In alcune parti d’Italia (e del mondo) esistono complessi all’interno dei quali l’insegnamento si sposa con la natura in maniera armoniosa e, allo stesso tempo, funzionale per la crescita del bambino. Sono gli asili nel bosco, che si stanno diffondendo nel nostro Paese. Questo tipo di scuole sono una consuetudine nei paesi nordici, basti pensare che nella sola Germania ce ne sono più di 1.800.
La prima forma di asilo nel bosco fu ideata da Ella Flatau nel 1950 in Danimarca. L’idea si è formata gradualmente grazie al fatto che questa donna, madre di quattro bambini, trascorreva la maggior parte del suo tempo a giocare con i propri figli e quelli dei suoi vicini all’aria aperta, in modo particolare in un bosco nelle vicinanze, attirando così l’attenzione dei genitori del quartiere. La caratterizzazione di questa esperienza sta nel fatto che le attività sisvolgono all’esterno anche in caso di brutto tempo. Uno dei motti dell’asilo nel bosco è: “Non esiste un cattivo tempo, solo un cattivo abbigliamento”.

Obiettivi pedagogici

Negli Asili nel bosco si privilegia la convivenza con l’ambiente naturale in modo totale, incoraggiando un’educazione ambientale attraverso il rispetto, la consapevolezza e la relazione responsabile con l’ambiente stesso, gli animali e le piante. Lo spazio aperto di cui dispongono i bambini offre agli stessi la possibilità di muoversi liberamente e di scoprire l’ambiente circostante in modo tale da incentivare da un lato la motricità e dall’altro educarli ad essere responsabili all’interno del contesto in cui operano. La mancanza di giocattoli e materiali strutturati favoriscono l’immaginazione, il pensiero laterale e il gioco. Eugene Fink, filosofo tedesco del ‘900, sosteneva come fosse un errore l’imprimere, da parte dei genitori, un valore, un ruolo tecnico e finalizzato ai giocattoli. Ciò che conta è il transfert simbolico che il bambino stesso assegna ad esso: il miglior giocattolo è il legnetto trovato sulla strada che per magia diventa una spada laser. Prati, boschi e ruscelli al posto dell’aula, le regole della natura a fare da maestre, sassi, pigne, foglie invece dei giocattoli preconfezionati e dei libri, per stimolare le facoltà dei bimbi di modellare la realtà costruendola e inventandola a loro piacimento. Così i bambini ‘imparano facendo’, arrivando a conoscere il sé e l’altro, il corpo e il movimento, immagini, suoni e colori.

Prima dei libri

L’asilo bosco è rivolto ai bambini d’età compresa tra i 2 e i 6 anni, in procinto dunque di iniziare il proprio cammino, lungo e faticoso, nella scuola dell’obbligo. L’educazione alla Natura dell’asilo-bosco arriva a tal proposito prima dell’introduzione alla letteratura e ai numeri, alla filosofia e alla storia; prima di apprendere le abilità della comunicazione attraverso la parola e prima di acquisire la capacità di interpretare gli scritti delle grandi menti a livello mondiale; prima di sviluppare una qualsiasi cognizione di educazione e civiltà. Questo perché ognuno possiede delle necessità peculiari e del tutto naturali che devono essere soddisfatte appieno per garantire una sana sopravvivenza e raggiungere con successo l’età adulta. Di fatto, un bambino alla nascita non è molto diverso da ogni bambino nato prima di lui dall’inizio dei tempi. Persino in quest’epoca moderna di rapido sviluppo tecnologico e di economia del profitto, ogni nuovo nato richiede le stesse identiche cure essenziali che erano necessarie ai nostri antenati: nutrimento, attaccamento fisico ed emotivo, affetto, calore e sicurezza. Secondo il credo pedagogico dell’asilo-bosco, esistono lezioni indispensabili, che ogni bambino deve apprendere per poter vivere una vita sana, e che nulla hanno a che vedere con la cultura moderna o con gli studi accademici, ma che è possibile ricevere solo a contatto con la Natura.

“Mamma, la piantina è morta!”.

“No, tesoro, si è solo fermata per produrre i semi, crescerà di nuovo, si moltiplicherà e si diffonderà, sempre bella come quest’anno.”

 Sentendo questo, il bambino esamina la pianta, ormai gialla e avvizzita, e capisce intimamente un aspetto della vita e della morte che non può essere insegnato o spiegato con maggior efficacia in nessun altro modo. L’onestà, la perfezione dei dettagli, la relazione di causa-effetto, sono tutte lezioni che la Natura si offre di insegnare ai nostri figli, se solo gliene viene data l’opportunità. L’Effetto segue la causa con infallibile certezza… in Natura non può esserci inganno”. (Ellen G. White)

Bisogna ammettere che nelle società odierne è davvero difficile trovare tempo e spazio a sufficienza per offrire ai nostri figli un’infanzia all’aperto. Per molti, tutto questo sembra meraviglioso ma inattuabile. La maggior parte di noi vive in aree suburbane o in città con piccoli giardini e cortili che sono quanto di più vicino alla natura si possa sperare di avere. È proprio in risposta a questa mancanza di spazi verdi che nasce l’asilo-bosco.

Precedente storico: il “giardino generale tedesco dell’infanzia”   

Friedrich Fröbel, grande pedagogista tedesco vissuto tra ‘700 e ‘800, ebbe l’occasione di sperimentare in pratica la validità di un suo progetto, chiamato il “giardino generale tedesco dell’infanzia”. L’istituzione, che ha molte somiglianze al più moderno asilo-bosco, ebbe vita breve, chiusa dal governo prussiano nel 1850 sotto il sospetto di ateismo e socialismo. Fröbel iniziò la sua riflessione dall’idea che il rapporto con la natura non dovesse essere mediato da logiche socioeconomiche, ma piuttosto estetiche o, meglio, mistico-sentimentali. Egli cerca dunque di arrivare a scoprire le leggi che regolano la natura, l’organizzazione della sua struttura interna, per arrivare su queste basi a ricondurre la variabilità del tutto a un principio generale di unità. Questo sarà il concetto guida della sua filosofia come della sua pedagogia: se tutto proviene dall’unità e a essa tende, lo scopo naturale di tutte le attività, e quindi soprattutto di quella formativa, è aspirare al raggiungimento di tale unità. L’infanzia, corrispondente per Fröbel alla prima fase educativa, inizia subito dopo i primi mesi di vita, quando il bambino inizia a “rappresentare spontaneamente l’interno nell’esterno”. Ogni atto umano per Fröbel è creativo, espressione diretta del divino che è in ogni uomo. Pertanto, soprattutto nel bambino, le azioni espresse dovranno dunque essere libere, in quanto in sé buone e giuste. Questa spontaneità va salvaguardata ad ogni costo, ed è in questo contesto che Fröbel introduce l’importante concetto del gioco come strumento educativo: attività fondamentale del bambino, strumento principe per favorirne l’espressione e la rappresentazione dell’interiorità in maniera creativa. È il momento in cui il bambino sperimenta il concetto di unità tanto caro a Fröbel, in quanto il gioco permette in un certo senso al bambino di penetrare nelle cose, facendole sue, e alle cose di penetrare in lui, prestandogli i loro attribuiti nel gioco di finzione. Fröbel include in questa prima fase educativa anche una forte attenzione all’educazione motoria, al ritmo, un’introduzione al mondo della musica e della danza. Il giardino d’infanzia era pensato come distinto in due ambienti principali: uno esterno e uno interno. In quello esterno erano collocate delle piccole aree per la coltivazione delle piante insieme ad un’ampia area destinata al lavoro comune, che ben riflettevano la dialettica fröbeliana tra individualità e società, responsabilità individuale avvicinata a quella collettiva. La scuola “fuori”, diretto contatto con la natura e con la sua esplorazione, non esclude una scuola interna più ordinata, per la trasmissione di una forma “determinata” di conoscenza, sussidio didattico per un’educazione all’arte e all’estetica, mezzo con cui il bambino arriva a conoscere gli oggetti fuori di sé, la loro natura, le leggi che li governano.

Una pausa di riflessione…

In una società dove mettiamo fretta ai figli, spingendoli a bruciare le tappe nella convinzione che debbano costruirsi una biblioteca interiore di conoscenze pratiche e teoriche non appena mostrano di poterne afferrare i concetti. Dove li iscriviamo, ancora piccolissimi, a corsi dimusica, storia, lingue straniere. In una cultura focalizzata su ogni singolo risultato raggiunto dai suoi membri, persino quelli più piccoli, tendiamo a credere che se i nostri figli non iniziano a imparare e affinare tutta una serie di abilità e conoscenze utili resteranno indietro rispetto ai coetanei, e più tardi, nella vita, soffriranno gravi privazioni e battute d’arresto. In questa società dove ci siamo forse dimenticati che “più è semplice e tranquilla la vita del bambino, più libera da stimoli ed eccitamenti artificiali e in armonia con la Natura, più il vigore fisico e mentale, nonché la forza spirituale, ne trarranno giovamento” (E. G. White).

Tommaso Ropelato

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