Lo scrittore, giornalista e pacifista israeliano Uri Avnery è morto lunedì 20 agosto in seguito ad un infarto all’età di 94 anni. La sua è stata una vita vissuta all’insegna della lotta pacifica a favore della nascita di uno stato Palestinese ed uno Israeliano pacifici ed alleati. Nato in Germania nel 1923 si trasferì in Israele all’età di 10 anni subito dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler. La sua vocazione per le cause sociali e politiche si fece avanti in giovane età quando nel 1938 aderì ad un gruppo politico sionista di sinistra. La persecuzione della sua causa pacifica venne ufficializzata dopo la sua partecipazione alla guerra Arabo-israeliana della quale raccontò le atrocità attraverso degli articoli allora pubblicati dal quotidiano Haaretz. Sarà successivamente  eletto più volte al Knesset (parlamento israeliano) prima di fondare quello che tuttora è il risultato più concreto della lotta a favore della convivenza tra Israeliani e Palestinesi: un’organizzazione che sta alla base di ogni movimento pacifico israeliano chiamata Gush Shalom (tradotto letteralmente in “Il blocco della Pace”).

Uri Avnery, uno scomodo ottimista

Nel 1982 fece quello che può essere definito un passo storico. Nel pieno del conflitto tra esercito israeliano e Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OPL) varcò il confine fino a Beirut dove si incontrò con Yasser Arafat (politico palestinese considerato dagli israeliani l’Hitler dell’epoca) al fine di intervistarlo e dimostrare al popolo israeliano che nonostante la loro opinione Arafat non era un mostro ma un semplice uomo e che quindi con egli si potesse dialogare in maniera pacifica e risoluta sulla strada della riappacificazione dei due popoli. Questo atto non solo gli costò la forte critica e sfiducia da parte del suo governo ma anche la scomunica dalla propria famiglia che lo considerò come traditore. Avnery viene ora ricordato come un uomo che credeva profondamente nell’umanità e nel mezzo diplomatico attraverso il quale questioni come quella tra Palestina ed Israele possono essere risolte. Egli stesso si dichiarò “un ottimista incorreggibile” mostrando di essere cosciente della sua posizione di sognatore. Fino agli ultimi giorni di vita ha continuato a scrivere per il quotidiano Haaretz ribadendo gli ideali di pace e gentilezza nei quali ha sempre creduto.

Uri Avnery e Yasser Arafat credits: www.reuters.com

Il suo essere critico si rileva ulteriormente in una riflessione espressa durante un’intervista rilasciata a Robert Fisc dell’Indipendent nella quale si menziona la strage compiuta nel 1982 da parte degli israeliani di 1700 palestinesi in due campi profughi di Beirut della quale si riporta di seguito il dettaglio.

“Come hanno potuto i sopravvissuti all’Olocausto ebraico lasciare che questo accadesse ai palestinesi?”

“Ti dirò qualcosa sull’Olocausto. Sarebbe bello credere che le persone che hanno sofferto siano state purificate dalla sofferenza. Ma è il contrario, le rende peggiori. Corrompe. C’è qualcosa nella sofferenza che crea un tipo di egoismo. Herzog [il presidente israeliano dell’epoca] parlò nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, ma parlò solo degli ebrei. Come poteva non menzionare che altri – molti altri – avevano sofferto lì? Le persone malate, quando soffrono, non possono parlare di nessuno se non di se stessi. E quando tali cose mostruose sono accadute alla tua gente, senti che nulla può essere paragonato ad esso. Ottieni una “procura” morale, un permesso per fare tutto ciò che vuoi – perché nulla può essere paragonato a quello che è successo a noi. Questa è un’immunità morale molto sentita in Israele. Tutti sono convinti che l’IDF [Israel Defense Forces] sia più umano di qualsiasi altro esercito. ‘Purezza delle armi’ era lo slogan dell’esercito Haganah nel ’48. Ma non è mai stato affatto vero.”

La vera eredità di Avnery: Gush Shalom

Gush Shalom venne fondata nel 1993 a fronte della decadenza di diverse organizzazioni pacifiste israeliane davanti al potere repressivo dell’allora primo ministro israeliano Ytzhak Rabin. La sua azione si basa su collaborazioni con i palestinesi finalizzate alla sensibilizzazione al problema da parte delle società estere attraverso atti di informazione giornalistica e sull’affermazione di quelli che sono gli obiettivi da raggiungere per ottenere la pace tra i due popoli. Tra questi i principali sono la fine dell’occupazione israeliana in Palestina, l’accettazione dei diritti palestinesi e il riconoscimento della Palestina come stato autonomo nei confini definiti precedentemente al 1967 e l’istituzione di Gerusalemme come capitale dei due popoli stabilendo come capitale Palestinese la Gerusalemme est e come capitale Israeliana la Gerusalemme ovest che include il Western Wall. Tutt’ora Gush Shalom continua la sua lotta pacifica attraverso proteste e manifestazioni insieme ad associazioni palestinesi amiche.

Simbolo di Gush Shalom che vede unirsi la bandiera israeliana (sx) e quella Palestinese (dx) credits: www.uriavnery.com

La morte di Uri Avenry segna la conclusione di una storia, la storia di un uomo che ha creduto in una delle più alte forme di patriottismo, continuando a perseverare anche quando incompreso, diseredato. La sua eredità è tuttavia una carta ancora da giocare, una lotta che aspetta ancora di raggiungere il suo lieto fine. Quella della contesa tra palestinesi e israeliani è una storia piena di nuovi e tristi inizi che sembrano non portare mai ad una Pace. Uri Avnery attraverso Gush Shalom ha regalato al suo popolo un’alternativa alla guerra, un’alternativa di dialogo e gentilezza delle quali viene sempre più criticata l’efficacia, soprattutto in situazioni così controverse come quelle che si susseguono tra i due paesi.

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