«Il problema non è Tria. Il problema è la Lega: vuole prendersi tutto». Alla fine di un pomeriggio passato a combattere per cercare di portare a casa quanto promesso ai risparmiatori truffati dalle banche, Luigi Di Maio si sfoga con i fedelissimi. Ed esplode contro gli alleati: «Sono loro che vogliono far fuori il ministro dell’Economia. E lo fanno solo per una questione di potere. Sono abbagliati dal potere». Il vicepremier M5S è stremato.[1] Le tensioni giallo-verdi aumentano e per il premier “ragionevolmente fino alle Europee continuerà la dialettica politica, ciascuno cerca di allargare il suo spazio politico”.[2]

Lo street artist TVBOY realizza dei poster nel centro di Roma. Nella foto il poster dedicato a Matteo Salvini e Luigi Di Maio che si baciano (fonte: agi)

La repubblica in Madison

James Madison ha scritto i saggi più noti de Il federalista ed ha dato il contributo maggiore nella stesura della Costituzione degli Stati Uniti d’America, poiché scrisse i primi dieci emendamenti. Per lui il termine repubblicanesimo rinvia in modo esplicito alla sovranità popolare. Da un lato accettava l’idea che ad ogni cittadino adulto si dovessero concedere eguali diritti; dall’altro voleva costruire un sistema politico che garantisse la libertà di certe minoranze; e perciò erano necessari dei vincoli costituzionali sulle maggioranze. Centrale in Madison è l’idea di autogoverno dell’umanità in base alla quale intesse un nesso esplicito tra repubblicanesimo, difesa della libertà e capacità di autogoverno. Di una libertà che è sia affermazione dell’eguaglianza di diritti, dunque politico-civile, sia libertà economica.

James Madison (fonte: Wikipedia)

Le fazioni come problema dei governi popolari

Per Madison quello delle fazioni è da sempre stato il problema principale dei governi popolari. Egli scrive: «per fazione intendo un gruppo di cittadini che costituiscano una maggioranza o una minoranza, che siano uniti e spinti da un medesimo e comune impulso di passione o di interesse in contrasto con i diritti degli altri cittadini e con gli interessi permanenti e complessi della comunità»[3]. La fazione, pur non essendo positiva, è ineliminabile, perché finché l’uomo sarà libero di usare la ragione, vi saranno opinioni differenti. E dal momento che per Madison nell’uomo la ragione e la passione, la razionalità e l’irrazionalità, sono legate, in quanto la seconda influisce sulle convinzioni razionali, le cause della faziosità sono nella stessa natura umana. Infatti, l’ammissione di una ragione individuale, libera di essere esercitata, implica in tal modo la prevalenza influenzante dell’interesse per i propri bisogni ed esigenze. L’amore per se stessi, insomma, influenza la prospettiva razionale, che si focalizza ora su problemi per lo più propri, piuttosto che oggettivamente comuni. La faziosità è inoltre (per la libertà economica) causata dall’ineguale distribuzione delle ricchezze, e dunque dall’espressione insopprimibile nelle diverse capacità di acquisire e di conservare la proprietà.

Come contrastare le fazioni in Madison

Data la concezione della sua natura umana, non modificabile, e il rifiuto di eliminare la libertà, in quanto causa del fazionismo, Madison cerca delle strategie per poter contenere questo fenomeno. Emerge in lui la convinzione che i cittadini siano in grado di riconoscere una fazione che aspiri a divenire maggioranza, e dunque a contrastarla; ma Madison mette in conto la possibilità di errore di giudizio. Per lui è l’ampia varietà di opinioni e interessi che si potrebbe opporre al prevalere di un gruppo: l’imporsi di un’unica fazione è ostacolabile dalla pluralità delle fazioni. La società dunque dovrà essere abbastanza grande da favorire il pluralismo di forze, interessi e passioni; ma non troppo da perdere il rapporto tra elettori e rappresentanti. Per concludere, dunque, per Madison, si può evitare l’imporsi di una maggioranza incontrastata, solo laddove vi sia una pluralità di fazioni, e dunque di pluralismo partitico, abbastanza equo distribuito. Meno il margine di elettori per partito è evidente, più possibilità di democrazia e scambio di opinioni c’è. Più il margine aumenta, più è facile l’imporsi di un’unica fazione incontrastabile. Interessante è qui tener conto della diseguaglianza delle ricchezze come fattore determinante dell’imporsi del fazionismo, laddove dunque, traslando, non esiste una maggioranza politica senza finanziamenti economici.

Leonardo Mori

[1] la Repubblica 5 aprile 2019, p.3 – https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/04/04/news/m5s_lega_di_maio_salvini_conte_cdm_rimborsi_truffati_decreto_crescita-223305265/

[2] https://www.agi.it/politica/conte_tria_stai_sereno-5279142/news/2019-04-05/

[3] Il federalista, n° 39, pp.297-298.

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Studente di Filosofia presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata. Studioso di filosofia, storia, politica e sociologia.

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