La concezione dell’uomo nel ‘400

Homo faber fortunae suae (l’uomo è artefice del proprio destino), una delle locuzioni latine riscoperte e maggiormente rivalutate nel periodo dell’umanesimo, movimento culturale sviluppatosi nel ‘400 a partire dalla figura di Francesco Petrarca. L’homo faber rappresenta un sapere non fine a se stesso, ma che racchiude anche un potere: un sapere, cioè, non solo contemplativo, ma funzionale all’azione, costruttore del mondo, in virtù della centralità che l’anima umana assume nell’universo. Con l’avvento dell’umanesimo, infatti, lo sguardo degli intellettuali sembra mutare la propria direzione: il pensiero dei secoli precedenti, basato su un interesse per il cosmo e per le essenze metafisiche, viene messo da parte a favore dell’uomo, della sua parola e del suo comportamento.

Pico della Mirandola e l’ Oratio de Hominis Dignitate

Pico della Mirandola

Pico della Mirandola (1463-1494), indubbiamente uno degli ingegni più vivaci di questo periodo, dotato di cultura immensa e memoria proverbiale, è uno dei maggiori interpreti di questa visione non più teocentrica, ma antropocentrica. Durante la sua carriera di intellettuale, mirò a stabilire alcune verità generali, ricavate dalla convergenza di tutte le filosofie dell’umanità, sulle quali pensava potessero accordarsi tutti i dotti, in un ideale di pace e sapienza universale: a tal fine organizzò un convegno, che doveva tenersi a Roma, per discutere ben novecento tesi da lui elaborate alla fine del 1486. Introduzione al convegno doveva essere la celebre Oratio de Hominis Dignitate (discorso sulla dignità dell’uomo), che riprende tematiche estremamente diffuse nel pensiero del tempo. L’autore struttura l’argomentazione assumendo, con mossa spericolata, il punto di vista di Dio, cui addirittura lascia direttamente il compito di spiegare la natura della sua creatura: una natura eccezionale perché l’uomo, venuto alla luce per il desiderio divino che vi fosse un essere capace di comprendere le leggi del creato, e amarne la bellezza, non nacque da un “archetipo” della mente divina, ma dalla riunione, potenziale, di tutte le identità assegnate singolarmente alle altre creature. L’uomo non è costretto da nessuna legge prescritta, vive in una condizione di libero arbitrio che gli permette di determinare la propria natura da sé. Non è stato creato né come essere terreno, né come essere celeste, né mortale, né immortale, ma grazie alla decisione del proprio animo, può raggiungere la forma da lui preferita. La consapevolezza di questo dono, secondo Pico, deve comunicare una “sacra ambizione” per cui, non soddisfatto della mediocrità, l’uomo possa anelare a sempre maggiori altezze e si sforzi con costanza di raggiungerle. Una sfida sicuramente complessa quella a cui chiama l’autore, ma che sembra essere accolta a piene mani anche da alcuni personaggi contemporanei ormai divenuti iconici.

Alex Honnold e Free Solo

Alex Honnold (Free Solo – 2018)

Alex Honnold, classe 1985, è un arrampicatore e alpinista statunitense, noto per quanto riguarda la pratica del free solo (climbing senza corda di assicurazione)  e dell’arrampicata di velocità, ambito in cui ha stabilito numerosi record. Si parla proprio di lui nel documentario vincitore del premio Oscar Free Solo, sorprendente e coraggioso ritratto intimo del climber che si prepara a realizzare il sogno di una vita: scalare senza corde la parete rocciosa più famosa al mondo, i quasi mille metri di El Capitan nel parco nazionale di Yosemite. Quando gli viene chiesto se ha paura, risponde di essere semplicemente più capace di accettare l’idea che un giorno morirà, ma che tutto ciò deriva da un allenamento duro e costante. Nonostante tutti gli obiettivi raggiunti, ad Alex è stato affibbiato un soprannome particolare all’interno della comunità dei climbers: “no big deal”, “niente di che” , termine che, però, lo descrive meglio di qualsiasi altro, perché il re dell’impossibile è anche il re dell’understatement e forse è proprio questo a renderlo capace di mirare al raggiungimento di quelle altezze sempre maggiori di cui ci parlava anche Pico. Nove anni solo per pensare questa salita, giorni di allenamenti mirati, interi tiri mandati a memoria per portare a termine una scalata che è semplicemente un passo avanti per l’umanità. Honnold è riuscito ad andare oltre, prendere e portare indietro qualcosa a beneficio degli altri ed è proprio questo, come afferma Emilio Previtali, noto alpinista, il significato della parola conquista.

Marta Guerzoni

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