Simone Pillon e la riforma ddl, letteradonna.it

Lo scorso 10 settembre il senatore Simone Pillon, leghista e organizzatore del Family Day, ha depositato in Commissione Giustizia al Senato una nuova proposta di legge, che modificherebbe in maniera importante il vigente diritto di famiglia.
Il ddl Pillon mira all’ottenimento della bigenitorialità perfetta. In caso di divorzio il mantenimento dei figli, il loro affido, i costi e anche il tempo da trascorrere insieme dovranno essere equamente divisi tra padre e madre. Questo diritto si basa sul fatto che essere genitori è un impegno che si prende nei confronti dei figli e non dell’altro genitore.
Nell’esclusivo interesse del minore, “questi ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione e istruzione da parte di entrambe le figure genitoriali”.

Le disposizioni e le critiche all’articolo 11

Nell’art. 11 del ddl si legge che il minore ha il diritto di trascorrere lo stesso tempo con entrambi i genitori: compresi i pernottamenti, non meno di 12 giorni al mese.
Inoltre il provvedimento si propone di contrastare il fenomeno dell’alienazione genitoriale. Durante una separazione o un divorzio, viene quasi sempre a mancare per un genitore il diritto di stare con il proprio figlio. Il più delle volte questo accade nei confronti dei padri: la riforma di Pillon è infatti stata fortemente richiesta dall’Associazione dei padri separati.
Viene inoltre introdotta la figura del mediatore familiare, un professionista che aiuta i genitori a trovare un accordo comune nell’interesse del minore. La sua presenza è obbligatoria ma a carico della coppia.

Secondo alcuni esponenti del Pd, il provvedimento “stravolge il diritto di famiglia vigente in Italia”. Costringe bambini e bambine a vivere scissi tra i propri genitori – che magari possono arrivare addirittura ad odiarsi reciprocamente.
Le critiche dei Dem giungono anche nei confronti della disposizione per la quale chi non ha possibilità di ospitare il figlio in spazi adeguati perde il diritto di tenerlo con sé. Quindi il genitore più povero potrebbe perdere la possibilità di vedere il bambino, uno scenario che relegherebbe la questione a semplici fattori economici.

Un evento che rivoluziona la vita del piccolo, anahera.news

Guida per una separazione serena e consensuale

Il trauma della separazione colpisce i genitori ma soprattutto ha conseguenze dolorose sui bambini: il divorzio viene scelto dagli adulti e non dai piccoli, che invece sono obbligati ad accettare e subire questa decisione.

Bisogna ricordare che un figlio ama entrambi i genitori – a meno di situazioni specifiche – quindi sarebbe peggio chiedergli di ‘schierarsi’.
Non bisognerebbe coinvolgerlo nei risentimenti che padre e madre provano l’uno nei confronti dell’altra. Questo lo farebbe sentire non protetto e renderebbe la situazione ancora più dolorosa.

Nel raro caso in cui per i genitori conti di più uscire vincitori da questo conflitto rispetto al bene del proprio bambino, chiedere aiuto a uno specialista è la soluzione migliore. L’idea della mediazione familiare proposta nel ddl non è poi così malvagia. Può aiutare a ricreare un clima migliore permettendo ai figli di poter esprimere liberamente un possibile disagio.
È importante ritrovare un dialogo che possa rispondere alle esigenze di tutto il nucleo familiare. Un dialogo guidato dietro le quinte proprio dal mediatore. Affronta sia aspetti emotivi come l’affidamento dei figli, sia quelli materiali come la divisione dei beni.

Spesso la mediazione familiare viene confusa con la terapia di coppia, ma non è così. Questa ha come obiettivo quella di favorire la separazione consensuale della coppia stessa, invece la terapia mira al miglioramento delle dinamiche relazionali. È una pratica che non esplora il passato della coppia, ma solo gli aspetti presenti e futuri.

La separazione e il divorzio lasciano sicuramente un segno indelebile in tutte le parti coinvolte: nei genitori, nelle rispettive famiglie e nei bambini. Ma è importante che questi ultimi siano il meno possibile spettatori coinvolti in un evento già di per sé destinato a rivoluzionare la loro vita.

Martina Di Perna

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