Dalla “strega dell’Est” del Mago di Oz, la rappresentazione più tradizionale possibile dell’immaginario statunitense in fatto di streghe (pelle verde e naso adunco, cavalca una scopa e ha una risata malvagia), alle streghe della Disney come Malefica de “La bella addormentata nel bosco” (un concentrato di cattiveria e acidità, se la prende malissimo per non essere stata invitata ad una festa e lancia un fenomenale maleficio), fino allo scontro tra Gandalf e Saruman, magia bianca e magia nera, in contrasto proprio in virtù di morali opposte, il cinema ha offerto al mondo ogni sfumatura di questi personaggi, da quelle più fedeli a una ricostruzione storica a quelle ispiratesi alla letteratura, da quelle più spaventose, dedite al male, a quelle più affascinanti e positive. Certamente la saga di Harry Potter è il più grande “studio” cinematografico sulla magia: la racconta, spiega, la mette contro e a confronto con i non maghi. Ma nell’immaginario occidentale, le figure di streghe e stregoni hanno radici molto più antiche, che hanno acquistato maggior potenza con le perquisizioni attuate dal finire del XV secolo ad opera della Santa Inquisizione. Ed è proprio tra ‘500 e ‘600, in Italia (si, in Friuli, altro che Hogwarts), che operava una setta di streghe e maghi: i “Benandanti”, dei maghi buoni, magia bianca insomma, dalla stessa parte di Gandalf e mago Merlino. Se ve lo steste chiedendo, sarebbero certamente stati dei Grifondoro.

Il mito dei “Benandanti” friulani

Intorno al XVI-XVII secolo, in Friuli, si diffusero piccole congreghe che si adoperavano per la protezione dei villaggi e del raccolto dei campi dall’intervento malefico delle streghe. Tale culto discendeva da antiche tradizioni pagane contadine già diffuse nel Centro-Nord Europa. Al centro di questo culto vi erano i Benandanti, portatori di energie positive, riconoscibili già dalla nascita (erano coloro che nascevano ancora avvolti nel sacco amniotico). Si narra che i Benandanti erano in grado di fuoriuscire dai loro corpi, a volte sotto forma di nebbia altre volte prendendo l’aspetto di piccoli animali e in gruppo si riunivano per impedire i malefici. Si fronteggiavano, così, due eserciti: da un lato le streghe con le loro canne di sorgo dall’altra i benandanti armati solo di rami di finocchio. Gli scontri erano soliti avvenire durante i periodi delle quattro tempora (sono quattro distinti periodi di tre giorni – mercoledì, venerdì e sabato – di una stessa settimana approssimativamente per le tempora d’inverno fra la terza e la quarta domenica di Avvento, per le tempora di primavera fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, per le tempora d’estate fra Pentecoste e la solennità della Santissima Trinità e per le tempora d’autunno fra la III e la IV domenica di settembre). Se a prevalere erano i Benandanti, sarebbero seguiti mesi di abbondanza e prosperità, mentre se a vincere fossero state le streghe, i poveri contadini sarebbero stati afflitti da lunghi periodi di fame e carestia. Oltre ad essere potenti guaritori e terapeuti, i “Benandanti” potevano poi vedere i morti in processione e ascoltare i loro messaggi. Quest’ultimo potere era tipico delle donne che, in particolari occasioni (ad esempio durante il loro periodo mestruale), avevano visioni di conoscenti o parenti da poco defunti. Proprio sui Benandanti verte una delle più interessanti ricerche storiche sulla stregoneria e il culti magici, nel libro del 1966 “I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento” dello storico italiano Carlo Ginzburg. Secondo Ginzburg, nella realtà, si trattava di personaggi caratterizzati da un certo rifiuto dell’autorità e con un forte senso di indipedenza sempre, però, disponibili ad aiutare gli altri. Aiutanti e paladini del popolo contadino, i Benandanti erano un fattore sociale importantissimo nelle zone povere del Friuli seicentesco. Ma nonostante si presumesse fossero maghi buoni, fra 1575 e 1675 i benandanti furono decretati eretici dalla Santa Inquisizione. Verso la fine del Seicento tuttavia, l’Inquisizione allentò le sue inchieste e dei benandanti si persero le tracce anche per il poco seguito che ormai avevano tra la popolazione.

La magia nel 2019: ignoranza o pratica sociale?

Pratica violenta e legata al passato, al fascino per l’occulto, alla superstizione, all’ ignoranza. Oggi in molti descriverebbero così la stregoneria. Tra etichette cinematografiche e studi di un mondo che ci sembra lontanissimo. Eppure, la stregoneria è più legata al quotidiano e alla modernità di quanto si immagini. Si pensi all’Africa, che nell’immaginario europeo è ancora rappresentata come una terra selvaggia e arretrata, circondata da un’aura ancestrale che li rende quasi impermeabili ai cambiamenti in atto nel resto del mondo: il continente dominato da guerre tribali, popoli animisti e primitivi, strane usanze con una violenza di fondo del tutto ingiustificata. Un po’ per ignoranza un po’ perché editorialmente più accattivante, quella della magia stregonesca sembra la spiegazione occidentale più adatta alle pratiche africane. Così siamo portati a pensare che la magia in Africa sia sempre “nera” e frutto di una tradizione millenaria, conservatasi intatta con lo scorrere dei secoli e, quindi, profondamente retrograda. Ma per comprendere davvero l’importanza che simili credenze assumono nella società africana, dobbiamo mettere da parte le generalizzazioni e partire da un assunto fondamentale: la stregoneria non è legata all’ignoranza, ma è un fenomeno banale e quotidiano, trasformatosi e adattatosi al contesto contemporaneo. Dai villaggi si è spostata nelle città, e a credere nell’occulto sono persone come studenti, impiegati statali, medici e commercianti.

La stregoneria influenza l’atteggiamento di molti africani sia nella loro individualità, sia nelle loro scelte in comunità. Diventa una spiegazione per le disgrazie, i successi e gli insuccessi, le malattie. La stregoneria africana non si manifesta solo nei modi brutali a cui i giornali ci hanno abituati (si pensi al caso degli “enfants sorciers”, ovvero quei bambini che in alcune parti del Congo vengono accusati di stregoneria ed esiliati, torturati o uccisi), ma aiuta anche a fornire delle risposte e a livellare le disparità sociali. Come nel Friuli seicentesco, in Africa oggi la stregoneria non è solo una credenza. E allora è ancora bello pensare che i maghi e le streghe vivano ancora tra di noi, tra i “babbani”, senza che noi li possiamo vedere né riconoscere, mentre si battono per la sopravvivenza del nostro mondo l’uno contro l’altro dovendo sempre scegliere chi essere, a che idee aderire e che linea morale applicare.

Tommaso Ropelato

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