Non sempre la terapia psicoanalitica porta i suoi frutti. Molti pazienti vogliono migliorare eppure non riescono. La resistenza al cambiamento può essere attribuita a diversi fattori che possono ostacolare il percorso terapeutico. Molti di questi fattori possono riguardare il contributo del paziente, la personalità del terapeuta, l’alleanza che si instaura tra quest’ultimi o la metodologia di intervento. Un’iniziale resistenza al cambiamento è normale in un percorso psicoanalitico. Spesso i pazienti si dimostrano ambivalenti per quanto riguarda il loro desiderio di cambiare. Un buon psicoterapeuta dovrà essere capace di rispettare e comprendere quanto portato dal paziente, cercando di accogliere empaticamente la sua ambivalenza.

I fattori che ostacolano il cambiamento

Sono molteplici i fattori che ostacolano il cambiamento e non prevedibili. Alcuni soggetti, pur essendo assolutamente motivati al cambiamento, sembrano impedire questo processo. Questo può avvenire nella sindrome del sopravvissuto, ovvero tutti coloro che sopravvivono a diversi eventi di calamità naturali, stragi o guerre e che riscontrano conseguentemente un disturbo post-traumatico da stress. Altri tipi di difficoltà comprendono le difficoltà cognitive, che portano il paziente a non avere consapevolezza della necessità del cambiamento, le difficoltà nel gestire la condivisione, la paura associata al cambiamento che rende preferibile rimanere in una situazione critica o l’attaccamento al passato. Tra i fattori da citare troviamo le crisi intrinseche. Queste crisi si presentano nel momento in cui il paziente percepisce pesantemente una sorta di pressione emotiva generata dalla terapia. E nel tentativo di proteggere la propria identità il paziente potrebbe avvertire ansia, agitazione, depressione o, nei casi più gravi, crisi psicotiche. Il paziente potrebbe essere terrorizzato dal cambiamento, non sufficientemente motivato o non avere adeguate risorse per riuscire a raggiungerlo. L’evitamento è un altro fattore che ostacola il cambiamento, esattamente come la compensazione. Il primo si traduce in scarsa partecipazione e il secondo è un eccessivo legame che può instaurarsi con il terapeuta e creare un pericoloso rapporto di dipendenza. Spesso il paziente tende anche ad essere eccessivamente perfezionista e cadere nuovamente nel baratro di una situazione stressante e critica.

La relazione tra paziente e terapeuta

La relazione tra paziente e terapeuta gioca un ruolo assolutamente fondamentale nel processo di cambiamento. Oltre ai fattori sopracitati, nell’influenzare l’alleanza terapeutica intervengono le caratteristiche del terapeuta. Egli deve essere in grado di sintonizzarsi emotivamente con il paziente, esprimendo una forte e duratura empatia nei suoi confronti. Inoltre, deve rendere la propria personalità compatibile con il paziente. L’eccessiva adesione ai protocolli, la mancanza di autenticità, la scarsa capacità empatica e le aspettative negative del terapeuta sono considerabili gravi errori di quest’ultimo che non aiutano e spronano il paziente al cambiamento. Fondamentale è riconoscere i propri errori. A volte il terapeuta si presenta come eccessivamente apprensivo nei confronti dei pazienti, rischiando di non promuovere un atteggiamento collaborativo e indipendente da parte di quest’ultimi. Un ulteriore ostacolo potrebbe essere rappresentato dal sentirsi non eccessivamente formato per occuparsi di un determinato caso e portare conseguentemente ad un stallo di terapia definito burnout.

Il colloquio motivazionale

Nel colloquio motivazionale la resistenza al cambiamento viene considerata un un aspetto pieno di informazioni. L’ambivalenza del paziente dà indicazioni sui desideri del paziente, i relativi timori di fallire, il fatto di assumersi nuove responsabilità. Essere ascoltati in modo comprensivo e senza giudizi è un’esperienza significativa e produttiva per il paziente. In questo modo la resistenza al cambiamento tenderà a ridursi invece che ad ampliarsi.

 

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