A cavallo tra il XV e il XVI secolo, allontanata la famiglia de Medici, a Firenze sorse la repubblica. Il frate domenicano Girolamo Savonarola, le cui ferventi prediche si scagliavano contro la corruzione morale di società e istituzioni, diventò una figura centrale per questa neonata repubblica. Il progetto teocratico del frate era volto a creare un nuovo ordine morale che salvasse l’uomo dal peccato. Per realizzare ciò ricorse a metodi di repressione della cultura come il falò delle vanità, evento che richiama ad alcuni metodi di repressione tipici dei regimi fascisti del Novecento.

il fascista del rinascimento
Ritratto di Girolamo Savonarola.

Girolamo Savonarola: dalle predicazioni alla politica

Figlio di un mercante ferrarese di origini nobili, a seguito di un percorso di studi che lo avvicinerà alla filosofia e alla teologia Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola entrerà a fare parte dell’ordine domenicano. Dopo alcuni anni passati tra i conventi di Ferrara, Reggio Emilia e Bologna si stabilirà per la prima volta a Firenze nel 1482, dove svolgerà il ruolo di rettore del convento di San Marco. La prima esperienza fiorentina durerà fino al 1487, anno nel quale lascerà il convento e la città nella quale le sue prediche non trovarono spazio, forse anche a causa del suo buffo accento romagnolo. Il 1490 sarà l’anno del ritorno a Firenze del predicatore, invitato direttamente da Lorenzo de Medici (Lorenzo il Magnifico) che manifestò grande stima nei confronti del predicatore. A partire da questo momento inizierà la lunga vicenda che porterà Savonarola a diventare uno dei riferimenti culturali più importanti per la città che nel secolo successivo diventerà il principale centro del Rinascimento italiano.

Le prediche che renderanno il frate celebre in città si rivolgono principalmente contro la corruzione della Chiesa dell’epoca, in particolare contro il neo-papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) che rappresentava a pieno le ipocrisie dell’istituzione ecclesiastica. Dalle orazioni dirette e d’impatto non saranno risparmiati neanche i signori di Firenze, la famiglia de Medici, e il predicatore sarà fonte d’imbarazzo per Lorenzo il Magnifico che lo aveva personalmente richiesto a Firenze. Le prediche turbolente di Savonarola non si limitavano a criticare le sole istituzioni di potere politico ed ecclesiastico ma si scagliava contro la corruzione morale dilagante nella società. Sodomiti, bestemmiatori, ubriaconi, prostitute e artisti libertini, nessuno sfuggiva alla rabbia del giovane predicatore.

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Savonarola predica contro il lusso e prepara il rogo delle vanità (quadro di Ludwig von Langenmantel, 1881)

La fama delle predicazioni del domenicano crebbe e col tempo si ritagliò uno spazio sempre più importante nel cuore dei fiorentini. Ma a partire dal 1992, alla morte di Lorenzo il Magnifico, le cose cominciarono a cambiare per il frate. Quando il Re di Francia Carlo VIII scese con l’esercito in territorio italiano Piero de Medici, successore di Lorenzo il Magnifico, firmò una resa verso la Francia che i fiorentini lessero come tradimento. La famiglia de Medici dovrà quindi lasciare Firenze ormai tutta dalla parte di Savonarola, che diventerà una delle personalità intorno alle quali si costruirà la neonata repubblica. Savonarola visse il momento in cui si trovò ad avere politico formale (non effettivo, gli ecclesiastici non potevano avere cariche) lesse questa situazione come la possibilità di realizzare quella riforma morale a cui tanto aveva richiamato nelle sue prediche. Questo progetto si tradusse in un vero e proprio tentativo di creare una teocrazia riportando il cristianesimo alla sua purezza.

Come si impone la morale tramite la politica?

La realizzazione del progetto teocratico di Savonarola pone una domanda interessante. Come si può riuscire ad imporre una determinata morale, in questo caso quella cristiana, tramite la politica? Per quanto possa sembrare paradossale Savonarola adotto alcuni strumenti repressivi che possono essere considerati in tutto e per tutto molto simili a quelli che utilizzarono molti regimi fascisti nel Novecento. Organizzò ronde di giovani che percuotevano ubriachi nelle taverne, lussuriosi, prostitute e omosessuali giustificando la violenza dietro all’adesione ad una determinata forma di cultura (non ci ricorda un po’ le famose ronde degli squadristi fascisti?). L’evento rimasto alla storia è però il “falo delle vanità“, un evento nel quale frate e seguaci bruciarono numerosissimi oggetti sequestrati ai cittadini fiorentini. Specchi, gioielli, vestiti eleganti, profumi ma anche libri e opere di grandi artisti che non rispecchiavano le sue idee. Per dare un’idea della forza di persuasione di Savonarola basta sapere che anche Sandro Botticelli rimase colpito da alcune sue tesi tanto da portare volontariamente sul rogo alcune sue tele. Questo evento ricordarà i famosi roghi dei libri nazisti nei quali venivano bruciate tutte le opere letterarie che in qualche modo in combaciavano alla cultura nazista secondo i gerarchi.

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Rappresentazione del falò delle vanità di Savonarola.

La cultura è anche frutto del contesto sociale e della produzione artistica che ne scaturisce. Imporre un nuovo ordine morale, in un contesto sociale instabile, soggetto a cambiamenti repentini, richiede la repressione di quelle forme di cultura che negano la coerenza dello stesso ordine che si vuole imporre. Ma la violenza ha sempre generato violenza, e questo lo dimostra la fine di Savonarola.

Anche la Chiesa non ha mai direttamente provato a sabotare l’operato di Savonarola che nonostante le critiche che muoveva alle istituzioni predicava valori condivisi. Ma quando i Medici riuscirono a rientrare a Firenze la posizione di Savonarola mutò e divenne presto un nemico di tutti. Quando venne scomunicato i fiorentini si sentirono traditi dal frate che aveva promesso di salvarli a costo di sottrarre loro libertà. Savonarola venne catturato e impiccato pubblicamente, per poi essere bruciato al rogo in piazza della signoria.

La fine di Savonarola, così come la fine dei grandi dittatori novecenteschi, è stata tanto violenta quanto i metodi usati dagli stessi. Dal punto di vista storico la vicenda di Savonarola così come i fascismi del primo novecento sono oggetto di studi in continua evoluzione. La figura di Savonarola è importante dal punto di vista storico perchè ha aperto il campo per le riforme religiose che caratterizzeranno il XVI secolo. Non è intenzione di questo articolo dipingerlo come un dittatore che ha represso le libertà dei suoi cittadini. Certo è che le forme di repressione adottate si sono ripresentate nel corso della storia. Questo paragone tra una vicenda e alcuni eventi lontani è impreciso, ma può aiutarci a comprendere che gli errori politici dell’uomo si muovono sempre nella stessa direzione, e che la storia ci ha insegnato che reprimere qualsiasi forma di cultura limita la libertà del mondo in cui viviamo.

Edoardo Dal Borgo

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