L’infanzia nell’età vittoriana

E’ il 1865, in Inghilterra. Inventare una storia da raccontare ai più piccoli è un compito difficile anche in piena epoca vittoriana. In questo periodo, però, i bambini vivono una situazione di profondo disagio socioculturale. Solo i figli degli aristocratici, infatti, hanno accesso all’istruzione. Il sistema scolastico inglese, inoltre, si rivela improntato alla sterile acquisizione di nozioni ed i metodi educativi utilizzati sono estremamente inadeguati. In altre parole, anche coloro che hanno l’opportunità di studiare vengono privati della loro individualità e costretti alla conformità attraverso una severa disciplina.

Una storia per bambini

Dopo le opere di Charles Dickens, Charles Lutwidge Dodgson, matematico e scrittore inglese, decide di denunciare tale situazione in maniera originale ed imprevedibile. Sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll, pubblica “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie“: un’opera per far addormentare i più piccoli e far riflettere i più grandi. La protagonista è Alice, una bambina che, sognando di inseguire un coniglio bianco, cade in un mondo sotterraneo caratterizzato da paradossi e assurdità.

Il regno del paradosso

Il mondo in cui Alice è catapultata è popolato da creature surreali che come il Cappellaio Matto, il gatto del Cheshire e la Regina di Cuori sono ben lontani dal senso comune. E’, insomma, un mondo in cui i concetti di istruzione, logica, identità, spazio e tempo sono privati di ogni significato. Ad un’analisi più attenta, però, emerge lo stretto legame che unisce l’opera alla più grande passione dell’autore: la matematica. L’intero romanzo, infatti, può essere considerato un teorema matematico.

Alice in un’illustrazione di John Tenniel, (Wikipedia)

Alice e le meraviglie della matematica

Tra le avventure della protagonista, Lewis Carroll non si lascia sfuggire l’occasione di inserire giochi di parole e indovinelli tutt’altro che banali. All’inizio del secondo capitolo, ad esempio, nel tentativo di riprendere coscienza della propria identità, Alice ripete la tavola pitagorica. I risultati ottenuti dalla protagonista, però, non sono esatti. Più precisamente, non sono esatti nel sistema di numerazione decimale, ma sono ricavati dalla tabellina del quattro aumentando ogni volta la base di tre.

Un’opera per i più grandi

Inventare una storia da raccontare ai più piccoli, quindi, non è un problema per Lewis Carroll. Nell’opera, tuttavia, egli persegue l’obiettivo primario di smentire e denunciare, attraverso le ferree regole della logica matematica, i modi di pensare e il sistema educativo tipici di un’epoca priva di originalità, immaginazione e fantasia.

Antonio Francesco Mello

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