Pensare di comunicare con chi viene da un contesto socioculturale differente dal proprio spesso può risultare complesso. Diverse sono le esperienze di vita, la visione del mondo che ci circonda, i modi di esprimersi, insomma, capirsi non è sempre facile. Forse è proprio per questo che parlare con chi ha un’ottica differente dalla propria è importante. Il dialogo e lo scambio di opinioni sono ciò che permette a ciascuno di crescere e  arricchirsi. Per quanto infatti due individui possano sembrare appartenenti a mondi diversi e inconciliabili, bisogna sempre ricordarsi che ciascuno avrà qualcosa da insegnare all’atro e, di conseguenza, qualcosa da apprendere.

La “mutazione antropologica” e l’oppressione della cultura dei dominatori

Nel contesto storico novecentesco della diffusione della cultura di massa, che da intellettuali quali Montale ed Eliot appare come un momento di corruzione dei valori borghesi su cui la civiltà moderna occidentale verteva, fuori dal coro è la voce di P.P. Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922-Ostia, 2 novembre 1975). Egli infatti, al contrario sosteneva che la massificazione della cultura fosse un pericolo, più che per i dominatori, per i dominati. Questi, rappresentando la molteplicità di forme culturali, rischierebbero di essere omologati alla forme dominanti. Sebbene il processo implichi una borghesizzazione della cultura popolare, avviene anche il processo inverso; infatti a causa della necessità di fornire, anche nel campo comunicativo modelli immediatamente assimilabili dalla massa, si giunge quindi ad avere forme degradate. Per Pasolini l’imborghesimento ha comportato la perdita di identità del sottoproletariato urbano, che rinuncia quindi all’antagonismo di classe. Cambia così il modo di vivere,  pensare, muoversi e parlare.

. Manca agli occhi dello scrittore una lingua nazionale che possa essere condivisa dalla totalità dei parlanti, e considera, l’italiano scritto quanto quello parlato, come riflesso del pensiero borghese. La lingua unitaria, universalmente comprensibile dalla popolazione, arriva grazie alla televisione che diviene mezzo di trasmissione di una koiné tecnico- scientifica.  Questa “mutazione antropologica” comporta per gli scrittori la necessità ora di tendere verso il modello comunicativo “basso”, adatto alla massa, ora verso la precisione del linguaggio colto e scientifico.  L’intellettuale è quindi emarginato rispetto ai processi storico-sociali, si verifica così quella che Pasolini chiama “crisi del mandato”,  a ciò coincide il prevalere delle forme vantaggiose per la comunicazione rispetto a quelle espressive. Lo scrittore vedeva quindi nella massificazione della cultura non un momento di contatto tra gli intellettuali e i ceti meno colti, ma, al contrario, proprio un pericolo per le forme culturali inorganiche. Che valore hanno avuto, dopo Pasolini, la continua evoluzione della società di massa e la progressiva tendenza all’omologazione? Si può trovare un punto di contatto tra persone appartenenti a ceti diversi, che fino ad allora non avevano categorie comunicative comuni?

 

Quando due anime parlano, un postino ed un poeta, tra le righe di una poesia

Pensare di comunicare con chi viene da un contesto socioculturale differente dal proprio spesso può risultare complesso. Diverse sono le esperienze di vita, la visione del mondo che ci circonda, i modi di esprimersi, insomma, capirsi non è sempre facile. Cos’è che potrebbe invece essere un punto di contatto? Risposta a questa domanda arriva dalle scene del film “Il postino” del 1994 di Micheal Radford e Massimo Troisi. “Il comico dei sentimenti” interpreta il ruolo di Mario Ruoppolo, unico postino di un’isola del sud Italia, il cui unico compito è consegnare le lettere al poeta cileno Pablo Neruda. Ammirato dalla quantità di ammiratrici che scrivono al poeta, Mario compra un suo libro e lo fa autografare. Da quel momento nasce un’amicizia tra quei due personaggi, così diversi ma così simili, che passano le giornate a parlare d’amore e poesia. Il postino è totalmente rapito dalla forza delle parole del cileno, ne comprende la potenza e l’intensità, sa che tra quelle rime, nascosto tra un verso e l’altro, è celato l’amore più intimo che il poeta prova per la moglie.

Diviene questo il linguaggio universale, le parole d’amore non sono quelle di Pablo per Matilde, sono quelle di ogni uomo che ama e così i versi non sono più del poeta. Il punto di contatto fra i due non è altro che l’amore. Mario, innamoratosi di  Beatrice, ruba le parole del poeta, facendole sue, e riesce così a far ricambiare il sentimento alla ragazza. Dopo che i due si sposano Pablo ritorna in Cile, Mario inizia a scrivere poesie.  Un giorno l’ormai non più postino riceve una lettera per conto del poeta, ne approfitta per registrare tutti i suoni tipici dell’isola,poiché quando, molto tempo prima il poeta gli chiese di registrare una cosa bella del posto egli era stato in grado di dire pronunciare semplicemente il nome di Beatrice. Neruda, tornato sull’isola quando ormai Mario è venuto a mancare, ascoltando quella registrazione rimane profondamente colpito nel sentire quei suoni, che altro non sono se non la consapevolezza, del poeta-postino, di ciò che sia la vera bellezza.

Claudia Sabatino

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