Che l’Italia sia uno dei paesi più ricchi da un punto di vista culturale è un dato quasi scontato, tuttavia, quello che probabilmente non tutti sanno è quanta ricchezza essa sia in grado di produrre. Per questo motivo, Fondazione Symbola e Unioncamere, con il sostegno della Regione Marche e il contributo di oltre quaranta persone di spicco dell’ambito culturale, hanno stilato il rapporto Io sono cultura del 2018. Quelli che emergono sono numeri promettenti: l’industria culturale, ad oggi, ha il potere di tenere occupate un vasto numero di persone e di presentarsi come importante risorsa per il futuro.

I numeri 

Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo ha generato, nel 2017, il 6% della ricchezza prodotta in Italia: più di 92 miliardi di euro, con una crescita del 2,0% rispetto al 2017. Esso, inoltre, assicura 1,5 milioni di posti di lavoro, che corrisponde al 6,1% del totale delle persone occupate in Italia (+1,6% rispetto al 2017).

Non è tutto: l’effetto moltiplicatore che la cultura ha sul resto dell’economia è pari a 1,8. Ciò significa che per ogni euro prodotto dalla cultura, ne vengono generati 1,8 in altri settori, seppur apparentemente lontani da essa. Tradotto in numeri reale, i 92 miliardi di euro sopracitati, sono in grado di attivarne altri 163, per arrivare all’enorme cifra di 255,5 miliardi prodotti dall’intero sistema.

L’enorme potenziale dell’intero sistema ha per protagonisti principali il design, la moda, l’architettura, il cinema, la musica, l’editoria e, ovviamente, il patrimonio storico-artistico (nella fattispecie musei e siti archeologici).

Il Made in Italy e il Patrimonio

Con il grande spirito creativo che le contraddistingue, da sempre, le imprese italiane, hanno creato prodotti stilisticamente differenti, non solo connotati da un punto di vista culturale, ma che potessero anche essere il più competitivo possibile sul mercato internazionale. Grazie a questo, oggi il Made in Italy, secondo KPMG, è il terzo marchio più conosciuto al mondo, dopo Coca Cola e Visa.

Un esempio interessante può essere il grande valore che in questi ultimi tempi sta assumendo il restauro, grazie all’apporto di nuove tecnologie, nuovi materiali e l’utilizzo di nano e biotecnologie. Dato incoraggiante che coincide con l’anno europeo dedicato al Patrimonio.

Tuttavia, l’obiettivo del rapporto è quello di far crescere sempre di più la consapevolezza che tale patrimonio da solo non può generare valore, se non viene investito dal capitale culturale e creativo. Così, anche grazie a percorsi di sviluppo relazionati ai territori di appartenenza, i residenti e le imprese, saranno spinti a investire sempre di più.

Il risultato è una diversa idea di cultura, suggerita, in un’intervista, da Ivan Lo Bello, presidente di Unioncamere, che sottolinea come sia sempre più necessario superare la convinzione che la cultura sia “soprattutto qualcosa da conservare piuttosto che una componente dello sviluppo produttivo su cui puntare”.

FONTECorriere della Sera
CONDIVIDI
Articolo precedenteUn “ménage à trois” contro le mutazioni genetiche
Prossimo articoloP. K. Feyerabend: un atteggiamento alternativo verso la scienza