Gmork: Sei uno sciocco e non sai un bel niente di Fantasia. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi Fantasia non può avere confini. Atreyu: Perché Fantasia muore?
Gmork:
Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.
Atreyu:
Che cos’è questo Nulla?!
Gmork:
È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo. Atreyu: Ma perché?!
Gmork:
Perché è più facile dominare chi non crede in niente. Ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.


Con questo dialogo, tratto dal film “La storia infinita” del 1984, il regista Petersen ha voluto focalizzare l’attenzione su un tema filosofico ampiamente discusso tanto che, al giorno d’oggi, può essere letto e interpretato come una vera e propria metafora del mondo contemporaneo: il Nulla. Atreyu, il giovane protagonista della storia, si trova a dover salvare il regno di Fantasia che progressivamente scompare sotto l’incombente avanzata del Nulla. Ricostruendo l’intreccio tra fantasia e realtà su cui si snoda la storia, il messaggio che traspare è che la speranza e il sogno rappresentano l’unico modo per sopravvivere al nichilismo. Onorando la riflessione parmenidea “l’essere è e non può non essere” il film si interroga su quale significato possa avere un ipotetico discorso sul nulla, dando voce ad un percorso filosofico che passa per metafisica e logica, Heidegger e Carnap. Generalmente il nulla viene interpretato come “ciò che non è” e, da un punto di vista strettamente logico, dargli un senso significherebbe cadere in una contraddizione. Infatti, l’inesistenza di ciò di cui si parla rende inutile ogni discorso che lo riguardi, rendendolo falso e assurdo a priori.

Heidegger: il nulla al di là del tutto

A parlare del nulla come qualcosa di estremamente significativo è il filosofo Martin Heidegger. Conferendo al proprio discorso un rilievo allo stesso tempo esistenziale e metafisico, Heidegger tematizza la nozione del nulla come qualcosa che è “al di là dell’ente” e che rappresenta tanto la caducità dell’uomo, quanto la possibilità che l’essere ha di non essere, ovvero la contingenza del mondo. Ora, Heidegger è consapevole delle difficoltà logiche a cui la metafisica va incontro: come si fa anche solo a “parlare” del niente, ovvero di ciò che “non è”? Ma per Heidegger si può trovare «un’esperienza fondamentale del niente» solo nell’indagine metafisica. O meglio, è possibile che l’uomo, tramite le esperienze “extra-logiche” dei propri sentimenti, arrivi a percepire il nulla come sensato. Si tratta di sentimenti che hanno in sé un valore conoscitivo e rivelativo, in quanto ci fanno sentire «situati» nella “totalità” mondo. Osserva Heidegger che, tra i sentimenti, l’angoscia è quella che ci fa sentire il mondo intero come “dileguante” ed è in essa che si rivela il nulla.


Nulla e tutto, essere e non essere: una riflessione angosciante che ci mostra la vera costituzione ontologica dell’uomo in quanto “essere finito”. Oltre a questo, l’angoscia svolge dunque una funzione metafisica importante: ci fa capire che l’essere è e potrebbe non essere. Come si vede questa è un’evidente messa in discussione di tutta la tradizione metafisica che si è, fino a quel momento, richiamata a Parmenide. Opponendosi a quest’ultimo, infatti, Heidegger ha come obiettivo quello di pensare l’essere delle cose in relazione al loro poter non essere, e quindi nella loro finitezza. Nel solco di questa riflessione possiamo dunque concludere che tutto ciò che è può dileguarsi da un momento all’altro, può non essere più, come l’uomo stesso.

Carnap e l’insensatezza della metafisica

Totalmente in opposizione ad Heidegger, il logico e filosofo tedesco Carnap considera la metafisica una mera insensatezza, totalmente priva di significato. Essa deve essere piuttosto sostituita dal rigore dell’analisi logica, la quale assume l’arduo ruolo di delimitare il campo della sensatezza. Nella “Sintassi logica del linguaggio”, infatti, Carnap afferma che il linguaggio sia solamente metaforico ed espressivo e che, in generale, la metafisica sia del tutto inesprimibile. Tornando ad Heidegger, abbiamo visto come egli si interrogava sull’origine del nulla e lo identificava nel sentimento di angoscia, al contrario Carnap (per mostrare l’illogicità e l’insensatezza di queste affermazioni) osserva che esse sembrano esprimere pensieri, ma che in realtà sono insensate. Affermazioni metafisiche come “Il nulla è” sono solo delle “pseudo-proposizioni”, cioè proposizioni grammaticalmente corrette ma logicamente prive di significato. Dovendo riassumere le diverse posizioni che i due filosofi assumono nei confronti del nulla, è evidente come Heidegger affidi alla metafisica un ruolo primario ed elevi il nulla a sentimento, mentre Carnap riduce il discorso ad una riflessione del tutto logica e, in quanto tale, insensata. In conclusione, dunque, per Heidegger il nulla possiede un significato conoscitivo, in quanto pone un problema metafisico, mentre per Carnap essa non ha alcun valore conoscitivo.

La storia infinita come metafora del mondo attuale

Sia Heidegger che Carnap, dunque, rappresentano due poli opposti all’interno di un dibattito che è stato ampiamente sperimentato anche in letteratura, basti pensare a Shakespeare o Leopardi (“I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto”, Giacomo Leopardi). Tutte queste complessità e incertezze emerse e legate al discorso sul nulla, hanno contribuito ad elevare questo discorso a morale attuale. A contribuire alla profondità di questa esigente domanda “metafisica”, vi è il fatto che oggi più che mai possiamo cogliere la morale di questa storia. Realtà e immaginazione spesso si scontrano, quando piuttosto dovrebbero imparare a convivere. Essendo l’uomo completamente immerso in un contesto sociale spesso stressante ed eternamente in dinamismo, egli spesso dimentica di sperimentare le infinite potenzialità della propria mente. Confuso da uno stile di vita che lo rende saturo del mondo reale, egli è portato a dimenticare quello di Fantasia. Ogni desiderio, ogni sogno, ogni passione appartiene a questo mondo. Non si tratta di una mera e ingannevole illusione. Talmente obeso nella mente, l’uomo non è più capace di sognare. E nulla è peggio che dimenticarsi di essere liberi di immaginare, di pensare e di desiderare.

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