“La storia si presenta sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa”

(Karl Marx, il 18 brumaio di Luigi Bonaparte)

E’ in atto in Europa una lotta, e noi dobbiamo saperla affrontare con grande intelligenza: o ne siamo all’altezza, o saremo spazzati via.” Massimo Cacciari, probabilmente il più conosciuto filosofo italiano, inizia con queste parole il suo discorso al Forum per l’Italia, che si è tenuto a Milano tra 27 e 28 ottobre. La parola “lotta” sembrava essere uscita dal vocabolario della sinistra ormai da anni, Cacciari la ritira fuori, per definire la battaglia elettorale che ci vedrà tutti protagonisti il prossimo 26 Maggio, per le elezioni europee. La lotta, che si erge all’orizzonte, è quella tra le forze europeiste e progressiste da un lato, e quelle euroscettiche e sovraniste dall’altro. Sebbene queste ultime siano state sempre presenti nella storia europea, mai come in questo periodo rischiano di prendere il sopravvento.

Cacciari tuttavia, come direbbe Platone, ha uno sguardo filosofico, “sinottico”. Il suo discorso abbraccia non solo elementi di natura politico-elettorale, ma va oltre, mettendo in scena davanti ai leader del PD, una vera e propria lezione di filosofia politica.

Il primo tema trattato è quello della Democrazia rappresentativa. Quest’ultima, secondo Cacciari, “può vivere solo nei corpi intermedi” cioè sindacati e partiti. Non è pensabile una Democrazia rappresentativa senza quei corpi che permettono l’effettiva rappresentanza del cittadino. Cacciari ci sta implicitamente dicendo che forme diverse dalla democrazia rappresentativa, come per esempio la democrazia diretta, non sono in alcun modo più rappresentative di quest’ultima. Egli chiama in causa il carattere mediato della politica, e lo fa con una battuta. La politica necessita sempre di essere mediata, altrimenti ognuno cercherebbe sempre di raggiungere il suo singolo interesse particolare. L’immediatezza della comunicazione politica è da Cacciari paragonata al mito, tuttavia egli intende il senso greco di mythos, in contrapposizione a lògos. Il mythos è una rappresentazione immediata che fornisce agli uomini delle risposte a tutto, tuttavia non sempre, anzi, quasi mai queste risposte sono corrette. Aristotele ci ha insegnato che l’uomo raggiunge la piena attualizzazione della sua natura nel momento in cui inizia a pensare dià lògon, con la ragione, mentre prima pensava con il mito, soddisfacendo la sua naturale curiosità con una spiegazione anche inverosimile. Nella politica il lògos è fondamentale, andare alla ricerca di spiegazioni immediate, mitiche non è proprio dell’essere umano: da un lato l’uomo è di più, è capace di essere razionale, dall’altro, ci dice Cacciari riferendosi all’immediatezza della comunicazione del mythos : “ immediatamente pensano gli angeli”. Insomma, non è roba per noi, con buona pace dei suoi detrattori la democrazia rappresentativa, sebbene abbia dei limiti a livello di rappresentatività, come Cacciari mette poi in luce, è tuttavia quell’istituzione che meglio rappresenta la nostra natura di esseri umani.

Dinnanzi all’Europa in crisi non ha senso tornare indietro, restaurando alcune istituzioni come il parlamento europeo. Per evitare la morte della democrazia rappresentativa e dunque dell’Europa come la conosciamo noi, per evitare l’avvento delle “democrazie autoritarie” ,in stile Orbàn, l’Europa non deve cercare le risposte nel recente passato, ma ha bisogno di un programma e di un processo di riforme che Cacciari definisce senza timore “Radicale”. Alla base di questo programma il primo passo da fare è quello di abbandonare il concetto di “Stabilità.” Va aperto un discorso su questo punto. Cacciari dice che l’Europa, dopo le prime due guerre mondiali, deve evitare il suo “terzo suicidio.” Il concetto di “stabilità” va abbandonato oltre che per motivazioni economiche, anche per motivazioni filosofico-politiche. Niente più del termine “Stabilità” riflette la situazione attuale Europea. L’Europa è ferma, stabile. Le forze politiche che la governano sono diventate forze conservatrici, lottano affinchè tutto rimanga come è.

Questo non è più ammissibile, e lo notiamo quando si trovano a combattere contro forze davvero conservatrici, come la Lega, o il Rassemblement National  della Le Pen. Le forze di origine e matrice progressiste, nel ragionare sulla loro idea di Europa, hanno la necessità e il dovere di ricominciare a ragionare teleologicamente: vi deve essere un’idea regolativa in senso kantiano, verso la quale procedere. In soldoni i progressisti d’Europa devono smettere di crogiolarsi nei loro “sontuosi attici”, come afferma qualcuno polemicamente, e devono piuttosto rispondere alla domanda: “quale deve essere la missione dell’Europa?” Ma non è finita qui: “ Badate bene – dice Cacciari – questo non è un problema solo culturale, ma di strategia politica” perché : “I sovranisti un ideale ce l’hanno: la Nazione. Per quanto sia un “palla” ce l’hanno.” In un recente articolo sull’Espresso, lo stesso Cacciari aveva affermato che “la politica senza simboli, senza un sol dell’avvenir è ineffettuale.” L’europeismo come ideologia tout court, come “difesa dell’indifendibile” non ha dunque molto senso, esso acquista credibilità solo se accompagnato a un progetto attivo di rinnovamento radicale delle istituzioni europee.

La proposta di Cacciari si basa su due cardini.

Il primo è l’idea di una democrazia rappresentativa basata sul dialogo, ancora dal greco dià lògos. Cacciari vuole farci notare come la democrazia rappresentativa europea è per natura inclusiva e intrinsecamente accogliente. Le varie voci, i vari logos degli “stati uniti d’Europa” sono molto più potenti dell’espressione di un piccolo stato, che sia sovrano o sovranista.

 Il secondo punto cardine è il concetto di “foedus”. E’ necessario creare uno spazio politico europeo unitario, ma ciò può funzionare solo se accettiamo di rivedere in toto l’idea occidentale di potere, abbandonando una visione sostanzialistico-monocratica, abbracciando invece l’idea di un potere che viene dal basso, dal popolo, e che si genera attraverso la mediazione di partiti e sindacati, traslando il patto sociale che ci rende tutti cittadini di uno stato all’Unione Europea, senza tuttavia perdere la sovranità nazionale che uscirebbe invece rinforzata: se il potere sovrano risiede nei cittadini e nelle loro associazioni, allora l’inserimento di un singolo stato in una confederazione non comporta necessariamente l’alienazione della sovranità e del potere, che non sono, ripetiamo, prerogative dello stato, ma dei cittadini che lo abitano.

 Solo attraverso questa rivoluzione culturale è, secondo Cacciari, possibile immaginare un processo di rinnovamento e riformismo politico per l’Europa. Se si decide invece di affrontare i sovranisti-conservatori sul loro campo di battaglia, ovvero la difesa dell’essente, dobbiamo aspettarci di essere spazzati via.

 

Giuseppe De Ruvo

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