Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo…“. Con queste parole inizia il capitolo 22 del libro della Genesi, nel quale Dio chiede ad Abramo di uccidere il proprio figlio. Leggendo questa singola frase appare chiara la risposta alla domanda “Dio ci mette alla prova?”. Ma è effettivamente così? Possiamo dire che nella Sacra Scrittura non ci sia un passo in cui venga esplicitamente affermato che Dio, in realtà, non testa nessuno? Andiamo ad analizzare quelli che sono i brani sia per l’una che per l’altra possibile risposta.

Antico Testamento.

In uno dei libri più controversi della Bibbia, il Deuteronomio, all’inizio del capitolo ottavo, si legge “Ricorda il cammino che ti ha fatto compiere il Signore tuo Dio … per provarti, per conoscere quello che c’era nel tuo cuore,…“. E ancora, in 13, 4, leggiamo “…perché il Signore vostro Dio, vi mette alla prova…“. Nuovamente, al capitolo 3 del libro dei Giudici, leggiamo che Dio mise alla prova delle popolazioni. È interessante vedere come nell’Antico Testamento siano molti i brani nei quali Dio viene presentato come un tentatore. Cosa può stare a significare questo? In questa prospettiva, non lontana dal vero sembra la posizione presa da Reimarus, filosofo tedesco. Egli affermava che l’Antico Testamento era intessuto di tale assurdità e malvagità che era quasi blasfemo vedere in esso un’opera ispirata da Dio. Rimanendo fedeli alla forza tentatrice che sembra caratterizzare Dio, non potremmo non dare ragione alla tradizione Marcionista. In questo movimento cristiano del II secolo, si trovavano incompatibili gli insegnamenti del dio giusto, dell’Antico Testamento, con quelli professati da Gesù Cristo nel Nuovo Testamento e nei Vangeli.

Nuovo Testamento e Vangeli.

In realtà, alcuni passi potrebbero farci pensare il contrario. San Paolo, nella Lettera agli Ebrei, al capitolo 2, 18, afferma: “Infatti per quanto egli ha sofferto, essendo egli stesso stato provato, è capace di soccorrere quelli che sono tentati.” In questo passo, Paolo si sta riferendo a Gesù, affermando che egli, per primo, è stato messo alla prova. Ci si potrebbe ora chiedere: chi mette alla prova? Se prendiamo per appurato il fatto che il dio dell’Antico Testamento tenta, possiamo dire lo stesso della divinità del Nuovo Testamento? È sempre Dio, oppure il diavolo che provoca? In fondo, quale sarebbe il motivo che Lo spingerebbe a tentare Gesù, suo unico figlio, generato della Sua stessa sostanza? Qui le cose si complicano. Leggiamo nel Vangelo di Giovanni, 6,6 “Questo lo diceva per metterlo alla prova“. In questo brano è Gesù il tentatore.

“Padre Nostro”: Dio che induce in tentazione?

La preghiera del Padre Nostro, che secondo la tradizione cristiana ci è stata insegnata direttamente da Gesù, presenta una parte piuttosto complessa. Questa preghiera è presente nei Vangeli di Luca e Matteo in forme molto simili tra di loro. Il verbo che ci interessa analizzare è indurre. Il termine greco ad esso corrispondente, che suona εἰσενέγκῃς, è letteralmente traducibile come trarre dentro. Perché Dio dovrebbe trarci in tentazione? Perché addirittura pregargli di non farlo? In realtà, non lo fa. Nella Lettera di Giacomo c’è scritto “…Nessuno mentre è tentato dica: Vengo tentato da Dio!. Dio è infatti immune dal male ed egli non tenta nessuno. Ciascuno invece è tentato, adescato e sedotto dalla sua concupiscenza.” Se Dio, come viene detto, è immune al male, significa che esso non proviene da Lui, in linea con la filosofia agostiniana. Dio, quindi, non ha mai fatto esperienza del male: come potrebbe tentarci?

Conclusioni

Lungi dall’essere un’analisi esaustiva della questione messa in gioco, si è però visto come questa domanda pone altri numerosi e collaterali interrogativi: in primo luogo, se il dio dell’Antico e quello del Nuovo Testamento coincidano, fino anche a chiederci quale sia il ruolo attivo dell’uomo nella Bibbia, intesa come sviluppo di Dio nella storia. Se è vero, come ci dice la Lettera di Giacomo, che è la concupiscenza dell’uomo a generare la sua stessa tentazione, ci si deve domandare anche sulla natura del diavolo. Nonostante tutte le possibili analisi che possono derivare dalla lettura della Bibbia, la risposta alle questioni qui sollevate rimangono, per lo più, in mano alla fede.

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Giuseppe Maria Pascoletti
Studio Filosofia e Psicologia all'Università degli Studi di Perugia.