Come ti divento bella porta sul grande schermo la storia di Renée Bennet, giovane donna brillante e ricca di potenziale, ma incapace di svilupparlo a causa delle sue insicurezze. E’ un’analisi in chiave spumeggiante e divertente della psiche della donna media: alla ricerca della perfezione estetica, insoddisfatta ed infelice di fronte al proprio riflesso. Solo grazie ad un fortuito incidente riscoprirà il suo valore, riscattandosi da tutti gli anni trascorsi nascosta per non esporsi agli occhi del mondo.

La paura di non essere abbastanza, dell’immagine che lo specchio ci restituisce, e del giudizio del mondo patinato e con la puzza sotto il naso: il dramma quotidiano vissuto dalla giovane Renée, interpretata da Amy Schumer, protagonista della commedia Come ti divento bella. Tutte le zone d’ombra della sua vita vengono meno nel momento in cui,

grazie a un felice inconveniente, riscopre l’autostima perduta di quand’era bambina. Ritroverà la bellezza dell’essere donna, in tutte le taglie e forme, troverà l’amore, soprattutto quello per se stessa.

Da goffa insicura a sexy intraprendente: la storia di Renée Bennet.

La protagonista della commedia lavora in uno sperduto scantinato e si occupa dello store online di un’importante azienda di cosmetici Newyorkese. Odia guardare il proprio riflesso, sogna il mondo patinato e scintillante della sede centrale del marchio in cui lavora, ma crede fermamente di non poterne fare parte: il suo corpo curvy e la simpatica goffaggine le sembrano inappropriati per un ambiente di cristallo in cui la taglia 38 fa da padrone. Regina indiscussa di questo mondo dorato è Lily Leclaire, interpretata da Michelle Williams, incredibile e bellissima donna di successo che però, come la nostra protagonista, e come ogni donna, nasconde diverse insicurezze. Nel corso della pellicola entrano in campo bellezze da capogiro come l’iconica Naomi Campbell e la sensuale Emily Ratajkowski, donne sicure, intraprendenti, protagoniste di esperienze da sogno e delle storie d’amore più audaci, che la povera Renée si limita a sognare. Ed ecco il turning point della storia: a causa di una caduta e di una forte botta alla testa la nostra sfortunata ragazza inizia a vedersi bellissima. Credendo sia frutto di un incantesimo inizia ad indossare minigonne, ad essere audace, sicura, intraprendente, tanto da ottenere un posto di lavoro nel mondo scintillante della 5th Avenue che ha sempre sognato.

Bellezza: di cosa stiamo parlando?

Di bellezza s’è detto e scritto molto: l’amore ed il fascino per ciò che è bello ha sempre attratto e colpito l’umanità. I canoni di bellezza sono mutati  nel tempo, seguendo il gusto e il flusso delle varie epoche storiche: per gli  antichi Egizi un corpo era bello se slanciato e atletico, con una folta chioma di capelli lunghi intrecciati. Gli antichi Greci erano fautori di un modello di bellezza legato all’equilibrio delle parti del corpo e ad una dimensione più profonda di esso, che riconduce all’anima. Con il Rinascimento la bellezza femminile fa da padrone con forme morbide e abbondanti, segno di rinascita, pienezza, ricchezza.  Dostoevskij scrisse che la bellezza avrebbe potuto salvare il mondo, Platone ce ne parla come mezzo per poter contemplare l’idea di bello, dunque l’iperuranio, e per Wilde Il guardare una cosa è ben diverso da vederla. Non si vede una cosa finchè non se ne vede la bellezza. E come non citare la meravigliosa Elena, donna divina, figlia di Zeus, per cui si scatenò la guerra più feroce che la mitologia abbia mai visto: la guerra di Troia. Ed Achille, l’eroe più bello e forte, con capelli ramati, corpo agile e snello e fattezze divine.

Gli eroi son tutti giovani e belli, ce lo dice Guccini e ce lo dimostra la mitologia. Ma si riduce a questo la bellezza? Come sempre i Greci hanno molto altro da raccontare.

Orlando Bloom e Diane Kruger interpretano Paride ed Elena nel film Troy

Pitagora, Platone, Aristotele: il Bello.

Pitgora collega il concetto di bellezza alla matematica: simmetria e proporzione sono le parole chiave, capaci di rendere omogeneo e armonico l’insieme. Proprio l’armonia è ciò che rende un corpo bello e sano, lo dicono i presocratici e lo dice Ippocrate, il primo medico della storia che individua nell’unione proporzionata dei quattro umori del corpo, il fondamento di ogni cosa. Platone, con le sue teorie rivoluzionarie, ribalterà tutta la filosofia ed il pensiero greco, compreso il concetto di bellezza: essa è il desiderio del bene, della felicità, che coincidono con la Sapienza. Ecco che la bellezza diventa il primo gradino per giungere alla contemplazione delle idee e del’iperuranio: amando un corpo bello si inizierà ad apprezzare tutti i corpi belli, per poi ricavare da essi un fondamento comune che verrà astratto per giungere all’Idea di bellezza. Il corpo bello, dunque, tra i vari gradi di bellezza, è quello più basso poichè rilegato alla sfera del sensibile, declassata dal filosofo. Egli giunge inoltre a collegare il concetto di una bellezza alla sfera morale: Tutto ciò che è giusto è anche bello. Aristotele, più concreto, non si dedica alla bellezza in sè, ma rivaluta la bellezza del corpo, dell’opera d’arte, della natura, in cui riconosce l’armonia ricercata e lodata dai filosofi di tutti i tempi. Per questo l’arte figurativa ed imitativa verrà riscattata dalla condanna platonica ed il bello verrà individuato nella vita di tutti i giorni, non solo nell’astrazione delle menti più geniali.

Hestia, Dione e Afrodite, frontone del Partenone

Mitologia e bellezza.

L’inscindibile legame tra bellezza e moralità fa sì che nella mitologia greca gli eroi e gli dei siano sempre rappresentati come giovani bellissimi e nel pieno delle forze. La creatura femminile più affascinante è ovviamente Afrodite: dea della bellezza, della passione e delle arti, protagonista di grandi storie d’amore con dei e mortali. Negli scritti che la riguardano non troviamo descrizioni sul suo aspetto fisico, ma le varie rappresentazioni artistiche prodotte nel corso della storia ci propongono un’immagine uniforme: una giovane fanciulla dai fianchi larghi e dal seno non troppo prosperoso, con lunghissimi capelli che avvolgono il suo corpo, spesso come unico rivestimento di quest’ultimo. La bella tra le belle è la famosa Elena, figlia di Zeus e della mortale Leda, di cui gli eroi della Grecia si sono invaghiti ed innamorati. Ella sarà la causa della guerra di Troia, provocata dal rapimento di Paride a cui Afrodite aveva promesso l’amore della bellissima donna. E’ descritta come una creatura lucente, sempre nel fiore degli anni nonostante lo scorrere del tempo, una figura eterea e distaccata dalla grettezza del mondo terreno. La sua gemella, Clitemnestra, che sarà la sposa di Agamennone, ha i suoi stessi tratti nel volto, ma porta con sè un’aura più cupa e nostalgica che si riflette nei suoi occhi neri. Tra le donne della mitologia troviamo anche Penelope, moglie e grande amore di Odisseo, esempio di intelligenza e caparbietà e, ovviamente, di grande bellezza, evidente negli occhi vivaci e nella grazia dei movimenti.

La nascita di Venere, Botticelli

Grecia antica e Ventunesimo secolo a confronto.

Cos’ha in comune la nostra Renée con queste figure mitologiche e perfette? L’equilibrio. Strano a dirsi ma è proprio questa l’effettiva cifra di riconoscimento della bellezza e, la protagonista della commedia rosa, raggiungerà questo grande obiettivo solo alla fine delle goffe peripezie. L’equilibrio raggiunto dalla giovane donna altro non è che l’accettazione di se stessa: la capacità di vedersi a tutto tondo, di individuare i propri difetti, ma di sapere anche riconoscere i grandi pregi. E’ banale parlare di bellezza interiore come se fosse l’unica cosa che conta: ogni mattina ci guardiamo allo specchio e, come Renée, tutti vorremmo piacerci e piacere agli altri, è inutile negarlo. Per far sì che questo accada non è necessario portare una taglia quaranta, non è necessario avere capelli sempre perfetti e un paio di jeans all’ultima moda. La bellezza sta negli occhi di chi guarda e soprattutto nei nostri, quando ci guardiamo allo specchio: i piccoli difetti che ci fanno disperare, che abbiamo sempre voluto cambiare, non sono altro che segni particolari, che ci rendono effettivamente ciò che siamo. La sicurezza, l’autostima si acquistano così: osservando se stessi a fondo, criticandosi, piacendosi, autorionizzando e creando un equilibrio tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere e che forse diventeremo.

Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta una vita. – Oscar Wilde.

Maria Letizia Morotti

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