato dall’eroina?

Sonia Felice

CONDIVIDI
Articolo precedenteLa sonda Juno è ormai a metà viaggio
Prossimo articoloDimenticate OITNB e Prison Break: a riempire le carceri, oggi, sono dei dolci pensionati

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.