La forma dell’acqua, vincitore dell’oscar 2018 come miglior film, è passato dal libro ai grandi schermi in poco tempo, dalle mani Guillermo Del Toro nasce una fiaba tutta nuova. Tinti di gotico e atmosfere cupe, vengono ripresi temi delle fiabe d’amore più note trattate anche dai film Disney d’animazione.

Questa fiaba è ambientata a Baltimora negli anni ’60, durante la guerra fredda. Elisa, giovane donna muta, dalla vita abitudinaria che lavora come donna delle pulizie per il laboratorio di ricerca governativo. Elisa vive una profonda amicizia con Zelda, donna afroamericana che lotta da sempre per i propri diritti, e Giles uomo discriminato sul lavoro per la propria omosessualità. La vita di Elisa prende una nuova luce quando scopre la creatura anfibia catturata e nascosta in laboratorio. Lei sarà l’unica a capire quanta sensibilità e intelligenza giacciono in quel corpo squamoso e privo di parole. Una fiaba sulle orme de La Bella e la Bestia che mira ad arrivare oltre i muri della diversità. Il gusto gotico, ambienti scuri, attenzione ai colori, ai dettagli, alla definizione del ruolo dei personaggi, conferma quanto La forma dell’acqua sia una vera e propria fiaba gotica con lieto fine, simbolo forse della speranza di Del Toro di diffondere a tutti un messaggio.

Messaggi celati

In generale dietro le fiabe gotiche o i Romanzi Gotico-Storici, c’era lo scopo di trasmettere un pensiero. Quale modo migliore se non attraverso un romanzo che catturasse le attenzioni di tutti, dall’intreccio chiaro, a volte violento e ben delineato? Questo genere prende le sue forme proprio intorno al XVIII secolo, che è stato teatro di tumulti, guerre, rivoluzioni, censure, ove altro modo per diffondere il pensiero non c’era. Dall’Inghilterra le influenze di autori come Horace Walpole, Walter Scott, Mary Shelley, hanno permesso diffusione e sviluppo di questo genere, che si afferma soprattutto durante l’800.

All’arrivo in Francia, questo genere, con Victor Hugo prende le forme di un Romanzo Storico. Quest’autore ci lascerà opere di ricostruzione del passato, ponendo l’attenzione ad emarginati, sfruttati e poveri. Dai Castighi a I Miserabili, prendendo di riferimento proprio Notre Dame de Paris è possibile rilevare delle somiglianze tra Hugo e Del Toro sotto molti aspetti: dall’obbiettivo della trama al ruolo dei personaggi.

I veri “mostri”

Pare proprio che Del Toro e Hugo basino le loro opere su una critica alla violenza nella storia, ambientandole in un contesto storico ben preciso e tumultuoso, che nel caso di Hugo è la Parigi del ‘400. Attraverso ciò riescono a celare una critica della società, risaltando quanto i veri mostri altri non sono se non coloro che assoggettano le “creature mostruose”, gli emarginati e i deboli. Infatti, gli antagonisti delle vicende Frollo e Strickland, hanno come scopo l’ assoggettare le “creature” con inganni e violenza. In comune i due antagonisti provano anche una perversione/attrazione per le donne in questione, le quali diventano vere e proprie donne-eroine. Elisa ed Esmeralda orfane, emarginate e subordinate alle scelte della “società”, saranno coloro che risolveranno la vicenda salvando i finti “mostri”, abbattendo ogni confine. Quasimodo e l’uomo anfibio altro non sono che vittime del pregiudizio, dall’animo puro, capaci di non vedere limite alcuno all’amore che provano, l’uno per Esmeralda (anche se non ricambiato) e l’altro per Elisa.

Le opere mostrano così un nuovo tipo di amore, eterno e significativo nelle rispettive scene conclusive, solo che sotto un occhio diverso. La morte di Quasimodo per Esmeralda cela forse un po’ di pessimismo, tipico d’altronde del periodo letterario in cui scrive Hugo. Con Del Toro pare si possa percepire un’aura speranzosa o forse un augurio a noi spettatori. L’augurio di un risveglio dalle convenzioni, dagli stereotipi e pregiudizi, comprendendo dov’è che sono nascosti i veri mostri.

Simona Lomasto

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