Per chi ancora credesse che il medioevo sia stata un’epoca buia, di povertà e persecuzioni, ebbene, consideri quanto abbia contribuito, con i suoi artisti, a reinventare l’arte, modernizzandola e rivoluzionandola. Tra il XIV e XV secolo, l’arte italiana rivoluzionò le tecniche del dipinto, della scultura e dell’architettura recuperando le regole dell’antichità, richiamando scene e personaggi comuni. Per comprendere come la rivoluzione prese piede, bisogna considerare che il quel periodo ci fu un impressionante recupero dei testi antichi di greci e romani, che portò ad un grande sviluppo della cultura letteraria, artistica e filosofica. Quest’epoca d’oro è chiamata Rinascimento. Fu l’epoca in cui gli artisti compresero che la centralità dell’uomo rispetto all’universo: tutto è costruito per lui, con le sue proporzioni. In particolare i tre fiorentini che diedero il via alla cultura rinascimentale in Italia furono: Filippo BrunelleschiDonatello Masaccio.

Come si vede, tutto è progettato seguendo le proporzioni dell’uomo.

Brunelleschi e la ‘costruzione’ dello spazio

Ci troviamo di fronte ad una scena in cui l’uomo prende coscienza della sua natura, delle possibilità che potrebbe raggiungere. L’uomo ora interpreta la realtà con la sua ragione, comprendendo di essere al centro dell’universo: Brunelleschi costruisce intorno a lui la rivoluzionaria prospettiva. La rivoluzione arrivò con lo Spedale degli innocenti, in cantiere dal 1419 al 1444. L’artista ha costruito l’edificio formando un tutt’uno con la piazza, abbracciandola e riprendendo elementi architettonici e colori, ma ciò che impressiona di più è la costruzione razionale che detta le regole dello spazio e dell’opera. I grandi spazi naturali, infiniti della vecchia tradizione sono racchiusi in maniera ordinata sotto le grandi arcate che si alternano con gran ritmo, costruendo dei quadrati immaginari, di nuovo portando l’attenzione sul senso dell’ordine e della misura. La parola chiave è dunque proporzione. Al centro di questa proporzione universale, vi è l’uomo attorno al quale il mondo si struttura, funzionale alla sua visione del mondo. L’uomo è padrone di sé stesso, la ragione lo guida, la ragione è il metro per comprendere il mondo.

L’uomo al centro del mondo

A distanza di secoli anche Nietzsche propone una teoria filosofica molto simile, per certi aspetti. Anche lui vuole riconsiderare la figura dell’essere umano, vuole ricondurla al centro della vita morale. Per troppo tempo, secondo il filosofo, l’uomo è stato vittima dei valori dominanti che schiacciavano e svilivano la sua individualità. Propone una trasvalutazione dei valori che possa far comprendere al singolo le sue potenzialità. Non c’è da stupirsi di una reazione di questo tipo, se consideriamo l’epoca e i precedenti autori, come Rousseau, un secolo prima, Marx, Mill e l’utilitarismo, che invitavano al riscatto individuale e al vivere senza eccessivi obblighi morali per far fiorire il proprio carattere. In quest’ottica non è difficile comprendere il collegamento: da una parte, l’artista che si erge sopra il volgo che reinventa lo spazio e lo costruisce intorno alle esigenze dell’uomo; dall’altra, il filosofo che rivaluta la natura umana, vuole accettarla e non vederla costretta da false morali e vuote opinioni.

Alessandro Martino

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