Classe 1930, tedesca, un animo rivoluzionario ed una grande determinazione. Secondo Baricco, “veniva da un altro pianeta, veloce a comprendere se ci fosse qualcosa di speciale. Una compagna di viaggio fantastica”. Tutto questo era Inge Feltrinelli, una delle indiscusse regine dell’editoria internazionale, scomparsa giovedì all’età di 87 anni.

La camera ardente a Milano di Inge Feltrinelli

A Milano, quella città che lei aveva cercato di proiettare verso il mondo, è stata allestita la camera ardente. Tantissime persone vi si sono recate, per darle un ultimo saluto. Da intellettuali, a scrittori, a volti noti dell’editoria, politici o uomini e donne comuni, cresciute con i suoi libri. In mezzo a rose e gerbere, tutti hanno potuto salutare quella donna che “sapeva vivere più vite in una vita sola“.

 

Cittadina di Milano e del mondo 

Dopo un’infanzia senza un padre, emigrato in America per sfuggire al nazismo e sostituito da un ufficiale della Wehrmacht, la vita di Inge si può definire rivoluzionaria. Il suo carattere l’aveva portata verso un’apertura al mondo, in cui aveva cercato di trascinare anche Milano. Aveva idee multiculturali ed un occhio positivo verso il futuro che, come ha ricordato il sindaco del capoluogo lombardo Beppe Sala nel suo discorso, aveva riposto nelle sue mani all’inizio della campagna elettorale.

Inge Feltrinelli all’inaugurazione della nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano

Da fotoreporter a regina dell’editoria internazionale, con onorificenze da Italia, Francia e Germania, si era trasferita a Milano per amore. Aveva seguito Giangiacomo Feltrinelli in una città che non era la sua, ma che era riuscita ad adottare nel suo cuore. A lei aveva donato ispirazione e per lei si era battuta in nome della cultura. “Inge Feltrinelli è stata una cittadina del mondo, parlava e veniva ascoltata da tutti” ricorda l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Forse per questo era riuscita ad aprire un varco nel mondo editoriale verso una internazionalità senza precedenti. Secondo Sala, le sue iniziative in ambito culturale erano davvero riuscite a cambiare quell’universo europeo fatto di pagine ed inchiostro, come nessuno aveva fatto prima.

 

Una Inge familiare

Dopo un momento riservato solo ai familiari e agli amici stretti, tutti possono entrare nella camera ardente a Palazzo Marino. Centinaia sono le persone accorse a darle l’ultimo saluto. Chi il suo spirito ha fatto sognare, chi aveva ispirato, chi aveva fatto crescere in compagnia dei più grandi nomi della letteratura. Ma, ovviamente, anche chi Inge l’aveva vissuta sulla propria pelle, come madre o come nonna.

Giovanni e Giacomo, i figli di Carlo Feltrinelli e dunque nipoti della donna, la ricordano come esempio di impegno civile, sempre curiosa e determinata. E soprattutto coraggiosa. Sentimento, questo, molto chiaro nella memoria dei nipoti, che si sono detti decisi a dare il loro apporto alla casa editrice, come aveva chiesto loro la nonna.

Inge, Giangiacomo e Carlo Feltrinelli

Altrettanto commoventi le parole di Carlo. La descrive come una figura capace di introspezione, affamata di mondo -tanto che, ricorda, ogni lunedì si sedeva a leggere i giornali internazionali- e di vita. Entusiasta e capace di spronare e di avviare un motore che ancora per molto riuscirà a spingere la casa editrice Feltrinelli. Lei si definiva una pessima madre, ma Carlo smentisce. E per concludere ricorda una delle sue frasi più celebri: “Leggere libri è un atto rivoluzionario“, soprattutto in un mondo come il nostro, dove le persone perdono loro stesse e necessitano di ritrovarsi, da qualche parte. Forse proprio in città di carta e di immaginazione.

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Studentessa di Lingue, Comunicazione e Media presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano