Sviluppato da Arkane Studios nel 2012, Dishonored è un videogioco stealth per Playstation 34Xbox 360One, e Microsoft Windows. Così come s’evince dallo stesso titolo – letteralmente “disonorato” – esso tratta, come sottofondo narrativo, la tematica dell’onore, nello specifico adattata ad un contesto militare meramente fittizio. A tal proposito, all’interno della sociologia, il termine “onore” acquisisce il valore d’un reale sentimento, concernente la reputazione, l’autopercezione o l’identità morale di un individuo. Il seguente articolo , dunque, procederà mediante l’analisi del concetto e delle sue caratteristiche, considerandone l’evoluzione e le varie sfumature. Infine, in riferimento al sopracitato titolo di Arkane Studios, si tratterà altresì il disonore alla stregua d’un infrangimento dell’onore e del rispetto.

L’evoluzione del concetto di “onore” da principio guida a semplice stereotipo

Russell Crowe, nei panni di Massimo Decimo Meridio – Il gladiatore, Ridley Scott, 2000 – esemplifica distintamente il concetto dell’onore militare

In passato, l’onore risultava nientemeno che uno tra i principi guida della società, agendo alla stregua della mera parte fondante del codice del gentiluomo. Concretizzando spesso la propria essenza nella pratica del duello, l’onore d’un individuo costituiva una questione di primaria importanza all’interno del contesto quotidiano. L’Uomo d’Onore, così come originariamente inteso, possedeva infatti il compito di mantenerlo puro da qualunque offesa, ambo effettiva od altresì semplicemente sospettata. Qualora un insulto avesse intaccato l’onore d’un individuo, della propria amata o della famiglia stessa, questi non avrebbe esitato a sguainare la spada o ad imbracciare un’arma da fuoco. Nel moderno mondo occidentale, tuttavia, il concetto pare aver perso la salienza che, un tempo, lo contraddistingueva. Stereotipi popolari indicano una sua sopravvivenza tra le file delle culture mediterranee, a guisa di italiana, spagnola ed araba. Lo stesso vale per  società maggiormente da “gentiluomini”, come  il “Vecchio Sud” statunitense.

La “promessa Scout”, un simbolo d’onore e fedeltà

I contesti feudali ed agrari, concentrati soprattutto sulle proprietà terriere, mantengono un contatto con tale sentimento effettivamente più delle società industriali. Ciò viene desunto dalla spesso vissuta situazione di chiusura degli ambienti di riferimento, tipica dei contesti rurali. Di conseguenza, l’onore acquisisce ivi un valore accessorio nella vita della comunità a causa della più intensa e frequente relazione sociale presente tra i membri appartenenti al gruppo. Inoltre, l’accezione d’importanza connessa all’onore dei tempi passati risiede tuttora nell’ambiente militare, così come in organizzazioni che ne riecheggiano lo stile. Un esempio di ciò viene fornito dagli Scout, la cui promessa rappresenta il codice di valori di vita che ogni membro deve impegnarsi a rispettare.

Onore e cultura

Diversi studiosi – in particolare di scuola nordamericana – tendono a non distinguere onore e prevaricazione nell’ambito antropologico. Una simile associazione deriva dall’osservazione del presunto onore mafioso, non contemplando la definizione europea del concetto né, tantomeno, le sfumature di significato insite nelle lingue neolatine. Insomma, i summenzionati antropologi non considerano l’onore meritorio, bensì deviato, tipico delle consorterie criminali. Culture dell’onore, secondo tali teorizzazioni, compaiono tra le genti nomadi e dedite alla pastorizia. Queste, infatti, portando con sé la propria merce e rischiando di vedersela sottrarre, fanno affidamento ad onore, rispetto e timore come uniche strategie utili, non potendo ricorrere a governo o leggi. Ugual storia si sviluppa tra i Beduini e le comunità di pastori, caratterizzati da una ben poca fedeltà nei confronti d’un governo nazionale.

Deviazioni delle antiche culture dell’onore sfociano nel mondo della criminalità e delle gang. Anche in tale circostanza, ad esempio, chi si occupa di questioni di natura illegale non può affidarsi alla giustizia ordinaria in caso di torto subito. Nell’istante in cui prende vita una siffatta cultura dell’onore – o dell’onore mafioso – i membri difficilmente l’abbandoneranno in virtù d’una via più legifera. Ciò richiederebbe, per l’appunto, una rinuncia in termini di vendetta privata, ovverosia una dimostrazione di debolezza agli occhi della stessa cultura dell’onore.

Dishonored: onore, rispetto e vendetta

Corvo Attano, il protagonista del videogioco, come di consueto rappresentato con la maschera da assassino a forma di teschio

Il protagonista dell’avventura videoludica di Dishonored è Corvo Attano, fidata guardia del corpo dell’imperatrice di Dunwall, Jessamine Kaldwin. Di ritorno da un lungo viaggio alla ricerca d’un rimedio per la peste, Corvo viene ingiustamente accusato dell’omicidio della stessa Jessamine, imprigionato e condannato a morte. La città immaginaria di Dunwall diviene così un contesto cupo, brutalmente flagellato dal morbo, la cui guida risulta un governo militare opprimente e costantemente armato. Sfuggendo per un soffio al patibolo, Attano, in compagnia di vari oppositori al regime, intraprende un viaggio all’insegna del riscatto del proprio onore, infangato dall’accusa di regicidio. La peculiarità del concetto risiede altresì in tale cambiamento: Corvo, di fatto, muta da guardia leale ad assassino spietato, contraddistinto dalla maschera richiamante la figura d’un teschio.

Il legame con la cultura dell’onore

Il balzo dell’assassino, cupo e tenebroso quanto l’ambiente circostante

Non potendo più contare sull’appoggio del governo reggente, questi si vede costretto ad intraprendere la via della giustizia personale. Le strade di Dunwall, infatti, si bagnano del sangue di chiunque si intrometta tra la guardia ed il bramato riscatto, oramai unico scopo di vita. L’onore, così come inteso da Corvo, pare rappresentare la concezione sociologica del rispetto presente all’interno delle odierne culture occidentali. In generale, poste talune regole comportamentali di comune condivisione, l’onore corrisponde al diritto di rispetto da parte di altri individui verso un soggetto. Ciò s’identifica come una sorta di premio del contemporaneo rispetto verso altri dato dal soggetto stesso. In altri termini, si rispetta per essere rispettati e viceversa. Altre culture manifestano una tendenza ancor più radicale, considerando l’onore unicamente una esigenza di rispettabilità.

L’onore, in termini ambo di rispetto e prevaricazione, ha sempre rappresentato un punto chiave all’interno dell’analisi del comportamento umano in determinati contesti sociali. Del resto, pare incredibile che un qualcosa di immateriale, un mero principio etico, possa condurre persino all’uccisione di uomini e donne. Non si sta parlando d’una realtà fuori dal consueto: il delitto d’onore, ad esempio, volto alla salvaguardia della personale reputazione, è stato abrogato unicamente nell’agosto del 1981. Per quanto esso sembri traslato in secondo piano, non risulta irrilevante il valore attribuitogli in tempi passati in rapporto al presente. Ritengo opportuno, infatti, riflettere sul seguente aforisma: “allorché gli uomini vestivano male ed in modo trasandato, l’onore profumava e restava pulito. Oggi, invece, questi unicamente indossano capi firmati…”

– Simone Massenz

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