In questi giorni la canzone ‘Caramelle’ di Pierdavide Carone, scritta in collaborazione con i Dear Jack, sta facendo molto discutere. Si tratta di un brano controverso perché rompe il tabù della pedofilia, e lo fa portando all’attenzione di tutti la problematica attraverso gli occhi di due vittime. Il singolo è stato fatto uscire nel periodo di Natale, una scelta dovuta al fatto che il brano era in concorso per entrare a far parte dei brani di Sanremo ed è stato scartato. Non appena uscito il pezzo ha ricevuto l’approvazione di pubblico, critica ed artisti che si sono complimentati con gli autori per il coraggio di trattare una tematica così delicata. Il brano ha fatto boom una volta pubblicato come singolo: su Youtube le due versioni del video, pubblicate sul profilo di Carone, sommano oltre 1,8 milioni di visualizzazioni e su Spotify la canzone resiste in Top 10 Italia anche a quasi un mese dall’uscita.

La pedofilia in ambito psichiatrico

In ambito psichiatrico la pedofilia è catalogata nel gruppo delle parafilie, ovvero tra i disturbi del desiderio sessuale, e consiste nella perversione sessuale da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale per soggetti che, invece, non sono ancora sessualmente maturi, cioè che sono in età prepuberale. Nell’accezione comune talvolta il termine pedofilia si discosta dal significato letterale e viene utilizzato per indicare quegli individui che commettono violenza attraverso la sessualità su di un bambino o che commettono reati legati alla pedo-pornografia. Questo uso del termine è inesatto e può generare confusione. La psichiatria e la criminologia distinguono i pedofili dai molestatori o persone che abusano di bambini (child molester); le due categorie non sempre coincidono. La pedofilia è una perversione sessuale dell’individuo, o un disturbo psichico: la pedofilia in senso stretto è la deviazione della libido del soggetto, non un comportamento oggettivo. Vi sono soggetti pedofili che non attuano condotte illecite, come si hanno casi di abusi su bambini compiuti da individui non affetti da pedofilia. La diffusione dei reati di pedofilia è considerata elevatissima. Il 10-30% circa dei bambini subisce molestie sessuali entro i 18 anni. L’attrazione del pedofilo può essere rivolta sia verso i bambini sia verso le bambine, ma sembra che queste ultime siano le vittime più frequenti (88%), inoltre, secondo i dati raccolti dal Telefono Azzurro quasi il 60% degli abusi su minori avviene in famiglia.

Perché i bambini abusati diventano abusatori a loro volta?

Recenti dati mostrano una forte correlazione positiva tra l’essere abusati da piccoli e il diventare abusatori a propria volta. Questa correlazione può essere spiegata da un meccanismo di difesa, ipotizzato da Ferenczi ma concettualizzato finemente da Anna Freud: l’identificazione con l’aggressore. Secondo Anna Freud: “Di fronte ad una minaccia esterna tipicamente rappresentata da un’autorità critica, il soggetto si identifica con il suo aggressore. Può farlo appropriandosi dell’aggressività stessa, oppure mediante l’emulazione fisica o morale dell’aggressore, o adottando particolari simboli di potere mediante i quali viene designato l’aggressore”. È un comportamento paradossale che può essere spiegato come un meccanismo di difesa, che coinvolge la vittima dell’aggressore. Anche in situazioni di terrore e isolamento, l’atteggiamento della vittima nei confronti del carnefice può diventare patologico facendo sì che si sviluppino sentimenti di ammirazione, gratitudine e identificazione. Un tipico esempio di identificazione con l’aggressore è il comportamento di alcuni ebrei nei campi di concentramento nazisti. Alcuni dei prigionieri si comportavano come le loro guardie e abusavano dei propri compagni prigionieri. Secondo Anna Freud, questo meccanismo predomina nella costituzione della fase preliminare del Super-Io: l’aggressività è ancora diretta verso l’esterno e pertanto non agisce sotto forma di auto-critica. Si può vedere all’opera tale meccanismo di difesa in varie situazioni, più comuni, come le relazioni abusive. Molti di loro si rifiutano di sporgere denuncia, e alcuni addirittura pagano la cauzione o bravi avvocati per i loro fidanzati o mariti, anche se vengono continuamente maltrattati fisicamente. Alcune condizioni favoriscono l’identificazione l’aggressore, ad esempio, la violenza domestica o le molestie sul posto di lavoro. Questo meccanismo si attiva anche in atti casuali di violenza, come l’aggressione o lo stupro. In ogni caso, la vita può diventare insostenibile se non si riesce ad elaborare il momento traumatico. Tutti i traumi originati da un atto di violenza lasciano un segno profondo nella psiche. Questo è il motivo per cui l’identificazione con l’aggressore viene attivata, anche quando non vi è una stretta relazione con lui. Questo succede perché l’aggressore è talmente temuto che finiscono per imitarlo, per compensare la paura prodotta da un possibile confronto. Il loro atteggiamento legittima l’uso del tipo di violenza di cui erano vittime.

di Gianfranco Puca

CONDIVIDI
Articolo precedentePanta Rei: se tutto scorre, cosa ci resta?
Prossimo articoloTi senti stressato? Ecco quali sono le conseguenze su cervello e organismo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.