Il 7/1/1839 è la data ufficiale che sancisce la nascita della fotografia. Da allora abbiamo fatto passi da giganti passando ad esempio dal vecchio rullino alle moderne schede de SD. Ciò che forse non ci saremmo mai aspettati è che saremmo stati in grado di fotografare l’impossibile: l’orizzonte degli eventi di un buco nero.

Perché è così difficile fotografare un buco nero?

Per ottenere una fotografia è necessario che la luce proveniente dal soggetto colpisca il sensore della macchina fotografica. Tuttavia, a causa della distanza tra i corpi celesti e il nostro pianeta, la luce proveniente da essi è, nella maggior parte dei casi, troppo debole. Per tale motivo gli astrofisici preferiscono affidarsi, anziché alle normali reflex, ad apparecchiature molto più sofisticate, come ad esempio i telescopi a raggi X. Purtroppo, a differenza di stelle, pianeti e altri corpi celesti, i buchi neri possiedono una massa talmente elevata e concentrata che la loro forza di gravità trattiene persino la luce, impedendole di allontanarsi. Dunque, se né i fotoni, né i raggi gamma, né i raggi X,… possono sfuggirgli per noi risulta impossibile osservare un buco nero direttamente.

La rappresentazione di un buco nero nel film Interstellar

Chi non avesse ancora visto il film Interstellar farebbe meglio a dargli un’occhiata. Infatti, proprio all’interno del lungometraggio possiamo assistere a quella che è la rappresentazione cinematografica più verosimile di un buco nero. L’enorme corpo celeste, chiamato Gargantua, tuttavia, non viene mai “inquadrato” interamente. Si tratta di una scelta fatta apposta per rendere l’idea delle sue colossali dimensioni in confronto alle quali quelle della nave spaziale sarebbero infinitamente piccole.

Il progetto Event Horizon Telescope

Ottenere una valida immagine di un buco nero, come già detto, è molto difficile. Questo, però, non vuol dire che sia impossibile. Se è vero che nulla riesce a sfuggirgli, va detto che ciò accade solo a partire da una certa distanza dalla sua superfice. Si tratta del così detto: “orizzonte degli eventi”. Prima di raggiungere quel fatidico punto, infatti, c’è la possibilità che alcune particelle riescano a sfuggire all’enorme attrazione gravitazionale. Ed è proprio l’orizzonte degli eventi che gli scienziati vogliono osservare, fiduciosi riguardo l’esito della loro impresa e convinti di poter realizzare la fotografia più spettacolare mai realizzata. Per farlo sono stati utilizzati ben otto radiotelescopi distribuiti tra cinque continenti ed è stata necessaria la collaborazione di un team internazionale di scienziati in un progetto che ha preso il nome di Event Horizon Telescope o EHT. Il soggetto dello scatto è Sagittarius A*, il buco nero al centro della Via Lattea, la cui massa è di circa 4 milioni di volte quella del Sole, ma si spera che presto anche altri buchi neri più lontani potranno essere fotografati.

La conferenza di Bruxelles

I risultati di questa impresa colossale saranno mostrati durante una conferenza a Bruxelles in diretta il giorno 10 Aprile. In Italia sarà possibile assistere alla conferenza sul canale Focus a partire dalle ore 14:30. A coloro che vorranno ascoltare quanto sarà detto in lingua originale basterà, invece, visitare il sito web dell’ESO.

Andrea Grillo

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