Alla fine degli anni sessanta, Jocelyn Bell, una semplice studentessa di Cambridge, fa una scoperta sensazionale destinata a cambiare il mondo scientifico: le stelle pulsar. Un lavoro degno di Nobel, come si è appunto rivelato. Nel 1974 l’Accademia svedese attribuisce difatti il prestigioso premio e la Fisica può considerarsi più ricca e completa. La stessa cosa, però, non può dirsi anche per la giovane astrofisica. A salire sul palco di Stoccolma, infatti, non è lei, bensì il suo professore Antony Hewish. Lei era solo una studentessa –donna– giovane ed inesperta.

Jocelyn Bell

Dopo 44 anni dal torto, in America le riconoscono lo ‘Special Breakthrough Prize‘ (il ‘Premio Speciale per una Scoperta fondamentale’), attribuito anche a Stephen Hawking. Un premio di tre milioni di dollari che viene finanziato da Paperon de Paperoni stelle e strisce che ha lasciato la Bell senza parole.

 

La scoperta 

Entrata a Cambridge solo per completare il suo dottorato, la giovane Irlandese collabora con alcuni professori -tra cui il suo relatore Antony Hewish- alla costruzione di un radiotelescopio. Da sempre è molto attenta al dettaglio e meticolosa per la paura di essere cacciata dall’università. Si definiva vittima della ‘sindrome dell’impostore‘, cioè quando si crede di non essere abbastanza e ci si convince che, prima o poi, qualcun’altro se ne accorgerà. Probabilmente anche a causa delle pressioni sociali che travolgevano una giovane donna scienziata in quell’epoca.

Nel 1967, comunque, immersa dai dati che la sua creazione le manda da analizzare, si rende conto di un fatto particolare ed inconsueto. Nella miriade di informazioni che le si stagliano davanti, nota che vi è un segnale che arriva ad intervalli regolari. Circa una pulsazione al secondo. Incuriosita decide di parlarne con Hewish, che però le dice di lasciar perdere, che probabilmente altro non è che un’interferenza di qualche stazione radio pirata. Troppo regolare e precisa per essere naturale.

Rappresentazione artistica di una stella pulsar

Jocelyn decide di continuare e battezza quel minuscolo segnale LGM (Little Green Men, cioè piccoli omini verdi) con un chiaro rimando ad una possibile origine extraterrestre. Alla fine, l’astrofisica si renderà conto che non solo gli impulsi vengono da più parti della galassia, ma anche che gli alieni non hanno nulla a che fare con la sua scoperta. Quei battiti regolari erano infatti totalmente naturali. Rappresentavano le stelle a neutroni. Queste stelle degeneri rappresentano l’ultimo stadio dell’esistenza di una stella inizialmente molto grande. Esse compiono delle rotazione e ognuna di queste corrisponde precisamente ad onde radio che possono essere registrate.

 

Il riconoscimento

Sicuramente una scoperta che ha rivoluzionato il mondo scientifico e dell’astrofisica, e per questo degno di Nobel. Effettivamente, nel 1974 la statuetta viene assegnata, ma non a lei. È il suo professore, Antony Hewish, a ritirarlo. Il mondo scientifico del tempo era un luogo difficile per una giovane donna, e per di più lei era solo una semplice studentessa alle prime armi.

Hewish riceve il premio Nobel nel 1974

Ora però, grazie allo ‘Special Breakthrough Prize’ che riceverà a novembre, Jocelyn Bell si vede riconosciuto il suo essenziale apporto alla scienza. Per evitare situazioni simili alla sua, l’Irlandese ha deciso di devolvere i tre milioni alla causa per cui si è battuta per tutta la vita: il finanziamento per gli studi scientifici femminili. Dopo quasi mezzo secolo, è lei a ricevere un grazie e ad essere applaudita.

Jocelyn è un esempio delle ingiustizie a sfondo sessista di cui la storia è da secoli testimone. Donne viste come oggetti, come semplici casalinghe, a cui non venivano riconosciuti dei meriti che erano riuscite a guadagnarsi. Lei è una tra loro, che ora ha però avuto la prova che la situazione può cambiare. ‘Meglio tardi che mai’ verrebbe quasi da pensare, e da sperare.

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Studentessa di Lingue, Comunicazione e Media presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano