julian assange tra celebrazioni eroiche
Julian Assange

L’arresto di Assange e le accuse che lo imputano

Giovedi 11 aprile Julian Assange, fondatore dell’organizzazione WikiLeaks, è stato arrestato all’ambasciata Ecuadoriana di Londra nella quale viveva da 7 anni come rifugiato politico. Le autorità ecuadoriane hanno revocato ad Assange la propria protezione a seguito della violazione dei termini del suo asilo politico. Nel 2012 Rafael Correa, l’ex presidente socialista dell’Ecuador, aveva concesso ad Assange lo status di rifugiato politico mosso dalla simpatia per il personaggio e per la preoccupazione di attività illegite americane in Ecuador che WikiLeaks era disposta a documentare.

julian assange tra celebrazioni eroiche
Julian Assange in un’auto della polizia, Londra, 11 aprile
(Jack Taylor/Getty Images)

L’arresto da parte delle autorità britanniche è avvenuto per una violazione di libertà su cauzione risalente al 2010 quando Assange era stato arrestato a seguito di un mandato dell’Interopol su richiesta delle autorità svedesi dalle quali era accusato di stupro. Il caso è stato archiviato nel 2017, ma a seguito dell’arresto di Assage Elisabeth Massi Fritz, avvocata della donna che mosse la accusa, sembra pronta a riaprire. L’attuale presidente dell’Ecuador Lenin Moreno ha revocato la protezione politica ad Assange dopo un progressivo deterioramento dei rapporti tra i due. Per Moreno il rifugio politico offerto dall’Ecuador ad Assange metteva a rischio i rapporto diplomatici del paese. Questa preoccupazione si spinse fino al punto da arrivare a tagliare tutti i contatti tra Assange e il mondo vietandogli la connessione ad internet e la possibilità di ricevere visite, rendendo parte del 2018 l’esperienza di Assange all’ambasciata ecuadoriana a Londra non un asilo, ma una vera e propria detenzione.

Una seconda accusa da parte degli Stati Uniti nei confronti di Assange giunge poche ore dopo il mandato di arresto delle autorità britanniche. La messa in stato di accusa di Assange e la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti non riguarda però il russiagate, inchiesta del procuratore speciale Muller sulle possibili interferenze russe nel processo elettorale del 2016 favorendo la vittoria di Donald Trump. L’inchiesta coinvolge indirettamente anche WikiLeaks, piattaforma sulla quale furono diffuse le mail che compromisero la campagna elettorale della candidata democratica alle presidenziali Hilary Clinton. Da quel che è emerso il “rapporto Muller” non dovrebbero verificarsi accuse dirette contro Assange, che dalla faccenda non verrebbe toccato se non indirettamente, questo salvo ulteriori sviluppi della faccenda ancora in erba.

Stretta di mano tra Donald Trump e Vladimir Putin

L’accusa degli Stati Uniti riguarda i documenti segreti scaricati dai database militari da Chelsea Manning, ex militare statunitense transgender. I documenti emersi e pubblicati poi da WikiLeaks nel 2010 documentavano gli abusi dei militari statunitensi in Afghanistan e Iraq (Afghanistan war logs, Iraq war logs) e le operazioni diplomatiche USA nel mondo (Cablegate). Assange è accusato di avere supportato Manning nelle attività di hackeraggio, non riguardano invece la pubblicazione del materiale da parte di WikiLeaks trattandosi quest’ultima di un’accusa piuttosto difficile da formulare in una democrazia liberale.

La polarizzazione della figura di Assage nell’immaginario politico

Durante i 7 anni di asilo politico nell’ambasciata ecuadoriana la figura di Assange nell’immaginario politico è mutata e ad oggi sembra essere molto polarizzante tanto da aver prodotto una inversione dei poli tra chi lo venerava e chi lo osservava con timore. L’evento che ha scatenato questa inversione di poli è stato lo scandalo del russiagate, che trasformò Assange da paladino della sinistra americana a personaggio estimato da Trump e Fox News. Anche l’atteggiamento delle principali testate giornalistiche italiane riflette questa inversione di poli verificatasi dopo il russiagate. Quotidiani come Il Corriere della Sera o Repubblica, inizialmente grandi estimatori dell’operato di Assange ai tempi del Cablegate, adesso tendono ad associare la figura di Assange al mondo antiliberale e filorusso. Solo Il Fatto Quotidiano continua ad eroicizzare la figura di Assange, in linea coi 5 Stelle che si sono espressi dichiaratamente contro la condanna e la richiesta di estradizione di Assange.

L’ultimo parresiasta o il primo dei cinici?

Pochi giorni fa è comparso sul blog di Beppe Grillo un articolo intitolato “L’ultimo parresiasta” firmato da Alessandro di Battista e dal presidente rai Carlo Freccero. L’articolo eroicizza la figura di Assange dipingendolo come ultimo baluardo della libertà d’espressione contro la censura dei poteri forti, come l’ultimo parresiasta. Il parresiasta è una figura dell’antica grecia che sta ad indicare colui che non ha paura di dire la verità in faccia al potente di turno e con l’esercizio del dialogo cerca l’ascolto che gli permetterà di trasformare il mondo che lo circonda. Questa figura è analizzata dal filosofo francese Michel Foucault negli ultimi anni della sua carriera, dedicati al tema della verità e alla “cura di sè“, due tematiche fortemente interconnesse. Secondo Foucault la figura del parresiasta muove il proprio sguardo critico verso il mondo, ma nel farlo critica se medesimo curandosi. Questo doppio movimento di trasformazione verso l’esterno e al contempo verso l’interno che compie il parresiasta può essere visto nella figura di Socrate, che tutta la vita cercò nel dialogo il movimento descritto da Foucault, volto non a convertire dogmaticamente gli altri alle proprie posizioni ma indirizzato verso un confronto dialettico, la cui sintesi è una trasformazione di se e dell’altro.

Jean-Louis David – La morte di Socrate (1787)

La figura di Assange e i suoi trascorsi sembrano avvicinarlo non alla figura del parresiasta, ma alla figura del cinico, centrale nel corso tenuto nel 1984, anno di morte di Foucault, intitolato “Il coraggio della verità”. Anche il cinico porta la propria verità sbandierandola in faccia ai potenti, ma a differenza del parresiasta, che tenta sempre la via dialogica, il cinico rappresenta l’archetipo del rivoluzionario che passa alla prassi rifiutando le leggi. Nel farlo il cinico mette in gioco il proprio corpo che diventa il luogo in cui il manifestarsi di una verità innesca quel movimento di trasformazione che per Foucault è la cura di sè.

Assange è per molti eroe, per tanti altri un criminale, costretto nell’immaginario collettivo a impersonificare questa contraddizione che in base a come gira il mondo gli si capovolge sulla testa. Allo stesso modo il cinico manifesta il proprio aspetto distruttivo (criminalizzante), rivelandosi allo stesso tempo quello che Foucault definisce “missionario dell’umanità” perchè compie quel movimento che dopo la distruzione innesca una trasformazione positiva.

Edoardo Dal Borgo

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