Gli albori della ricerca formale

Nell’antica Grecia ma anche durante il periodo imperiale numerosi filosofi e “scienziati” si prendono la briga di creare un linguaggio formale consono alle rappresentazioni della mente. Indubbiamente per scovare il vero si dovrà essere in grado anzitutto di capirlo. Con Parmenide si apre il dibattito sull’essere che, per forza di cose si sposterà anche sulla riflessione formale. Socrate cercherà di rinnovare il linguaggio della verità attraverso le sue confutazioni: come è noto Socrate si aggirava per Atene chiedendo a coloro che erano ritenuti dotti di rispondere a domande del tipo “che cos’è la virtù, che cos’è la retorica ecc..” . Desiderando da questi una vera e propria definizione dell’oggetto della domanda che mai arriva, egli mostra che chi si considera veramente dotto spesso è solo un ciarlatano.

 

Statua raffigurante Parmenide

 

Il lavoro di Platone ed Aristotele

Con i Sofisti si vedrà un forte riferimento al linguaggio, in particolare all’arte retorica ed alla sua funzione di agire sull’apparato emotivo dell’ascoltatore. Platone ed Aristotele affronteranno la ricerca di un linguaggio stabile in grado di differenziare la filosofia dalle altre arti, creando un vero e proprio linguaggio della verità rivalso di termini propri della filosofia. “logos”, “aletheia”, “episteme”, termini risemantizzati e resi astratti quanto basta per essere utilizzati in ambito filosofico. Platone individua nella dialettica un vero e proprio metodo in grado di arrivare alla definizione di un oggetto attraverso altri concetti. Emblematica è la definizione della pesca fornita dal “Sofista” durante il dialogo tra lo Straniero di Elea e Teeteto. Aristotele dal canto suo attraverso la tecnica del sillogismo andrà a creare uno strumento di ricerca atto a dimostrare qualsiasi tesi.

Relazione tra proposizioni universali e particolari di Aristotele

 

Perché i filosofi si occuparono della lingua?

Il linguaggio della filosofia andrà poi a risentire numerosi cambiamenti, non si può citare il lavoro di risemantizzazione attuato dai latini nei confronti della lingua greca oppure il lavoro compiuto dalle scuole ellenistiche. In qualsiasi caso il lavoro compiuto dagli antichi per la ricerca di un linguaggio che potesse spiegare al meglio la realtà, e quindi la verità, è connesso da un laccio inamovibile con la filosofia. Attraverso una maggiore specificità delle parole si può spiegare in modo sempre più preciso un ragionamento . I filosofi antichi, dopo essersi resi conto dell’errore dei presocratici, di tutti quei filosofi che volevano spiegare l’essenza della realtà senza essersi nemmeno chiesti cosa significasse “essere”, hanno quindi abbassato le ali, cercando prima un un veicolo formale per tentare di raggiungere una verità sempre più plausibile.

 

Nicolas Chiappucci

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Nicolas Chiappucci
Ho frequentato il liceo classico Lorenzo Costa di La Spezia, adesso frequento L'università di filosofia di Pisa con il desiderio di scrivere un libro presto o tardi.

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