La questione Tav, fa parte di un Trattato internazionale approvato dal Parlamento e quindi né il Presidente del Consiglio Conte né il Consiglio dei ministri, previa votazione in Parlamento, possiedono l’autorità necessaria per modificare il trattato. È questo il nodo centrale delle dichiarazioni di Giorgetti, lui è sicuro dei numeri che hanno dalla parte i firmatari del contratto di governo e quindi non pensa ad una eventuale rottura. Come suggerisce il Premier Conte, va ridiscusso il progetto con le autorità competenti francesi, al fine di conciliare le critiche del Movimento 5 stelle sul costo dell’infrastruttura, con quelle della Lega riguardante l’importanza dell’opera per i collegamenti dell’Italia con l’estero e viceversa. Se una parte non vuole più farla perché costa troppo, l’altra vuole continuarla poichè sono stati già investiti troppi soldi pubblici dall’inizio della costruzione fino adesso e sarebbe uno spreco chiudere i cantieri e mandare a casa tutti. Ecco come la soluzione comune sia quella, secondo Giorgetti, di rivedere assieme ai francesi i costi dell’opera che, attualmente, graverebbero in percentuale maggiore sulle casse dello stato italiano, piuttosto che su quelle francesi.

Giorgetti
Fonte foto: affaritaliani.it

Il movimento 5 stelle contro Giorgetti e la Tav

L’europarlamentare Corrao e il senatore Paragone, entrambi pentastellati, accusano il sottosegretario leghista Giorgetti, di ‘essere notoriamente una persona appartenente al sistema‘. A cosa alludono lo riferiscono subito dopo, dicendo che fu questo il motivo per il quale l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, lo scelse tra i 10 saggi che nel 2013, avrebbero dovuto realizzare un programma di riforme istituzionali ed economiche, capace di riunire una maggioranza Parlamentare per sostenere un nuovo governo. Nonostante le pressioni che alcuni pentastellati no-tav stanno creando all’interno del Movimento, Di Maio esclude una eventuale crisi di governo, ma i numeri parlerebbero chiaro: al M5s in Parlamento mancherebbero 50 senatori e 82 deputati per fermare la Tav laddove un eventuale accordo con la Lega saltasse. A quel punto Di Maio non potrà far altro che abbassare la testa, ma rassicura i suoi che Conte, gli ha promesso che in una situazione del genere, metterebbe la fiducia in Parlamento. Cosi facendo lascerebbe l’ago della bilancia nelle mani di Matteo Salvini, il quale potrebbe decidere di schierarsi con l’opposizione e far cadere il governo, assumendosi le proprie responsabilità.

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