“Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia.” Così viene definita dal Galimberti la paura. Un sentimento scomodo e irrazionale, originato da un evento o dalla sua imminenza e previsione, che debilita e destabilizza, che risveglia l’istinto e sopprime la ragione. E’ naturale avere paura, è il sentimento della mortalità, della finitezza, la causa di una vita incerta, accidentale. E’ la paura che ci ha spinti a creare strutture e sovrastrutture per limitare al minimo gli imprevisti e garantirci maggiore sicurezza. Ecco in quest’ultimo senso la paura spinge e attiva, ma sempre per evitare il suo ripresentarsi. E’ un’emozione in sé negativa, che deriva sempre da una condizione di labile precarietà e di terribile angoscia. Perché allora l’uomo tende a volte a voler avere paura? paura

La filosofia dei film horror e l’attrazione per ciò che terrorizza

Più fa paura e meglio é! Questa è una delle frasi più ricorrenti in una serata tra amici a tema horror. Guardiamoci questo che ha vinto il premio ansia e angoscia 2019! Sebbene sia così insensato ricercare un sentimento che normalmente si rifugge, la filosofia dell’horror fa leva proprio su questo. Forse quando la paura viene cercata produce effetti diversi, forse in questo modo la ragione mantiene il controllo e la paura diventa solo un gioco perverso. Secondo la sociologa Margee Kerr è proprio il controllo sulla paura che ci rende così attratti da essa: “Quando il cervello umano prova una sensazione di paura in un ambiente che in realtà non costituisce un vero pericolo, la reazione fisiologica può essere davvero divertente, ed è da questo contrasto che nasce il piacere che proviamo in situazioni del genere.” Se il nostro cervello capisce che il tipo di paura che stiamo provando deriva da una situazione sotto controllo, questa può essere piacevole ed è su questo che si basano i registi di film horror, sul piacere che può dare una paura ricercata, voluta, controllata.paura

Aristotele: la tragedia greca e l’horror moderno

Nella Poetica Aristotele definisce la paura come la sofferenza per un male imminente ed ineludibile. E’ legata alla previsione di tale male più che al suo improvviso manifestarsi, è una paura meno immediata che deriva dall’impossibilità di contrastare questo male imminente. Secondo Aristotele, nella tragedia, gli spettatori sono portati a provare terrore perché conoscono già dall’inizio la conclusione del mito ed i suoi eventi rovinosi. Lo stesso succede per un film horror, si sa dall’inizio che è inevitabile assistere a scene traumatizzanti ed è per questo che l’angoscia ci pervade e che emergono paura e terrore. Insieme alla pietà, la paura, secondo Aristotele permette la catarsi, la purificazione dell’anima che, attraverso la rappresentazione di vicende che suscitano forti emozioni si immedesima nei personaggi e condivide con essi passioni e turbamenti, rivivendo i quali riuscirà a liberarsene.paura

La musica nell’horror

Un mezzo efficacissimo per trasmettere ancora più intensamente paura e turbamento è la musica, un tramite perfetto per sottolineare o predisporre all’ansia,  alla tensione, al delirio. La colonna sonora è determinante in un film dell’orrore, perché coinvolge più sensi nell’accogliere lo stesso sentimento. Ad esempio, la scena dell’assassinio sotto la doccia del noto e celebre film Psyco di Alfred Hitchcock, non avrebbe la stessa incidenza sullo spettatore senza l’ostinato per archi di Bernard Herrmann, una sequenza sonora semplice che accompagna una scena terribile rendendola con traumatica immediatezza. Lo stesso vale per qualsiasi altro film horror, dalla musica di Bach ne Il fantasma dell’opera ai sintetizzatori baroccheggianti di Profondo rosso.

Samuele Beconcini

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