In questo secolo, il secolo digitalizzato, in cui sempre più persone sono abituate a fissare lo schermo di un telefono o di un computer, ci facciamo influenzare da ciò che sui social passa per vero lasciando che i fatti perdano importanza celando la realtà delle cose. Ma i social media, si sa, sono terreno fertile per la disinformazione in cui dilagano bufale e fake news. Tale fenomeno è conosciuto con il termine post-verità’ (dall’inglese ”post-truth”) il quale indica la condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o una notizia, la verità viene considerata una questione di secondaria importanza.

Come dice la parola ci si trova ”oltre” la verità ,che viene ostacolata dalle notizie le quali colpiscono il lettore alla ”pancia” impedendogli, appunto, una  analisi critica.

”Tutto svaniva nella nebbia. Il passato veniva cancellato,la cancellazione dimenticata, e la menzogna diventava realtà.” ( george orwell,1984)

La post-verità è un tratto principale delle propagande politiche che screditano l’avversario con false notizie, permettendo violazioni dell’etica e dunque anche del dovere di verità.Il termine è esploso,infatti, a seguito del referendum della Brexit e delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America del 2016, tanto che ”post-truth” è stata eletta, dall’Oxford English Dictionary, come parola dell’anno 2016.

La post- verità nella dittatura di Orwell

Il mondo della letteratura ha spesso giocato sul concetto di verità, sulla linea sottile che intercorre tra il vero e il falso e su come quest’ultimo possa essere assunto per verità. Un caso confacente è il noto romanzo distopico di George Orwell1984, considerato uno dei più validi esempi di post-verità.

All’interno del romanzo si presenta un mondo a rovescio in cui «la guerra è pace»«la libertà è schiavitù» e «l’ignoranza è forza», un mondo in cui la verità viene continuamente manipolata e distorta tanto che il protagonista, Wiston Smith, dipendente presso gli uffici del Ministero della Verità, è incaricato di modificare le tracce del passato e i documenti storici, in modo da renderli attinenti a ciò che voleva il Partito. Perciò, data l’assenza di fonti attendibili e di prove, risulta quasi impossibile distinguere la verità dalla menzogna.

”Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato.”

Questa sorta di ”pulizia” della storia scritta, di  manipolazione dell’informazione, ci rimanda al romanzo di fantascienza di Ray BradburyFahrenheit 451, che vede come scenario un mondo in cui il compito dei pompieri non è quello di spegnere incendi ma di provocarli, bruciando libri, riviste e giornali considerati illegali in quanto istigano al pensiero.

La post-verità come democrazia

”noi, come popolo libero, abbiamo liberamente deciso che vogliamo vivere in una sorta di mondo post-verità.” (Steve Tesich nella rivista ”The Nation”)

Ma è possibile pensare alla post-verità anche in termini positivi? Gianni Vattimo, filosofo e deputato europeo, inventore a livello mediatico della post-verità, non da un valore negativo del fenomeno come gli attuali ”utilizzatori finali” del termine, bensì lo traduce in termini positivi : abbandonare la verità e riconvertirla sotto forma retorica è per lui un processo di emancipazione e liberazione. Vattimo riconduce il tema della verità a una questione di condivisione sociale, perché la verità non si ”incontra” ma si costruisce con il consenso e il rispetto della libertà. La molteplicità di opinioni, la possibilità di condividere il proprio pensiero e mettersi a confronto con gli altri può essere l’apparente debolezza  della post-verità ma, a ben guardare, è proprio la forza della democrazia.  

Questo continuo vortice di opinioni, di verità sbagliate, può spesso farci perdere e allontanare da ciò che è reale ma permette lo sviluppo di opinioni aprendo al dialogo e alla condivisione. Allo stesso tempo siamo costantemente in bilico sul filo del rasoio in cui, facendo un passo falso, possiamo essere ingannati da notizie non vere e il nostro punto di vista può venire assorbito da quello di qualcun altro, ma se procediamo nei giusti passi possiamo arrivare ad un dialogo, a  uno scambio di idee e opinioni reciproco.

Del resto, come disse il filosofo Carlo Sini, la verità è un’avventura attiva e pratica nella quale si coopera e la si costruisce , perché non è mai già fatta. In un dialogo con l’altro, in cui convincerlo che non possiede la verità, ma che , senza di lui, la verità non si fa. Lui non ce l’ha, ma io non la posso fare senza  di lui. Questa è l’essenza della democrazia:  capire che non si può escludere nessuno, anche se non si deve ”credere” a nessuno.

 

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