Ceci n’est pas un pipe, “Questa qui non è una pipa”. Il dipinto dice qualcosa, è Magritte che ci parla, ma cosa sta cercando di dirci? Platone ci può aiutare ad interpretare questo quadro. 

René Magritte e il surrealismo

Focalizziamoci per prima cosa su Renè Magritte, uno dei pittori più famosi del movimento surrealista. Il Surrealismo è una corrente culturale-artistica che nacque nel secondo decennio del Novecento dopo che il principale teorico della stessa, André Breton, pubblicò un Manifesto (1924) che elencava tutte le idee e le teorie che si contrapponevano ad alcuni pensieri, idee e modi di fare arte di quel tempo, in particolare quello Dadaista. René Magritte insieme a Salvador Dalì, fu il più illustre rappresentante e promotore del cosiddetto “Surrealismo verista”. Questo termine deriva dal fatto che gli artisti nelle loro opere rappresentavano oggetti o cose vere, cioè che esistono nel mondo reale e che noi vediamo e usiamo spesso, mettendoli o accostandoli in contesti inusuali, sorprendenti o addirittura inimmaginabili.

Magritte non si è mai definito un pittore, quanto piuttosto un pensatore che usava le immagini per esprimersi. Passando dall’analisi degli scritti di Platone al pensiero filosofico di Foucault, ha acquisito una notevole ricchezza filosofica che traspare dalle sue opere. L’artista ha soprattutto indagato il rapporto tra le cose, le immagini e le parole. Lo scopo della sua pittura è quello di confondere e di evocare il mistero, per mostrarci che sussiste una distinzione tra il piano del reale e quello dell’immagine.

L’inganno delle immagini, Magritte 1953

La trahison des immages, Renè Magritte

Il dipinto conosciuto col nome originale di “La trahison des immages” è una delle più famose opere artistiche del grande pittore surrealista, che in questo quadro pone in primo piano la dicotomia realtà – rappresentazione. Il dipinto ci mostra, infatti, il disegno di un pipa accompagnato da una scritta che ci ricorda che “questa non è una pipa”, in effetti non lo è, ma piuttosto una sua rappresentazione. Con questo Magritte vuole sottolineare che le rappresentazioni non sono le cose reali, ma semplicemente una loro imitazione e che quindi stanno su due piani ontologici ben distinti, spesso confusi. Studioso di filosofia, l’artista belga sapeva che la pittura e le rappresentazioni visive erano state criticate e condannate per lungo tempo.

Platone e la dottrina delle idee

Partendo dal filosofo greco Platone che nella Repubblica tratta la tematica dell’arte criticando le rappresentazioni artistiche in quanto ‘’copie delle copie delle idee’’. 

Platone

La “dottrina delle idee” è uno degli aspetti più famosi del pensiero Platonico. Il filosofo pone le idee delle cose al di sopra delle cose esistenti, considerando tutto ciò che è materiale come una copia dell’idea perfetta che si trova nell’iperuranio (sede di tutte le idee). L’idea rappresenta l’aspetto autentico e profondo che una determinata cosa possiede, ciò che essa realmente è al di là dei differenti modi  in cui può apparire all’occhio umano. Platone distingue quindi tre piani gerarchici: quello delle idee, quello delle cose, che considera “copia delle idee” e quello degli oggetti artistici che sono “copia della copia delle idee”. L’arte è quindi una “mimesi”, una imitazione di cose sensibili, ma le cose sensibili sono a loro volta l’imitazione dell’idea eterna. Ne consegue che essendo l’arte una copia che riproduce una copia, questa si allontana dal vero ancor più di quanto lo facciano le cose sensibili. Platone nega la valenza dell’arte, poichè rimane tre gradi lontana dalla verità. 

Allo stesso modo la pipa dipinta da Magritte è la copia della pipa che si trova nella realtà, la quale si pone su un piano ancora diverso rispetto a quello del concetto universale di pipa, presente nel nostro intelletto. 

Fil rouge tra i due

Se Platone additava nell’arte un allontanamento dalla verità e per questo le negava una qualunque autonomia, affermandone la validità solo nella misura in cui si ponesse al sevizio del vero; Magritte, invece, superando in un certo qual modo filosofo, fa affidamento sull’arte conferendole una sfera e un valore propriamente autonomi. Paradossalmente è proprio attraverso l’arte che riesce a mostrare l’effettiva distanza che intercorre tra la realtà e la rappresentazione. 

 

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