Maledizione o superpotere? Come definireste la capacità di ricordare ogni singola giornata della vostra vita in modo limpido e dettagliato? Forse qualcuno ne rivedrebbe un inatteso vantaggio, mentre altri se ne dannerebbero. Eppure, circa 25 persone al mondo sono in grado di farlo: esse soffrono di ipertimesia, sindrome riconosciuta a partire dal 2006.

L’ipertimesia, una superiore memoria autobiografica

L’ipertimesia – altresì detta HSAM, da Highly Superior Autobiographical Memory – consiste in una condizione per la quale un individuo possiede una memoria autobiografica superiore alla norma. Una simile caratteristica permette al suo possessore il ricordo della gran parte degli eventi vissuti durante la propria esistenza in maniera decisamente netta e precisa. Il termine ipertimesia, non a caso, deriva dalla mistione dei lemmi greci iper – eccessivo – e thymesis – ricordare. I primi ricercatori che, nel 2006, studiarono ed analizzarono la sindrome ipertimesica notarono immediatamente come essa, pur apparendo innocua, potesse rivelarsi psicologicamente fatale. Le caratteristiche dell’individuo affetto da ipertimesia, per l’appunto, concernono tanto la capacità quanto il grande impiego di tempo nel ricordare eventi passati.

Caratteristiche dell’ipertimesia

Chi soffre di ipertimesia riesce a ricordare in modo dettagliato pressappoco ogni istante della propria vita, così come eventi pubblici di particolare rilevanza. A prima occhiata, la sindrome sembrerebbe presentarsi alla stregua d’un superpotere, in cui la mente funge da archivio oggettivo ed obiettivo e, pertanto, estremamente utile. Tuttavia, la questione risulta essere ben diversa. L’ipertimesia non è una forma di memoria eccezionale, caratterizzata da una qualche strategia mnestica, bensì un processo involontario. I ricordi vengono descritti a guisa di associazioni e rappresentazioni tanto vivide quanto incontrollabili. Essi, tendenzialmente personali ed autobiografici, possono altresì riferirsi ad eventi significativi o banali. L’individuo ipertimesico manifesta una organizzazione mentale temporale simile a quella dei soggetti autistici o affetti da sindrome del savant, con cui condivide l’ossessivo interesse per i dati mnestici.

Il problema di ricordare

Ad oggi, i vari studi sulla ipertimesia hanno riscontrato una probabile correlazione tra sindrome ed effetti dannosi sulle capacità cognitive. Gli ipertimesici, infatti, sono portati a perdersi letteralmente nei ricordi, riscontrando frequenti difficoltà nella partecipazione alla vita presente. Inoltre, trattandosi d’un processo involontario e prettamente autobiografico, essi non controllano la memorizzazione: soffrire di ipertimesia, cioè, non consente di ottenere buoni risultati nei test di memoria o durante lo studio. Nei soggetti sono apparsi molteplici deficit in termini di funzioni esecutive, ovvero gli schemi adottati dalla mente al fine di pianificare, controllare e coordinare il sistema cognitivo.

Se si considera l’accezione della socializzazione, si pone altresì il guaio delle relazioni sociali. Spesso, infatti, tendiamo a scordare i torti fatti o subiti, ma un ipertimesico non può farlo, poiché la vivida memoria autobiografica non glielo consente. Si pensi, ad esempio, alla difficoltà che un ragazzo possa riscontrare nella frequentazione di persone che, come bene si ricorda, lo hanno schernito o offeso quando aveva cinque o sei anni… Ogni ricordo resta lucido e fresco, quasi come fosse passato un solo giorno.

La storia di How I Met Your Mother: ecco perché la conosciamo così dettagliatamente

Teodore Mosby, da tutti chiamato Ted, è il protagonista della sitcom televisiva How I Met Your Mother, interpretato da Josh Radnor. Tutto ciò che noi sappiamo riguardo alla serie deriva proprio dalle parole del personaggio, il quale racconta ai propri figli la storia del fatidico incontro con la loro madre. Ted, architetto di New York, possiede, per così dire, l’indole del narratore, al punto tale da suddividere il tutto in ben 9 stagioni. In ognuna di esse, la sfilza di particolari si dimostra decisamente ossessiva: ogni singola ragazza, ogni singola azione, ogni singola frase viene ricordata con notevole precisione.

Ted Mosby, interpretato da Josh Radnor

Benché ciò altro non sia se non un espediente narrativo, nella realtà un soggetto ipertimesico manifesta esattamente il medesimo comportamento. Alcun dettaglio sfugge alla sua attenzione, se correlato con la personale biografia, ed i ricordi si mantengono vivi nel corso degli anni. Non a caso, infatti, il contesto degli eventi della sitcom risale al 2005, ma la narrazione risulta ambientata nel 2030, ovvero ben 25 anni più tardi.

25? Esattamente come le persone al mondo che soffrono di ipertimesia? Una coincidenza… forse.

Interpretazioni e conclusioni: ipertimesia o semplice indole narrativa?

Durante lo sviluppo della serie, così come posteriormente alla sua conclusione, sorsero molteplici interpretazioni inerenti al significato del racconto di Ted. Molti, infatti, si chiesero come fosse possibile che questi, dopo svariato tempo, ricordasse tanto limpidamente gli eventi. Se si considera la sindrome ipertimesica, è possibile selezionare specificamente due filoni di pensiero. Da un lato, la narrazione altro non sarebbe se non il frutto della malattia di Ted, il quale, insomma, si rivelerebbe davvero in grado di ricordare ogni singolo particolare della propria vita. D’altro canto, però, alcuni sono soliti ritenere Ted solamente un perfetto cantastorie, capace di condire a piacimento i racconti. In breve, o il protagonista risulta affetto da ipertimesia o gli eventi non sono ricordati tanto bene quanto si creda, bensì possono essersi svolti in modo oggettivamente differente.

– Simone Massenz

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