Morale e filosofia, insieme dall’antichità

La morale ha una storia lunga e travagliata, che sin dall’antichità, dai greci in primis, procede nelle più svariate elaborazioni teoriche. Che sia considerando la virtù, gli obblighi o le conseguenze, la filosofia si è sempre occupata, in prima linea, di morale. Si potrebbe pensare che la filosofia sia un ragionare astratto senza utilità, invero ha sempre considerato l’applicazione pratica e il vivere meglio: la filosofia vuole migliorare le nostre vite, basta un po’ di apertura mentale, impegno e ascolto. Oggi viviamo in un mondo in cui la morale sembra aver molto spazio, ma nel modo corretto?

“Faccio quel che voglio. A te cosa importa?”

Quante volte sentiamo chiudere i discorsi con queste formule: “tanto a te non importa”, “ma non faccio male a nessuno” e altre simili. Ma è giusto? La filosofia potrebbe darci delle risposte molto chiare. In particolare  John Stuart Mill, un filosofo britannico vissuto nel XIX secolo, che aderisce alla corrente dell’utilitarismo. Spesso associato ad un concetto negativo, in realtà l’utilitarismo di Mill è molto concreto e pratico, basato su un elemento semplice, per quanto importante: bisogna garantire felicità al maggior numero di persone. Su questo si basa il concetto di utile, ovvero qualcosa che porta ad essere felici. Per Mill questa viene raggiunta (ovviamente) attraverso il piacere, definito soggettivamente, senza regole o imposizioni altrui. Ognuno può raggiungere la felicità come meglio crede. Però anche per Mill, autore della libertà individuale e della felicità come unico scopo delle nostre azioni, la morale non è esattamente così slegata da doveri come sembra. Egli sostiene che la società necessiti in ogni caso di regole, in primo luogo quello di non limitare la libertà altrui, intendendo per libertà la possibilità di raggiungere il desiderio senza eccessivi problemi. Ecco che si articola una morale molto più complessa che vede al centro non un sommo bene, ma un desiderio soggettivo che tuttavia non deve limitare la libertà altrui. Mill riteneva necessario smascherare le credenze ormai antiquate dell’epoca, soprattutto le vecchie morali legate alla religione, ma comunque non metteva in discussione l’esistenza di certi doveri, non in quanto tali, ma in quanto portavano a far sì che il piacere potesse essere raggiunto da più persone possibili. Semplicemente, servono quei doveri che garantiscono l’utile, la felicità per la maggioranza dei cittadini. Dunque al centro egli pone il rispetto verso gli altri, ma anche verso se stessi, in particolare coltivando la propria persona, soprattutto con attività intellettuali, che Mill pone su un gradino superiore in una gerarchia dei piaceri da lui stabilita.

Dunque oggi?

Oggi Mill è più attuale che mai. Il filosofo proponeva una società pacifica e caritatevole verso il prossimo, senza limitarne la libertà: nei suoi scritti è comune l’invito alla carità e solidarietà per una società migliore e pacifica. L’arte della vita proposta da Mill è più che necessaria oggi, considerando l’egoismo che guida molte nostre azioni e affermazioni, dunque anche la morale. Sembra dunque corretto seguire la propria felicità, ma bisogna tener conto di quanto si possa danneggiare il prossimo seguendo il desiderio individuale e in caso modificarlo, attenuarlo o seguire altre strade, ricordando, anche del nostro bene, di coltivare noi stessi e non farci del male, perché la felicità è raggiungere il piacere ed evitare il dolore. In definitiva, la struttura milliana sembra essere banale, già sentita, ma bisogna analizzare con attenzione per comprendere la vera novità introdotta: non si parla solamente di seguire il piacere, ma di farlo con rispetto verso gli altri, evitando l’arroganza e considerando sempre le conseguenze di una nostra azione, limitando il nostro egoismo e diciamoci la verità, oggi tutto questo sembra del tutto assente.

Alessandro Martino

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