Tra pochi giorni uscirà il nuovo singolo di Ghali ” I Love you” che anticiperà l’ uscita del suo secondo album. Questa canzone però è il simbolo di un nuovo progetto, quello di andare oltre. Ghali ha deciso di dare voce ai giovani detenuti nelle carceri italiane e ha già postato su Youtube le interviste fatte a Karim e a Elisa . Qual è la vera svolta di questa iniziativa? Aprire la mente, vedere che anche dietro un criminale, si cela una persona umana con sogni e desideri simili ai nostri. Significativa è anche la copertina del singolo che ritrae Ghali in una mossa di ballo con legata al piede da una catena, una palla da discoteca. Non c’è bisogno di spiegare l’analogia al carcere, ma dietro a tutto ciò nasce spontanea una domanda:

“Non è che si sta dando troppo spazio ai detenuti?”

Non tutti infatti potrebbero essere d’accordo con l’iniziativa del cantante, ma fortunatamente abbiamo una risposta al quesito che svelerò di seguito.

La depressione in carcere: è giusto intervenire?

Il 23% dei prigionieri rilasciati ogni anno negli Stati uniti dichiara di aver sofferto di depressione maggiore durante il periodo di reclusione in carcere. Questo spesso porta a una situazione scomoda: quando gli ex detenuti tornano alla vita normale si ritrovano in uno stato di salute mentale peggiore di quello precedente. Ciò ha un doppio effetto negativo: la società fa i conti con una percentuale significativa di persone insane e l’infelicità aumenta la probabilità che gli ex detenuti ripetano i reati.

Qual è allora la soluzione?

Secondo i ricercatori della Michigan State University l’intervento più efficace nelle carceri è l’utilizzo della psicoterapia interpersonale (IPT) sui detenuti che mostrano un disturbo depressivo maggiore (MDD). Un team di psicologi ha effettuato uno studio su 181 detenuti destinati a un trattamento di cura due giorni a settimana per dieci settimane. Ogni soggetto è stato valutato all’ inizio della terapia, al termine e dopo tre mesi dalla fine. In breve l’ IPT consiste nel ripercorrere gli episodi di vita più difficili del detenuto per richiamare le sue emozioni e dargli modo di esprimerle. Si affrontano vari argomenti, dalle aggressioni agli abusi e lo scopo è quello di rendere migliore la relazione coi propri problemi.

detenuti in carcere

Ma quanto ci costa la salute mentale dei detenuti? 

Lo studio psicologico ha dimostrato che il trattamento con la psicoterapia interpersonale in realtà è riuscito a contenere i costi! Infatti non sono stati assunti nuovi professionisti ma soltanto formati quelli già presenti. I vantaggi riscontrati sono stati molteplici. Grazie all’ IPT infatti:

  • si riducono i sintomi depressivi
  • si aumenta la speranza del soggetto
  • diminuiscono i sintomi connessi al disturbo post traumatico da stress

Ne risulta che è un vantaggio per tutti. La salute mentale deve essere un diritto universale e non possiamo che beneficiarne. Persone felici creano società felici, ed è quello per cui dovremmo lottare sempre. Dare una speranza, è questo che può cambiare le persone.

Virginia Famà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Virginia Famà
Con (da sempre) la psicologia nel DNA, una spropositata curiosità per la mente umana e interesse nel benessere mentale.

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