Spesso, andare in vacanza può risultare ugualmente se non addirittura più stressante rispetto alla vita di tutti i giorni, specie se vi sopraggiungono pensieri e angosce che già si vivono a casa propria. È il caso di una coppia di turisti, originari del Trentino, in vacanza nel litorale della provincia di Teramo, in Abruzzo, il cui caso sta facendo il giro di molti quotidiani online nazionali. I due coniugi infatti, stando a come riportato dalla testata de ‘La voce del Trentino’, raccontano di aver presieduto alla consueta messa del mattino nella chiesa della ridente cittadina in cui alloggiavano per le vacanze e di aver deciso di uscire prematuramente dalla stessa poiché, durante l’omelia, il parroco ha più volte attaccato in maniera decisamente diretta il neo ministro degli interni Matteo Salvini.

Una predica di cattivo gusto

La ‘predica’ era in realtà iniziata nel migliore dei modi, sempre dal racconto dei presenti, finché non si è toccato il tema carità: è a quel punto infatti che la situazione sembra esser sfuggita di mano al sacerdote, che ha apostrofato il segretario della Lega in persona in modo comunque meno offensivo possibile, ma mostrando in ogni caso una netta posizione che ai due coniugi trentini è parsa semplice invettiva politica.

La notizia, successivamente all’articolo pubblicato dal sito trentino, ha fatto rapidamente il giro del paese, ben presto, del web. Un giro talmente tanto veloce da scomodare il diretto interessato, Matteo Salvini in persona, che ha dedicato qualche riga sul suo profilo Facebook in risposta alle parole del prete invocando il suo ormai famigerato buonsenso e che, a parer suo, debba quindi essere privilegiato rispetto alla morale cattolica.

Da qui, come prevedibile, il dialogo è avviato senza freno. È giusto che durante una messa, celebrazione pubblica e completamente esterna, almeno nella forma a noi contemporanea, alla politica, il sacerdote esponga il suo pensiero e veicoli la celebrazione verso un messaggio puramente politico?

Politica e religione, amici e nemici

Potere secolare e potere temporale, come sappiamo, non sempre si sono presentate come entità pienamente distinte. Ce lo dice ovviamente la storia, non solo nei popoli antichi in cui stregoni e sciamani canalizzavano in sé il potere di amministrare un intero villaggio ma anche nel vicino Medioevo dove esisteva una parziale teocrazia a privilegio del papato. Come ben sappiamo però, la storia ci dice anche altro: coi patti lateranensi, queste due autorità si sono per sempre divise in Italia e mai più sono state riunite sotto un’unica egida.

Da questo momento in avanti, è più che naturale che la maggior parte dei fedeli abbia preteso dalla Chiesa, ed in particolare durante le liturgie, l’astensione da qualsiasi orientamento politico. È proprio questo sentimento quello a cui si aggrappano non solo i coniugi trentini, ma anche tutti i detrattori saltati fuori come funghi della ‘politica’ del prete in questione, accusato per l’appunto di aver imbrattato la funzione con un inutile sproloquio che di religioso non aveva nulla.

Ciò è senz’altro corretto, ed è altrettanto vero che tale accostamento non fa che rievocare antiche situazioni di instabilità in cui religione e politica coesistevano nella medesima figura. Tuttavia, è necessario ascoltare anche l’argomentazione opposta del pubblico religioso circa l’effettiva possibilità (anzi, per alcuni la necessità) del parroco di analizzare le scritture confrontandole con eventi di vita mondana ed attualità, incluse situazioni e decisioni politiche.

Pope Francis speaks during the ordination of new priests at St Peter’s basilica on May 11, 2014 at the Vatican. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Certamente la questione è delicata. Quello che possiamo però evincere da tutta la diatriba emersa al proposito è alquanto interessante e riguarda proprio il sentimento religioso.

E’ evidente come gran parte dei fedeli siano ancorati alla religione, certo, ma unicamente come mera abitudine tradizionale. La routine di sacramenti e feste sembra aver preso il posto dell’etica cattolica vera e propria nel cuore degli italiani, che sembrano professarsi cattolici praticanti e orgogliosi finché non sono proprio i testi sacri ad andar contro le loro convinzioni, in questo caso politica.

Lorenzo Di Salvatore

 

 

 

 

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