Io e Salvini ci siamo dati la parola sulla Rai che metteremo all’interno persone al di sopra di ogni sospetto di appartenenza politica“. Quell’ Io è il Vicepresidente del Consiglio dei ministri Luigi Di Maio. 9 luglio 2018. “In onda” (LA7).

Parlando di Jaques Attali, “ha criticato il (spero) nascente governo Lega-5 Stelle“. Le parole sono di Marcello Foa, 13 maggio 2018. Dal suo blog.

Questo martedì Marcello Foa potrebbe diventare il nuovo Presidente della RAI. Dopo il via libera del Cda questo venerdì, per la seconda volta, la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, meglio conosciuta come Vigilanza Rai, voterà se accogliere o meno la sua nomina.

Chi è Marcello Foa

Nasce il 1963 a Milano, laureato in Scienze Politiche, ha la doppia cittadinanza svizzera e italiana e si definisce un “montanelliano“. Di fatto, Indro Montanelli lo ha assunto al quotidiano nazionale da lui stesso fondato, ovvero il Giornale, come viceresponsabile della redazione esteri nel 1989. Nel 1991, come Foa ricorda nella biografia presente nel suo blog, Montanelli ha pubblicato una sua lettera aperta “aggiungendo una sola riga di commento: Questa lettera, caro Foa, avrei potuta scriverla io“. Nel 2011 diventa direttore generale del quotidiano svizzero il Corriere del Ticino.

La questione Foa tra Lega e FI

Nell’estate del 2017 il giornalista abbandona il posto di direttore generale. Giungeva per la prima volta la nomina alla presidenza RAI, poi respinta in sede di Vigilanza per l’astensione di Forza Italia. La fumata nera, quella volta, non aveva di certo lasciato inalterato il Ministro Matteo Salvini che dichiarava “A Silvio dico: andare contro il cambiamento è una scelta, ma ad ogni scelta corrispondono delle conseguenze“. Proprio questa domenica nella residenza di Arcore, il leader di Forza Italia e il Ministro degli Interni si sono incontrati. Il Fatto Quotidiano sostiene che i due si siano avvicinati ad un accordo, ma Antonio Tajani, partecipante all’incontro, nega che si sia parlato di RAI. Del resto, secondo alcune dichiarazioni dal centro-destra la questione Foa è stata ostacolata per dei semplici motivi metodologici, nulla di personale. In pratica Forza Italia si è astenuta dalla votazione, perché non consultata precedentemente sulla questione come invece era buon usanza fare nelle precedenti legislature. Un fascino quello del paroliere di Apicella che sembra intramontabile.

Salvini e Foa

Il leader della Lega è davvero intenzionato a vedere Foa tra i vertici RAI. La loro è di certo un’affinità politica, entrambi sono per una linea sovranista e non disdegnano la politica di Putin. Questo giugno, Salvini è anche stato lo “special guest” (come veniva definito dal manifesto proporzionale dell’evento) alla presentazione del libro “Gli stregoni della notizia”. Mentre, durante lo sprint finale della campagna elettorale, il quasi Presidente Rai ha contribuito a far riflettere gli italiani dal suo blog con:“Un nuovo Salvini e un nuovo Di Maio: le cose da sapere prima di votare.” Questo è il titolo dell’articolo che avrebbe dovuto smuovere le coscienze.

La querela all’Espresso

La questione Foa ha però altro da raccontare. “C’è un nome, una persona, che fa da anello di congiunzione tra due mondi in apparenza distanti. Si chiama Marcello Foa”. Questo pubblicava l’Espresso il 13 luglio 2018 con il titolo “Sovranisti d’assalto. Ecco la rete che unisce leghisti e Cinquestelle”. Un articolo più completo su questo argomento è stato pubblicato l’8 luglio dalla firma di Vittorio Malagutti in cui si “lascia intendere” (così scrive lo stesso Foa sempre nel suo blog, minacciando di querela Malagutti) che il cittadino italo-elvetico avrebbe avuto un ruolo chiave in una vicenda che riguarda certi conti della Lega in Svizzera. Un comportamento che sarebbe, se confermato, poco coerente con la linea politica sovranista.

Rapporti con i Cinquestelle?

Nell’articolo dell’Espresso viene anche citato Marcello Dettori, fratello di Pietro Dettori (uno dei 4 soci della piattaforma Rousseau) e amministratore unico di Moving Fast Media, azienda editrice di Silenzi e Falsità. Un sito di news che ospita un articolo dal titolo  “I giornaloni, Papa Francesco e i video dei lager libici”, in cui si sostiene che i “signori dei giornalononi” non si rendono “conto che questa convinzione [i lager in Libia] che vorreste insinuare nelle nostre menti è la peggiore delle accuse contro voi stessi“. L’Espresso sostenuto che tra lui e Foa ci siano stati dei rapporti lavorativi.  Il 29 luglio, Marcello Dettori  ha negato la realtà di questi rapporti nella pagina web del giornale.

Le accuse di condividere fake-news

In prima linea a denunciare l’inadeguatezza di Foa alla presidenza RAI c’è la rivista Vice. All’origine di questa posizione ci sono una serie di fake-news presenti nel suo profilo social. Tra queste:

  • Le “cene sataniche” del Campaign manager di Hilary Clinton a base di “mestruo, sperma e latte di donna”.
  • L’accusa a Luigi Di Maio di essere al servizio di Mario Monti.
  • “Si chiama fabbrica dell’immigrazione operata dalle Ong. Ma sulla grande stampa non troverete una riga”.

La separazione dei poteri

La teoria della separazione dei poteri è stata delineata da Montesquieu nel XI libro de “Lo spirito delle leggi”, pubblicato in maniera anonima nel 1748. La tesi di fondo è che, al fine di garantire la libertà in uno Stato di diritto, il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario debbano essere funzioni affidate a tre organi separati. In Italia per esempio, il primo potere è attribuito al Parlamento, il secondo al governo e il terzo alla magistratura. Scriveva il filosofo francese “Quando nella stessa persona o nello stesso corpo di magistratura, il potere legislativo è unito al potere esecutivo, non esiste libertà; perché si può temere che lo stesso monarca o lo stesso senato facciano delle leggi tiranniche per eseguirle tirannicamente”. La vita democratica si basa su questa separazione.

Un quarto potere

Il giornalista e scrittore Peter Gomez

La televisione e i media in generale sono oggi parte della realtà, contribuiscono a darne un immagine, la narrano. Umberto Galimberti ricorda nel libro “L’ospite inquietante“ che “gli uomini non hanno mai abitato il mondo, ma sempre e solo la descrizione che di volta in volta il mito, la religione, la filosofia, la scienza hanno dato del mondo”. Acquisita questa consapevolezza, una società democratica dovrebbero garantire al cittadino un’informazione davvero indipendente e libera in modo da non compromettere, per interessi personali o ideologici, la “descrizione del mondo” che il cittadino abita. Alcuni giornalisti, come il direttore de ilfattquotidiano.it Peter Gomez e il direttore del TG LA7 Enrico Mentana, si sono esposti a sostegno di una stampa indipendente dai partiti, separata dagli interessi politici. Un “quarto potere” insomma. Cosa che sembra loro difficile da realizzarsi finchè è lasciato ad un organo di Vigilanza, composto da deputati e senatori, il diritto di veto sui vertici di una televisione pubblica. Il famigerato “quarto potere” è già minacciato nella fondamenta. Che poi un rappresentante politico rassicuri i cittadini dichiarando di mettere “all’interno persone al di sopra di ogni sospetto di appartenenza politica” si scontra già di per sé con l’idea di un “quarto potere“. Peter Gomez scrive: “In qualunque democrazia degna di questo nome sono i giornalisti a dover vigilare sull’attività del Parlamento. Da noi invece la legge prevede l’esatto contrario.” In Italia non basta essere al di sopra di ogni sospetto.

Ludovico De Santis

 

 

 

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