L’Etna sta sprofondando sempre di più nel Mar Ionio. Questo è quanto emerge da uno studio condotto da un centro di ricerca tedesco insieme a tre ricercatori italiani dell’INGV. Il motore di questo sprofondamento non è la camera magmatica, come si pensava prima, ma il mare. Il vulcano, infatti, sta collassando su se stesso. Al momento non si conoscono con esattezza i rischi che questo evento può portare, ma è una buona occasione per fare il punto su ciò che comporta convivere con un vulcano.

La zona etnea è ricca di storia, soprattutto per quanto riguarda la Magna Grecia

Dettagli della ricerca

Lo studio sullo scivolamento dell’Etna in mare è durato due anni. Ciò ha avuto luogo a 15 km dalla costa e a 1200 m di profondità. Il fianco a sud-est del vulcano, ovvero la parte interessata, è monitorato da più di vent’anni, ma questa è la prima volta in cui il monitoraggio è avvenuto sott’acqua. Questo perché si pensava che la causa dello sprofondamento fosse la camera magmatica, mentre invece è il Mar Ionio. Stando a quanto dice Alessandro Bonforte, ricercatore dell’INGV, è come se l’Etna non avesse i piedi, poiché il movimento del vulcano è continuo, con dei picchi di velocità talvolta molto alti. Basti pensare, a tal proposito, che a Maggio 2017 il movimento è stato di 4 cm in 8 giorni.

L’Etna è uno dei vulcani italiani più attivi

Quali rischi comporta questo spostamento?

Al momento è impossibile stabilire con certezza quali rischi si corrono a causa di questo fenomeno, poiché le osservazioni sono iniziate da troppo poco tempo. L’Etna infatti ha più di 500000 anni, mentre il monitoraggio è cominciato solo vent’anni fa. L’ipotesi più probabile è che questo movimento, a lungo andare, possa provocare uno o più tsunami, ma sono ancora molti i nodi da sciogliere per esserne sicuri. Innanzitutto bisogna capire la reale entità del movimento, continuando le ricerche nei prossimi decenni. A ciò dovrebbero seguire dei calcoli anche piuttosto elaborati, ad esempio per quanto riguarda il volume che sprofonda per unità di tempo. Va infatti considerato che l’Etna è alto 3343 metri, e il processo può rivelarsi molto lungo. Non bisogna inoltre trascurare la sua attività vulcanica, che è molto frequente.

La situazione del Vesuvio, per quanto riguarda il rischio vulcanico, è più complessa

Vesuvio ed Etna: facciamo il punto sul rischio vulcanico

Il pericolo che lo sprofondamento dell’Etna potrebbe rappresentare spinge a riflettere sulla situazione attuale dei nostri vulcani principali. Le differenze sono molte, a cominciare dalla tipologia di eruzione. L’attività del Vesuvio, che ha già dato prova della sua potenza, è prevalentemente esplosiva, mentre l’Etna manifesta un carattere effusivo. Per questo motivo a volte le eruzioni etnee rimangono pressoché confinate nella zona del cratere e non fanno danni, il Vesuvio al contrario colpisce spesso le abitazioni circostanti. Ciò è dovuto in larga parte ad una densità demografica elevatissima. A conti fatti, quindi, il vulcano più pericoloso è il Vesuvio.

Catania si trova a debita distanza dal vulcano che la rappresenta

Percezione del pericolo: non è allarmismo, ma realtà

La percezione del pericolo dipende da molti fattori, su tutti la densità abitativa. Vivere in una zona vulcanica molto popolosa come alle pendici del Vesuvio può trasmettere insicurezza, perché in caso di emergenza l’evacuazione sarà più difficile. A tal proposito infatti esiste un piano per evacuare l’area vesuviana qualora il pericolo fosse imminente. Questo è un esempio di come le cose andrebbero fatte, senza creare allarmismi. Il Vesuvio infatti un giorno si sveglierà, e in questo caso si dimostra molta lungimiranza. Si tratta inoltre di un argomento preso molto sul serio, poiché in merito non circolano fake news. Ogni tanto, a dire il vero, qualcuno ci prova quando si ha un terremoto nella zona, ma si tratta di fuochi di paglia. L’Etna invece non richiede contromisure del genere perché la situazione è molto più tranquilla: con una densità abitativa minore, gestire la cosa è più semplice.

Matteo Trombi

FONTEANSA
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