Il dilemma del prigioniero

Immaginiamo che vi siano due prigionieri tenuti in stanze differenti che devono essere entrambi interrogati da due agenti di polizia. Se nessuno dei due confessa i poliziotti possono incolparli solo di un crimine minore mentre, se uno dei due parla riesce ad ottenere una riduzione della pena a discapito dell’altro. Ma allora è semplice, conviene parlare per primo perché non si può sapere se l’altro confessa! Eppure, seguendo questo ragionamento, entrambi confessano e vengono pesantemente condannati. Il dilemma del prigioniero si ottiene ogni qualvolta vi è un conflitto tra bene individuale e bene comune. 

Il problema

L’esperimento è stato proposto svariate volte a dei matematici ed esperti di logica che hanno sempre confessato per primi, convinti del fatto che fosse la scelta più razionale e, in effetti, lo è. Quando però il test è stato proposto a persone comuni che si sono poste anche il dilemma morale, il risultato andato per la maggiore è stato quello della cooperazione: nessuno dei due ha confessato per il bene comune. Se pensiamo al fatto che l’altro è nella nostra stessa posizione e che l’azione moralmente giusta (tralasciamo i crimini e parliamo della fiducia reciproca) sarebbe quella di non confessare, allora vediamo che la logica della cooperazione è vincente. Pensiamo invece ad un altro esperimento che vede protagonisti cinque soggetti. Poniamo loro un tempo di un minuto e mettiamoli davanti ad un pulsante; se nessuno di loro preme il pulsante per tutto il tempo posto, allora ottengono tutti 1000 euro. Se invece uno di questi preme il pulsante allora otterrà 300 euro e gli altri nulla. Per i logici la scelta è scontata: bisogna premere il pulsante ed anche in fretta! In questo caso, il dilemma è differente perché ci vede alle prese con un guadagno istantaneo che non arreca danno agli altri eccetto uno: togliere il guadagno potenziale agli altri individui. Ma allora perché la scelta dei logici ricade sul bene individuale? Il fondamento del ragionamento è quello che potrebbero esserci uno o più individui stupidi che premono il pulsante per paura o per la pressione dell’esperimento. Allora, dobbiamo farlo prima di loro ed ottenere il guadagno. Ma che succede se si ripete continuamente il gioco?

Anatol Rapoport

Il software umano?

Anatol Rapoport ha proposto un software per risolvere il dilemma del prigioniero assegnando punti alle azioni, denominato Tit-for-tat, che iniziava con la cooperazione e poi riproduceva nelle altre simulazioni l’ultima mossa del secondo giocatore. Nessun software è riuscito a battere questo prodigio. L’unico che c’è riuscito è proprio lo stesso Tit-for-tat! Il software si compone di altruismo (gli impedisce di procurarsi fastidi non necessari), di vendicatività (scoraggia la controparte a confessare ad ogni simulazione a lungo andare), di capacità di perdono (gli consente di recuperare l’altruismo per la cooperazione reciproca) e di chiarezza (lo rende intellegibile all’altro giocatore).

Per cui, tornando al quesito del sottocapitolo precedente, sul lungo periodo prevale in noi la cooperazione. E’ come il software del Tit-for-tat: a lungo andare si sceglie la cooperazione (a volte anche da subito). Infatti, una volta trovato l’equilibrio la cooperazione è la soluzione più conveniente per entrambi. In questo caso, bene individuale e bene comune si intrecciano a tal punto da diventare la stessa cosa. Non vi è nemmeno il limite morale della fiducia poiché, una volta trovato l’equilibrio, il metro di misura diventa l’utile individuale e collettivo. Lo zoologo Matt Ridley concluse da queste dinamiche che la natura umana è individualista ma dedita alla collaborazione per ottenere vantaggi, rasentando una sintesi perfetta. tuttavia, non sempre agiamo dall’inizio nella maniera più naturale possibile perché la logica, la nostra morale, l’emotività ed altre dinamiche, cambiano continuamente le carte in tavola.

Giacomo Di Persio

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Giacomo di Persio
Giacomo Di Persio è studente di filosofia presso l'univeristà di Chieti. È presidente di Enjoy Progress Abruzzo (associazione culturale) e scrittore presso Il Superuovo. Ha contribuito anche a scrivere alcuni articoli per Strade e Filosofarsogood magazine.

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