Proprio oggi, il 20 marzo, in tutto il mondo si festeggia la Giornata Mondiale della Felicità. La celebrazione, istituita dall’ONU, mira a promuovere la ricerca della felicità come diritto basilare dell’uomo. In questa giornata, le Nazioni Unite auspicano ad una reale riflessione, pubblica e privata, sul tema della felicità. Come, cioè, essa possa essere raggiunta, sia a livello individuale che a livello comunitario.

Giornata Mondiale della Felicità Nietzsche
Lancio dei palloncini in occasione della Giornata Mondiale della Felicità

Una felicità illluminista

L’idea di felicità alla quale si è riferita l’ONU per l’istituzione della festa che oggi si celebra, è un’idea illuminista. Uno dei capisaldi dell’illuminismo, raccolto poi in eredità dalla Rivoluzione Francese, era infatti la difesa del diritto alla felicità, inteso come libertà di assecondare la propria indole. L’autorealizzazione, il perseguimento dei proprio obiettivi ed il benessere, sarebbero gli elementi necessari all’uomo per la propria felicità. In questa accezione la celebrazione di oggi è stata istituita dall’ONU. Per poter essere felici è necessario vivere in un paese che garantisca determinate libertà e determinati servizi ed è proprio per questo che le Nazioni Unite rivolgono il proprio appello tanto ai singoli quanto alle organizzazioni statali. Là dove la libertà individuale è negata e lo Stato non è in grado di assicurare il benessere più prettamente materiale del proprio popolo, ecco che la felicità risulta irraggiungibile.

Questa visione della felicità risulta però fallace in diversi aspetti. Innanzitutto si riduce in gran parte a mero materialismo: quanto più uno Stato può dare ai cittadini, tanto più questi saranno felici. Smentire questa tesi è piuttosto semplice. In Occidente, la popolazione gode di un benessere, in termini di ricchezza, ineguagliabile, eppure il tasso di depressione è nettamente superiore a quello dei paesi in via di sviluppo (studio integrale qui). La ricchezza, è allora vero, non fa la felicità. In merito all’autorealizzazione, ancora, i dati non sono rassicuranti. Nei paesi europei, la meritocrazia è avvertita in gran parte della popolazione come inesistente. La possibilità di autorealizzarsi dipenderebbe infatti molto più dalle disponibilità economiche che dalle proprie effettive capacità.

Giornata Mondiale della Felicità Nietzsche

Cos’è felicità e cosa no

Quale felicità dovremmo allora cercare oggi, che è la Giornata Mondiale della Felicità, e in generale nella nostra vita? Il filosofo Friedirich Nietzsche ci ha dato una risposta ben precisa. La felicità non è il benessere. Quest’ultimo, se inteso come il semplice “stare bene”, non soffrire, non avrebbe nulla a che vedere con la felicità. Il benessere è la felicità dei malati, dei rassegnati alla vita, perché non è una condizione stabile e determinabile dell’essere, ma una semplice fortuna. Non essere affetti da alcun dolore, riuscire a vivere senza intoppi, non dipende da noi, ma dalla casualità degli eventi, che come tale può mutare da un giorno all’altro. Per Nietzsche la felicità non può nemmeno essere ridotta alla pace spirituale o al piacere edonistico. Questi due approcci alla ricerca della felicità sarebbero infatti due riflessi di due differenti aspetti della nostra persona, parti della molteplicità dell’Io. In parole povere, la pace spirituale sarebbe una felicità monca, perché priva della componente corporale, e viceversa la felicità edonistica sarebbe la felicità di un corpo morto, senza intelletto.

Giornata Mondiale della Felicità Nietzsche
Per Nietzsche la felicità si ha quando si supera una resistenza

La felicità di Zarathustra

Per il filosofo tedesco, la felicità si ottiene abbracciando la vita in ogni suo aspetto e superando una resistenza. L’uomo, per essere felice, deve divenire oltreuomo, cioè essere in grado di elevarsi al di sopra di se stesso e di ergersi sul cosmo. Per fare ciò deve riuscire a valicare i propri stessi limiti, ad amputare le proprie debolezze. Se la libertà e la  ricchezza non sono più in grado di dare la felicità, come invece credevano gli illuministi, è perché sono accessori. Non abbiamo, noi, in prima persona, conquistato questo benessere e questa libertà, ne godiamo di riflesso, grazie alle conquiste dei nostri predecessori, per questo non ci bastano ad essere felici. Quando realizziamo un desiderio vincendo una battaglia raggiungiamo invece la autentica felicità, perché abbiamo superato noi stessi, trionfando su ciò che ci circonda. Come il celebre Zarathustra di Nietzsche, ci occorre abbandonarci agli slanci vitali, facendo di mente e corpo una cosa sola e vincendo ogni ostacolo alla realizzazione dei nostri desideri.

Che non si faccia dunque come la volpe. Non rassegnatevi all’uva troppo alta, ma prendete un’accetta ed abbattetene il tronco, così da poterne gustarne gli acini ed una reale felicità.

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