Una delle notizie recenti più sconcertanti è giunta dall’ultimo report del WWF, secondo cui dal 1970 a oggi la specie umana avrebbe portato all’estinzione il 60% degli altri animali presenti sulla Terra. In meno di cinquant’anni – mentre il numero di esseri umani passava da 3,5 a oltre 7 miliardi – tutte le altre forme di vita animali hanno più che dimezzato il loro numero. Un dato impressionante, che fornisce le dimensioni della catastrofe ambientale e biologica che abbiamo causato e di cui anche noi rischiamo di essere vittime.

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Quanto riportato nel report fa il paio con un altro allarme che ottiene sempre più conferme: quello secondo cui sarebbe iniziata già da qualche tempo la sesta grande estinzione di massa di tutte le forme di vita presenti sulla Terra. Di che si tratta? Facciamo un passo indietro: circa 65 milioni di anni fa, ebbe luogo la catastrofe che causò l’estinzione dei dinosauri. Nonostante se ne parli sempre in questi termini, non furono ovviamente solo i giganteschi rettili che dominavano il mondo a sparire, ma una percentuale pari a circa il 70% di tutte le specie allora esistenti. Quella avvenuta durante il Permiano fu però solo una delle tante estinzioni di massa che hanno costellato la storia del nostro pianeta; la quinta in ordine di tempo.

Cos’è un’estinzione di massa?

Si parla di estinzione di massa quando in un determinato periodo, di breve durata in termini geologici, si assiste alla scomparsa di un numero molto elevato di specie viventi. Questo fenomeno viene anche chiamato transizione biotica, perché le specie che sopravvivono diventano quelle dominanti; sovvertendo così l’ecosistema terrestre. Negli ultimi 540 milioni di anni, la Terra ha attraversato ben cinque estinzioni generalizzate delle forme di vita presenti sul pianeta; quasi sempre causate dall’aumento della concentrazione di carbonio nell’atmosfera e negli oceani (indipendentemente da cosa abbia causato, a sua volta, questo aumento).

La peggiore di tutte si svolse circa 250 milioni di anni fa, in periodo Permiano; quando svanì qualcosa come l’81% delle specie marine e il 70% di quelle terrestri. Altre hanno datazioni ancora più remote e si sono svolte durante il periodo Ordoviciano (450 milioni di anni fa), quello Devoniano (375 milioni di anni fa) e durante il Triassico, 200 milioni di anni fa. Tutte, comunque, rimandano a epoche così lontane che fa veramente uno strano effetto pensare che oggi possa essere cominciata la sesta estinzione di massa; la prima dopo quello che causò la scomparsa dei dinosauri.

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Anche in questo caso, la causa è da ricercarsi nell’aumento delle concentrazioni di carbonio nell’atmosfera e negli oceani. Il livello di carbonio, in costante crescita, dovrebbe infatti raggiungere il limite massimo attorno al 2100; dando vita a un disastro ecologico le cui ripercussioni si avvertiranno per circa 10.ooo anni. Queste previsioni derivano dalle analisi del geofisico del MIT di Boston Daniel Rothman; che ha studiato i cambiamenti nel ciclo del carbonio che hanno caratterizzato le epoche in cui si sono svolte le precedenti estinzioni di massa; individuando quali potrebbero essere i valori limite che, una volta superati, innescano la catastrofe. Secondo i calcoli di Rothman, che si basano sull’abbondanza di isotopi 12 e 14 del carbonio presenti nell’atmosfera, lo schema che ha portato alle precedenti estinzioni si sta oggi ripetendo. In poche parole, stiamo arrivando a una soglia massima che l’ecosistema non è più in grado di reggere.

Un futuro… poco roseo

Come siamo arrivati fino a qui? Solitamente, questa soglia massima si raggiunge con un aumento graduale della CO2 nell’atmosfera; un processo che può durare anche milioni di anni. In questo caso, però, la scala temporale è molto più breve, perché una quantità enorme di CO2 è stata riversata nell’atmosfera solo nel giro di qualche decennio. Più o meno nello stesso lasso di tempo durante il quale il numero degli animali presenti sulla Terra è calato del 60%. Vi viene in mente un possibile responsabile per tutto ciò? Ed è proprio qui che sta la principale differenza tra le precedenti estinzioni e quella che sta iniziando in questi anni: per la prima volta, la concentrazione di carbonio non è causata da fenomeni naturali, bensì dall’attività dell’uomo.

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Sempre stando ai calcoli di Rothman, saranno necessari altri 310 miliardi di tonnellate di carbonio per superare effettivamente la soglia d’allarme. Al ritmo a cui stiamo procedendo oggi, questo valore dovrebbe essere raggiunto entro il 2100. Dopodiché, prevedere quello che succederà è un compito troppo impervio anche per gli scienziati. Ma già oggi stiamo assistendo a fenomeni talmente evidenti da poter considerare la sesta estinzione di massa come un processo già cominciato: secondo uno studio pubblicato su Science Advances, l’attuale tasso di estinzione delle specie animali è 100 volte più elevato del normale. Se non bastasse, nel giro di poche generazioni potremmo arrivare all’estinzione del 75% delle specie animali.

Dati coerenti con quanto riportato dal WWF e anche con gli studi di Jeremy Thomas; che già nel 2004 veniva citato su Nature per aver individuato come nel giro di 40 anni fossero scomparsi il 71% delle specie di farfalle (già oggi, quindi, di fatto in estinzione), il 54% degli uccelli e il 28% delle piante prese in analisi per i suoi studi. Tutti questi studi ci proiettano verso un futuro in cui l’uomo, probabilmente, non sarà estinto; ma si ritroverà a vivere in solitudine su un pianeta terribilmente surriscaldato e in cui l’equilibrio ecologico è completamente saltato; una situazione simile ai paesaggi post atomici di Fallout, insomma.

Un futuro… come Fallout?

Ebbene, più o meno tutti sappiamo cos’è Fallout; una delle serie di videogiochi giudicate tra le migliori. Tutta la storia è ambientata in un futuro post apocalisse nucleare, in particolare nel quarto capitolo della saga ci troviamo nell’anno 2287, dieci anni dopo gli eventi di Fallout 3 e duecentodieci anni dopo una guerra sulle risorse naturali che si è conclusa in un olocausto nucleare nel 2077. L’ambientazione è sia retro-futuristica sia post-apocalittica e copre una regione che include Boston e altre parti della Nuova Inghilterra, meglio noto come il Commonwealth. A differenza dei titoli precedenti la storia di Fallout 4 inizia il giorno del lancio di una bomba atomica: il 23 ottobre 2077. Il personaggio controllato dal giocatore si rifugia nel Vault 111, emergendo al di fuori di esso esattamente 210 anni dopo, il 23 ottobre 2287.Il gioco si svolge in una versione alternativa della storia che vede l’estetica, la progettazione e la tecnologia degli anni quaranta e cinquanta del XX secolo nelle direzioni immaginate al momento. L’universo risultante è quindi retro-futuristico, dove la tecnologia si è evoluta abbastanza per produrre armi laser, manipolare geni e creare un’intelligenza artificiale quasi autonoma, ma tutti all’interno dei confini di soluzioni degli anni cinquanta come l’uso diffuso di energia nucleare.

iconica immagine della “zona contaminata” di Fallout

Esplorando la vasta area giocabile ci si trova in lande desolate, simili a deserti, e spesso si incontrano animali, o addirittura umani, mutati a causa delle radiazioni.

La catastrofe che probabilmente ci aspetta non comprende olocausti nucleari o animali mutati, almeno speriamo, ma sta di fatto che continuando in questa direzione la terra non sarà più i grado di sopportare noi e le nostre attività. Ciò che ci aspetta non sono le radiazioni, ma i deserti, la mancanza di risorse animali e vegetali e un’atmosfera satura di CO2.

Siamo ancora in tempo per evitarci un destino post-atomico?

-Valto

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