Una provocazione che non è passata inosservata agli occhi del mondo, quella che ha sorpreso gli abitanti di Kaliningrad lo scorso martedì 27 novembre: la statua di Immanuel Kant è stata trovata imbrattata di vernice rosa. Stesso trattamento riservato anche alla tomba del famoso filosofo della Critica della Ragion Pura. Le notizie riferiscono di volantini ritrovati in giro per la città con scritto “Vergogna ai traditori! Vergogna a Kant! Gloria al Rus!”. Ci si è subito interrogati sulle motivazioni del gesto: uno scherzo di studenti burloni, o qualcosa di più serio?

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Un gesto politico

Purtroppo, sembra che le motivazioni vadano ricercate in ambienti politici: secondo le indagini, i responsabili potrebbero essere legati a movimenti nazionalisti che non vedono di buon occhio la venerazione che la città ha per il pensatore illuminista a cui ha dato origine. All’epoca di Kant, com’è noto, Kaliningrad si chiamava Koenigsberg ed era la capitale della Prussia Orientale, etnicamente abitata da popolazioni germanofone. Nel 1945, con la caduta del Terzo Reich, la città divenne parte dell’Unione Sovietica e cambiò nome. Infine, alla caduta dell’URSS, diventò russa a tutti gli effetti.

Per questo i nazionalisti russi non sopportano che il popolo russo possa venerare un tedesco, “traditore” della propria discendenza slava. Motivazione assurda, che dal punto di vista storico non ha alcuna ragione di essere. Ma che suona soprattutto come uno attacco alle idee di Kant: l’assurdità di tale gesto è palese quando prendiamo in considerazione l’opera Per la pace perpetua.

 Per la pace perpetua

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Questo libretto venne scritto da Kant nel 1795. Si presenta sotto forma di trattato politico: in esso Kant illustra il suo progetto politico che faccia cessare ogni rivalità violenta tra gli Stati. Politico quindi, non morale, anche se basato su considerazioni morali ed antropologiche. L’importanza di questo scritto è tale, che molti vi vedono il disegno dell’Unione Europa nata un secolo e mezzo dopo.

L’opera si divide in due parti:

– nella prima vi ritroviamo gli “Articoli preliminari ad una pace perpetua tra le nazioni”;

– nella seconda leggiamo invece gli “Articoli definitivi per una pace perpetua tra le nazioni”.

Alla fine troviamo due supplementi, una “Garanzia per la pace perpetua” e un “Articolo segreto per la pace perpetua”.

Le relazioni fra Potenze

Nella prima parte, si enunciano e commentano i principi secondo i quali le Potenze dovrebbero relazionarsi. Non dovrebbero più esistere trattati di pace che non risolvono tutte le ostilità, ma che anzi lasciano reali presupposti per nuovi conflitti nel futuro. Allo stesso tempo, ogni Stato deve essere tutelato dalle prevaricazioni degli altri: Kant sottolinea l’importanza di riconoscere l’indipendenza anche dello Stato più piccolo e debole, in quanto “società di uomini indipendente” e non soggetto a commerci o scambi politici. Di conseguenza ogni Stato deve essere auto-determinantesi, senza ingerenze altrui nel proprio sistema.

Gli Stati Repubblicani

La seconda parte dello scritto è incentrata sulla prassi politica da seguire, basata su presupposti morali e antropologici.

Per Kant, lo “stato di natura” dell’uomo non è orientata alla pace, ma alla guerra. Per questo presupposto, il mito del “buon selvaggio” di Rousseau si sgretola di fronte alla realtà ben nota alle donne e agli uomini del XVIII secolo. Infatti, gli istinti e le passioni portano gli individui a scontrarsi; solo attraverso l’uso della Ragione si arriva a comprendere la necessità della collaborazione con gli altri simili per il raggiungimento dei comuni obiettivi. Ecco perchè gli Stati di uomini razionali non possono che essere Stati repubblicani, in cui viene riconosciuta la libertà del singolo. I singoli, a loro volta, sapranno assoggettarsi ad una legislazione comune. Uno Stato così formato saprà garantire l’armonia fra i suoi abitanti.

A questo punto, è facile capire come realizzare la pace perpetua.

La pace universale

Per Kant, la pace non può che apparire sotto forma di alleanza pacifica fra Stati repubblicani: allenza, quindi, di Stati fondati sulla Ragione. Questa alleanza darà origine ad una Confederazione di popoli che garantisca ad ogni componente il proprio diritto. È un modello, questo, che Kant deduce dalle esperienze delle guerre di indipendenza delle colonie americane e dall’osservazione della Confederazione elvetica. Ma Kant non si limita ad una pace fra un ristretto numero di nazioni: egli progetta una “pace universale”, estesa a tutte le Nazioni del mondo. È un progetto non solo possibile, ma necessario: le società umane tendono ad occupare ogni parte del globo, e la mancanza di una alleanza fra di esse sfocerebbe in guerre continue e trattati di pace instabili.

Nazionalisti

I rigurgiti di nazionalismo che sempre più vanno oggi affermandosi in giro per l’Europa e nel mondo, e che hanno portato all’imbrattamento del monumento dedicato al filosofo, sono completamente opposti alla visione kantiana. Se pur è possibile in parte giustificarli con accadimenti politici reali, è tuttavia evidente che hanno il loro fondamento in passioni ed istinti sfociati da tempo in ideologie.

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La pretesa libertà da ogni vincolo sovranazionale che i movimenti indipendentisti e nazionalisti desiderano viene descritta da Kant come una situazione di “rozzezza, brutalità e degradazione animalesca”: l’unione in società è la rinuncia agli appetiti immediati in nome della pace, e questa può essere ottenuta soltanto da individui razionali e ragionevoli. Le politiche nazionaliste, che vedono la propria patria come superiore alle altre nazioni, sono un attentato contro la pace perpetua.

L’articolo segreto

Per fortuna la vernice è stata rimossa e il monumento di Kant è tornato al suo splendore originario in poche ore. Gli spiriti nazionalisti, invece, non si possono rimuovere. Come fare in modo di impedire che questi diventino forti a sufficienza da portare a situazioni di conflitto? Potremmo fare riferimento all’“Articolo segreto per la pace perpetua”: i governanti devono prendere in considerazione “le massime dei filosofi”. Con questo articolo, Kant non pretende di dare ai filosofi il governo dello Stato che spetta ai giuristi, ma sostiene le scelte politiche debbano tenere conto del libero confronto pubblico di idee da parte di persone di cultura, conoscitrici di morale e di politica fondate sulla Ragione.

I governanti, insomma, devono dar ascolto più alle idee ispirate dalla Ragione, che orienta le scelte alla pace, piuttosto che alle idee nazionaliste, spesso espresse più con slogan e con gesti eclatanti, che portano ad isolamento e ad atteggiamenti razzisti. Solo in questo modo potremo avere politiche di respiro universale in difesa della pace perpetua.

Federico Mandelli

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Laureato in Filosofia e ora studente di Tecnologia della Comunicazione, passa le giornate a leggere saggi e articoli, a costruire siti web e a suonare il piano - anche se vorrebbe un ukulele. Si è appassionato di filosofia analitica della mente, ma non dategli dello "psicologo" o si offende. Scrive sotto l'effetto della camomilla.

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