Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui” P.P. Pasolini.

Pier Paolo Pasolini può essere considerato uno dei più grandi ed eclettici artisti del Novecento. Scrittore, poeta e regista, nelle sue opere riesce a far convergere tanto l’amore per la tradizione quanto la denuncia della realtà politica contemporanea. Nel 1975, terminata la famosa Trilogia della Vita, ciclo di film ispirati ai grandi classici della letteratura ed incentrati sull’ esaltazione della vita e dell’amore, Pasolini si dedica a Salò o le 120 giornate di Sodoma, primo (e unico) film di quella che sarebbe dovuta essere una seconda trilogia, questa volta una Trilogia della Morte, rimasta incompiuta a causa della  scomparsa dello scrittore. Sconvolgente, violento e brutale, il film denuncia, attraverso il racconto dell’autoritarismo politico fascista, il concetto stesso di Potere e il consumismo contemporaneo.

Salò: il luogo in cui l’Inferno di Dante prende vita

I rappresentanti del potere politico della Repubblica di Salò

Il film racconta le violenze che quattro Signori, i rappresentanti del potere politico della Repubblica di Salò, infliggono a nove ragazzi e nove ragazze accuratamente scelti, appartenenti a famiglie antifasciste. Aiutati dalle Megere, vecchie meretrici, i Signori sottopongono i ragazzi, rinchiusi in una villa, a torture fisiche e psicologiche di ogni tipo, disumanizzandoli e soggiogandoli così alla loro perversa volontà. Una storia che racconta, attraverso la continua profanazione dell’individuo, un Potere che modifica corpi e coscienze in favore di un’unica volontà, quella dei “padroni”.

Un Inferno dei giorni nostri, raccontato in quattro parti che richiamano la stessa geografia dantesca: un Antinferno, in cui avviene la selezione dei ragazzi, e tre Gironi, nei quali vengono attuate le terribili violenze. Salò sembra quasi riprendere, attraverso la scelta delle giovani vittime, il mito del Minotauro, in cui sette fanciulli e sette fanciulle dovevano essere sacrificati per poter placare la fame della terribile creatura mitologica: una creatura che condizionava e controllava la loro vita, proprio come i Signori della Repubblica fascista.

La scelta di De Sade: il Potere come manipolazione del corpo

Deboli creature incatenate, destinate al nostro piacere”, citazione tratta dal film

Lo stesso Pasolini afferma in un’intervista che lo scopo del film non è tanto quello di essere la denuncia di una particolare realtà storica, come quella della Repubblica di Salò, quanto una metafora atemporale sul rapporto tra il Potere e quanto vi viene subordinato. Un discorso universale che nasce dall’ osservazione della società moderna, profondamente segnata dall’avvento del consumismo. Con il termine consumismo si intende oggi un fenomeno economico-sociale che prevede la continua proposta di beni e bisogni non necessari, venduti come indispensabili per ottenere la felicità. Una forma di potere che manipola gli individui e i loro interessi, in favore dell’omologazione ad un canone deciso “dall’alto”. Attraverso l’insistente lavoro dei mezzi di comunicazione di massa, infatti, siamo portati a soddisfare bisogni che sappiamo essere fittizi, ma che ci vengono presentati come reali e indispensabili.

Una forma di controllo, quella che denuncia Pasolini, che sembra richiamare vagamente gli scritti del Marchese De Sade. In De Sade, infatti, coniatore del termine sadismo per via delle perversioni che caratterizzarono la sua vita e le sue opere, la manipolazione del corpo e della personalità per ottenere potere e controllo è un tema centrale. “Sade considerava se stesso l’apostolo della rivoluzione veramente rivoluzionaria […] la rivoluzione dei singoli uomini i cui corpi dovevano d’ora in avanti diventare proprietà sessuale comune a tutti, e dalle cui menti bisognava eliminare ogni decoro naturale” scriveva Aldous Huxley a proposito del “Divin Marchese”.  Una metafora, quella tra la sottomissione sadica e quella impostaci della società contemporanea, certo brutale. Eppure lo stesso Pasolini ammette di aver solamente riscritto i personaggi e le tematiche del Marchese in una nuova ambientazione, più vicina ai giorni nostri. I Signori di Salò, attraverso il sadismo e il potere di cui godono, impongono alle povere vittime determinati ideali, gusti e desideri per loro fondamentali. Allo stesso modo in cui, i sadici personaggi del Marchese,impongono la loro perversione. O, il consumismo contemporaneo, ci impone gli oggetti del nostro desiderio. Un’accusa, lanciata ormai più di quarant’anni fa, che tuttavia sembra ancora troppo attuale.

Camilla Cavalli

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