Il giorno di San Valentino è stato vissuto in maniera particolare da parte delle donne del Califfato. Ciò è dimostrato dal video, girato da SkyNews, che mostra le ex combattenti dell’ISIS in fuga verso il confine siriano. Ma dietro quello che sembra un atto di codardia, si nascondono meccanismi psicologici molto profondi.

Baghouz, Siria- mentre i superstiti dell’ISIS tentano un’ultima azione disperata contro le Forze Democratiche Siriane, coperte e armate dall’esercito USA. Il collasso degli estremisti islamici sembra così scontato che già in queste settimane Donald Trump ha ordinato il rientro graduale dei soldati americani dalla zona. Tutto sembra volgere a sfavore del Califfato, ma sono molti i critici e gli studiosi preoccupati. Al primo posto di tali preoccupazioni vi è il terrore di ripetere gli errori del passato. Un esempio? Afghanistan, ma anche Iraq, Quwait, Libia, Centro America in generale. Tutte nazioni in cui la democrazia occidentale ha avuto la meglio, ma in cui non si è pensato al “dopo”. Perchè anche con la vittoria, la presenza di armi e persone lasciate a sé stesse possono fare la differenza sul campo di battaglia.

Il video, pubblicato da SkyNews e visibile qui, lascia aperti infatti molti interrogativi, e l’opinione pubblica, come al solito, si è spezzata in due fazioni. Da un lato, chi proclama di dover condannare a priori donne e bambini in fuga. Persone che, sebbene rientrino in una “fascia protetta“, hanno comunque contribuito alla crescita dello Stato Islamico. Dall’altro lato, c’è chi sostiene di dover trattare queste persone come semplici vittime di indottrinamento contro la loro volontà. Soggetti deboli, insomma, da perdonare e a cui fornire lo stesso trattamento di rifugiati in fuga dalla guerra.

Il motivo psicologico, nell’ultimo caso, mette in luce un problema sempre più lampante e sempre più presente. Un problema, insomma, che merita di essere oggetto di studio: la sociologia dei media ai giorni d’oggi.

Donna e oggetto

Se è vero che la religione è l’oppio dei popoli, internet è eroina di prima scelta. Ciò è stato, fin dalla nascita dello Stato Islamico, un pensiero fisso da parte degli addetti alla propaganda islamica del Califfato. Dabiq, in particolare, è stato lo strumento di maggior consumo da parte delle donne occidentali reclutate nell’ISIS. Si tratta, nello specifico, di un bollettino elettronico in lingua inglese, scritto appositamente per il pubblico femminile. Ciò, secondo gli studiosi del caso, persegue un fine tipico dei regimi autoritari: la visione della donna come moglie e madre. Un pensiero, questo, già ben conosciuto nell’Italia del ventennio fascista.

L’impiego di internet, perciò, è stato visto dal Califfato, bisognoso di nuovi adepti, come un “Istituto Luce 2.0“. La prova di ciò è fornita dai numeri: solo nel 2014 più di 2.000 europei facevano parte dell’ISIS in veste di foreign fighters. E Solo nel 2017 sono stati una trentina circa i guerriglieri occidentali morti in nome dello Stato Islamico.

Il ruolo delle donne, però, si è dimostrato il tassello davvero vincente della causa islamica.

La donna, infatti, in veste di semplice moglie e madre, ricopre anche il ruolo di istitutrice dei figli. Ruolo, questo, che si traduce con un passaggio di indottrinamento da madre a figlio. Con la presa di posizione della macchina della propaganda dell’ISIS, sono stati migliaia i bambini trasformati in macchine da guerra. E ben pochi di loro hanno avuto la fortuna di tornare nel proprio paese d’origine.

Libere di scappare

Oggi, con la quasi totale distruzione delle roccaforti dell’ISIS, la sconfitta e la presa di coscienza ha finalmente la meglio sull’indottrinamento. Come dimostrato da vari servizi di inviati di guerra, le donne finite nella rete del Califfato stanno sempre più togliendosi il velo, per guardare meglio in faccia la realtà. E quella carovana di madri e figli in direzione del confine, aldilà della guerra, forse ha davvero bisogno di cambiare.

Con l’imminente caduta del Califfato islamico, e la costante perdita di guerrieri e mariti delle donne indottrinate, le “madri e mogli” si trovano sempre più lasciate a loro stesse. E forse la privazione dell’autorità in casa e tra le fila dell’esercito dell’ISIS ha dato loro modo di aprire gli occhi. Non bisogna dimenticare, infatti, come la sottomissione a una figura maschile fosse la causa principale dell’indottrinamento femminile: avere una persona che esercita costantemente violenza psicologia nella propria vita, non può certo aiutare a liberarsi dalla propaganda imposta. Proprio questa è, infatti, la ragione per cui tutte quelle donne sono in marcia da sole: molte di loro sono rimaste vedove. Vedove, e indipendenti.

E ora marciano. Marciano verso luoghi più sicuri, ma anche verso l’interrogativo più grande. Perchè solo il tempo potrà dirci se queste donne saranno accolte e trattate come vittime della guerra- reale e psicologica-, o come semplici terroriste.

Meowlow

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Studente di lingue, giornalista, fotografo e videomaker per passione più che per lavoro (sed pecunia non olet). Amo il cinema, adoro i documentari, sono innamorato della filosofia e impazzisco per la pizza ai quattro formaggi.

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