Si chiama “Kiki Challenge” ed in pochi giorni è diventato un vero e proprio tormentone targato estate 2018. Il gioco, che consiste nel catapultarsi da un’auto in movimento per eseguire un ballo improvvisato sulle note della canzone di Drake “In my feelings”, è ormai una moda che dagli USA si è diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo. Peccato che non pochi partecipanti sono stati sfortunati protagonisti di disavventure più o meno inaspettate, vittime dell’inspiegabile (ma non troppo) fascino dell’insensato…

https://www.youtube.com/watch?v=7s_q4MZSUpU – Video ormai famoso, rivelatosi un falso.

Genesi di un tormentone

Tutto è cominciato circa un mese fa, con un video pubblicato su Instagram dal comico americano Shiggy. Il ragazzo si è fatto riprendere mentre eseguiva una danza piuttosto scenografica seppur non troppo difficile. Ebbene, il ballo di Shiggy, che conta ben 1,8 milioni di follower, per qualche strano motivo – come capita spesso per i meme e molte altre insolite tendenze – è diventato virale ed è stato in fretta imitato da centinaia di persone.

https://www.youtube.com/watch?v=uJd-6_hoku0

Si tratta di una coreografia a metà tra la dab dance, un particolare movimento delle braccia nato nella cultura hip hop, e la mannequin challenge, quella “sfida” che consisteva nel rimanere fermi immobili in posizioni improponibili a cui si prestarono in molti un paio di anni fa.

Shiggy e Drake

La Challenge

Un’auto, uno smartphone, un amico disposto a fungere da autista e da cameraman ed un profilo social che permetta la condivisione del video realizzato. Basta poco per prendere parte alla “Kiki Challenge”, l’ennesima moda che spopola sul web e si impone a pieno titolo tra i tormentoni dell’estate 2018. Il protagonista della sfida in questione deve catapultarsi in strada da un’auto in movimento mentre viene ripreso e improvvisarsi ballerino sulle note della canzone “In My Feelings” del rapper canadese Drake, danzando parallelamente al percorso della macchina da cui è sceso tra coreografie stravaganti e inedite bizzarrie sceniche. Una volta conclusa l’esibizione basterà postare il filmato sui social corredato dagli appositi hashtag che inneggiano al gioco per vincere la sfida.

Ogni partecipante può prendere parte alla challenge con modalità differenti, tanto che i ‘registi’ più ingegnosi hanno previsto la comparsa di protagonisti a dir poco insoliti nei loro filmati.

https://twitter.com/twitter/statuses/1023615024181456897

https://twitter.com/twitter/statuses/1021722945096503298

Peccato che per questo nuovo fiore all’occhiello della rete il confine tra moda innocente e tragedia sia fin troppo sottile, tanto che il passo tra gioco divertente ed ospedale si è già rivelato assai breve per non pochi aspiranti ballerini.

Dalle strade-balera all’ospedale…

Di certo, non c’è da sorprendersi se l’insana idea di balzare giù da un’auto in corsa ha già mietuto non poche vittime. Come viene ribadito continuamente dalla Polizia e dalle autorità di mezzo mondo, scendere da un’auto che si muove è molto pericoloso e può creare seri problemi a chi partecipa alla Kiki Challenge ma anche a chi sta semplicemente transitando nella zona, considerando soprattutto che essa spinge i partecipanti a ‘recitare’ nel video senza badare al traffico e ad eventuali ostacoli.

https://twitter.com/twitter/statuses/1018298316692520960

Incidenti della “Kiki challenge”

…o al carcere.

Tra gli inconsueti casi di cronaca imputabili a quest’ultima tendenza, spicca inoltre una storia a dir poco singolare, quella di una ragazza sudamericana che, frattanto che era in procinto di concludere la sfida, è stata beccata dalla polizia e ammanettata.

Una sorte simile è toccata a tre influencer stranieri, fermati ad Abu Dhabi con l’accusa di aver messo in pericolo la vita altrui e di aver tenuto comportamenti “contrari ai valori della società degli Emirati, che costituiscono una violazione della moralità pubblica”.

Non solo, la moda è stata dichiarata fuori legge anche in Egitto e, secondo l’Egypt Independent, uno studente egiziano è stato arrestato al Cairo.

L’idiozia fa l’uomo ladro

Tuttavia, tra le vittime della Challenge non sono annoverati solo coloro che si sono infortunati fisicamente o sono stati puniti penalmente. Basti pensare alla ragazza che, mentre si cimentava nel ballo virale, ha avuto la sfortuna di essere oggetto di un furto. Mentre era concentrata sui passi di danza, infatti, la borsa che teneva in spalla è caduta per terra e, prima che la giovane se ne accorgesse, sono stati due ladruncoli a raccoglierla e a scappare con la tracolla in sella ad uno scooter, a testimonianza di come l’occasione, soprattutto quando viene servita su un piatto d’argento e condita con non poca idiozia e superficialità, fa l’uomo ladro.

https://twitter.com/twitter/statuses/1023179012963815424

Il fascino dell’insensato, l’attrazione verso il proibito

Sempre più spesso è possibile riscontrare un crescente interesse generale verso ciò che è di per sé sciocco, insensato, scevro di qualsiasi ombra di utilità nella maniera più remota. E’ preoccupante la popolarità della vuotezza tanto quanto l’imperante tendenza all’idiozia, alla necessità del trash, all’esigenza del misero, al culto dell’irritante, all’impegno verso ciò che non ha bisogno di impegno, in termini di impiego di energie intellettuali, s’intende.

Frame di alcune Kiki challenge

Quest’ultima challenge ha dalla sua due ingredienti fondamentali per garantirsi ogni possibilità di successo: il fascino dell’insensato, quello peculiare di ogni altro gioco virale che si rispetti, e l’attrazione verso il proibito, che ha trovato la sua massima espressione nella Blue Whale Challenge (la sfida della nota balena blu che prevedeva come ultimo step il suicidio) e che in maniera velata si manifesta anche nella pericolosità latente di quest’ultima moda diffusasi ormai su scala planetaria.

Il no sense che piace

Volendo ricercare motivazioni più o meno plausibili per cui ciò che è insensato esercita così tanto carisma sull’individuo medio, potremmo arrivare ad un semplice assunto: l’insensato fa ridere, infonde curiosità e rappresenta un’oasi di superficialità nella frenesia quotidiana, un balsamo per i mediocri, un modello idilliaco di esistenza svincolata da ogni preoccupazione per gli stacanovisti, una finzione bella, che piace.

Procediamo per gradi. L’insensato diverte, che sia per l’inettitudine dello spettatore o per il degrado che ritrae. Così genera automaticamente scalpore e, dunque, per effetto domino, ciò acuisce la sua popolarità. La risata suscitata da quest’ultimo, che sia sarcastica o ‘di pancia’, che venga originata da sotteso spasso o da sdegno e disgusto, resta tale. Nell’uno o nell’altro caso, allora, la curiosità che gli utenti della rete riservano a questi fenomeni li rende veri e propri casi mediatici, tanto da far sì che diventino addirittura oggetto di discussione ed interesse, basti pensare all’ormai mitico Young Signorino.

Young Signorino

Che si tratti di meteore destinate ad estinguersi con la stessa velocità con cui la loro scia di luce si è mostrata agli occhi del mondo è più che certo. Tuttavia, è altrettanto indubbio che, nel cielo fitto di polvere di stelle ormai implose che oggi sovrasta le nostre teste, è sempre più difficile scorgere astri che brillano di luce propria e non sono condannati al mesto buio della mediocrità.

Intanto, finché queste stelle cadenti e decadenti avranno l’indegno privilegio di guadagnarsi un posticino nel firmamento della celebrità, potranno essere il diversivo perfetto per quanti hanno la testa tra le nuvole: mediocri e insoddisfatti potranno consolarsi con la deficienza altrui mentre chi è suo malgrado fagocitato dalla frenesia quotidiana potrà illudersi che un’esistenza meravigliosamente superficiale dal motto rievocativo “Sta’ senza pensier” è un’utopia possibile, realizzata nel ‘no sense’ e nel trash.

Il senso del nonsenso

Cosa si intende con la parola “senso“? La sua ambiguità, definita da Hegel ‘felice’, implica tanto il riferimento alla percezione e alla sensibilità, quanto quello al significato e all’intellettualità. La tendenza a rapportarci con il senso ultimo delle cose nella misura in cui Agostino si afferiva al tempo (se non mi viene chiesto so cos’è, se me lo si chiede non lo so più) ci ha ineluttabilmente condannato ad un progressivo intorpidimento delle nostre coscienze, che oramai aride tanto di risposte quanto di domande si lasciano dissetare anche da quel che è scialbo di sapore.

Se volessimo allora descrivere l’ontogenesi dell’insensato, potremmo imputare proprio a questa mancanza di retrogusto che connota fenomeni inconsistenti quali il trash televisivo e le challenge virali l’impossibilità di essere percepiti dai sensi per divenire sensati, svincolandosi da un’accezione provinciale ed elevandosi all’ordine dei significati.

Magritte, Golconda: esempio di “nonsenso artistico”

L’antido all’accezione razionale del senso come soluzione al nonsenso: l’arte e la bellezza

Nella felice ambiguità che confina e costringe il senso a metà strada tra sensibilità e idealità, in un precario equilibrio che sembra propendere sempre troppo a favore della ragione, Schiller affida all’arte l’onere di risolvere quest’aporia, perché essa riattivi il circolo virtuoso che solo può riportare gli elementi sensibili alle vette massime del Pensiero.

La stessa arte può forse costituire l’unica, autentica e definitiva soluzione a questa tendenza che premia l’idiota e lo sgradevole. La penuria di bello ci porta ad accontentarci del piacevole, un piacevole che è tale solo nella misura in cui riesce a distrarre e a svagare, ma che di certo non ha nulla di propriamente tale.

Come evidenziato da Kant nella Critica del giudizio, il sentimento del bello e quello del piacevole sono due aspetti essenzialmente distinti: il primo profondo, intenso e universale, il secondo più superficiale e fugace.

L’uno si ritrova nell’arte che ha e conferisce senso, l’altro nell’inutile che è e genera nonsenso.

Purtroppo, però, parafrasando un altro famoso brano di Drake: We only love our bed and our momma, we are sorry, del resto poco importa.

In risposta agli inetti ed ai mediocri, spetta a coloro che amano la vita in ogni sua declinazione (oltre che il proprio letto e la propria madre) la responsabilità ed il privilegio di promuovere e creare arte per contemplare ed essere bellezza, quella bellezza che, come affermava il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij, salverà il mondo.

Monet, San Giorgio Maggiore al crepuscolo

Mariachiara Longo

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