Ancora una volta le affermazioni del neo premier Matteo Salvini suscitano la rabbia degli esponenti del mondo sanitario. Il 1 Luglio, il premier avrebbe dichiarato un crescente timore nei riguardi della criminalità, sostenendo che il 95% dei casi sia dato da individui affetti da patologie psichiatriche. pazzi discriminatiMa non solo. Pochi giorni dopo, durante il programma In Onda, trasmessa su La7, avrebbe affermato di voler rivedere determinate «finte riforme» che avrebbero determinato la chiusura di strutture sanitarie necessarie, al contrario,  a cancellare il «dramma delle famiglie abbandonate al loro destino» e a contenere, dunque, la presunta pericolosità rappresentata da queste persone. Diversi psichiatri hanno reagito con durezza alle parole di Salvini, ritenendole inopportune e cariche di affermazioni prive di fondamento per diverse ragioni.

Cenni di storia della psicologia

È facile chiedersi come sia potuto accadere che strutture che, all’apparenza, possono sembrare di vitale importanza, vengano chiuse. Per trovare la risposte a questa domanda occorre tornare un po’ indietro nel tempo. Le prime indagini e le prime terapie studiate in favore della cura della malattia mentale risalgono all’inizio dell’Ottocento, un periodo nel quale la psichiatria non si era ancora inserita come disciplina facente parte delle scienze mediche. Non essendo, dunque, studiata da un punto di vista scientifico, vigevano ancora falsi miti e credenze provenienti teoria di ipocritedall’antica Grecia, secondo cui l’esistenza dell’uomo era governata da quattro umori: sangue, flegma, bile gialla e bile nera. Si tratta di una teoria sviluppata da Ippocrate, la quale verrà poi ripresa da Galeno, il quale sviluppò la teoria dei quattro temperamenti: collerico, sanguigno, melanconico e flemmatico. Quindi, coloro che studiavano le patologie mentali facevano riferimento a questa tradizione, sviluppando terapie che connettevano l’insorgere della malattia ad una sorta di squilibrio in questi fluidi vitali. Non solo, vigeva anche la credenza secondo la quale i malati mentali avessero attirato su di loro il male attraverso una vita condotta all’insegna della malvagità. Le cure per questi individui consistevano, quindi, di docce gelate, salassi e induzione al vomito, utilizzate come forme di terapia e come espediente per ristabilire l’equilibrio in un corpo vessato e posseduto dal male.

Dai salassi alle prigioni

Essendo, dunque, considerati come individui affetti dal male e da squilibri interiori, nasceva l’esigenza di isolarli, poiché non potevano far parte della normalità. Nacquero gli ospedali psichiatrici, i cosiddetti Manicomi. Queste strutture erano quanto più possibile simili a delle prigioni, delle strutture nelle quali i malati psichiatrici venivano isolati, derisi, percossi e nutriti in modo indegno. trattamento di malato mentaleCon il progredire dello studio dal punto di vista scientifico, cominciò ad instaurarsi in maniera sempre più ferma l’idea di un trattamento per i pazienti che rispettasse criteri morali. Vennero istituite, a livello accademico, le figure degli psichiatri come medici specializzati. In Italia si consolidò l’idea secondo la quale strutture come quella degli ospedali psichiatrici non fossero necessarie e che non fossero d’aiuto al paziente dal punto di vista terapeutico. Nacque l’esigenza di far sentire il malato psichiatrico quanto più vicino possibile alla normalità, modernizzando la terapia, i trattamenti e le strutture. Le «finte riforme» a cui fa riferimento Matteo Salvini sono quelle costituenti la legge Basaglia del 1978, che ha determinato la chiusura di strutture sanitarie come quelle del manicomio. Ad oggi, l’Italia è l’unico paese nel quale è stata approvata una legge che promuovesse la chiusura degli ospedali psichiatrici. Di contro, però, vennero aperte come il Csm e Cd, dei centri di salute mentale e centri diurni. Infine, per chi necessitava di trattamenti che richiedevano tempistiche più lunghe, vennero aperti gli Spdc. catene per malato mentaleAd oggi, queste strutture sono considerate il fondamento di un’eccellente sistema volto alla tutela della salute mentale, il cui unico problema è rappresentato dalla mancanza di fondi. Infatti, i finanziamenti dedicati al settore della Psichiatria toccano a malapena il 3,5% del totale della spesa sanitaria italiana, contro il 10% o 15% investito da paesi come la Francia, la Germania, l’Inghilterra e la Spagna per le loro strutture. 

Istigazione alla discriminazione

Soggetti come coloro che contraggono patologie psichiatriche fanno parte di una fetta della popolazione italiana decisamente ristretta. Per di più, tengono a precisare gli psichiatri, si tratta di una parte di popolo vessata, da sempre, da numerosi pregiudizi. Essendo non solo parte di una minoranza, ma anche dei soggetti sensibili a causa delle patologie mentali dalle quali sono affetti, questi occupano una posizione decisamente delicata all’interno malattia psichiatricadella società. Non è raro che la “diversità” di questi individui non venga vista di buon occhio. È facile, inoltre, che si sperimentino forme di paura, sia per ciò che non si conosce, sia per ciò che non si può o non si riesce a comprendere. L’essere umano è portato, poi, per un innato istinto di sopravvivenza, ad allontanarsi e a provare paura per ciò che non conosce per mantenersi al sicuro e accade che, quando la paura viene socialmente condivisa, possano emergere i primi germi della discriminazione, dei fantasmi che, se alimentati, possono portare conseguenze fortemente negative per chi ne è vittima. Dunque, esattamente come la battaglia intrapresa contro i migranti, le dichiarazioni portate avanti da Salvini non fanno che legittimare queste forme di discriminazione, incentivando non solo il rifiuto netto e, a volte, violento del soggetto “diverso”, ma anche il disprezzo per una minoranza che non ha come difendersi e che, inevitabilmente, viene schiacciata.

Alice Tomaselli

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