Un nuovo studio condotto dalla McGill University in Canada (Elgar et al., 2018) sembra evidenziare come, nei paesi in cui le sanzioni corporali sono vietate o limitate, sia inferiore anche l’incidenza di comportamenti aggressivi nei bambini. Non ci sono risultati definitivi, ma la tendenza sembra puntare in questa direzione: meno sculacciate, meno violenza. 

Violenza bambini sanzioni corporali
Le sanzioni corporali erano tipiche in età passate, ora stanno andando, per fortuna, scomparendo

Una sana sculacciata sul culo di nostro figlio. Nell’immaginario collettivo non si può negare sia un’immagine abbastanza comune, specie in riferimento a modelli educativi passati. E la consideriamo anche abbastanza normale, o quantomeno non eccessivamente dannosa. Ebbene, uno studio condotto dalla McGill University in Canada (Elgar et al., 2018) sembra dimostrare il contrario.

 

Lo studio sull’incidenza di comportamenti violenti e presenza di sanzioni corporali

Lo studio è condotto su un campione di studenti provenienti da 88 paesi diversi di diversa estrazione socio-economica. Si è cercata la presenza di un’eventuale correlazione positiva tra il divieto di sanzioni corporali eventualmente in vigore nel paese di origine e la messa in atto di comportamenti aggressivi da parte dei ragazzi. E sembra che la ricerca sia andata a buon fine, evidenziando una connessione.

Violenza circolo
Le violenze domestiche sembrano indicare l’inizio di un circolo di violenza che porta i bambini a essere maggiormente aggressivi nei confronti anche dei coetanei

Sembra essere stato evidenziato come i paesi in cui le sanzioni corporali sono state vietate presentino un’incidenza molto inferiore di episodi di violenza giovanile.

Caparezza, portavoce di una visione contro-stereotipica

Capa contro la violenza
Caparezza, noto artista italiano, si staglia nel panorama musicale nostrano soprattutto per la sua profondità tematica, con una voce spesso controcorrente e contro-stereotipica

Caparezza, nel suo album “Le dimensioni del mio Caos”, in “Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti” cantava:”Non sei un uomo se non prendi a ceffoni i tuoi figli. In una canzone tutta giocata sull’andare contro le nozioni stereotipiche tipiche del “macho“, si parla anche di violenza corporale contro i figli: come detto sopra, è una pratica che nella cultura italiana non desta particolare scalpore, avendoci fatto l’abitudine. Ma gli effetti, come hanno mostrato tutti i nuovi studi a riguardo, sia quelli sull’attaccamento che quelli sullo sviluppo di comportamenti aggressivi, rischiano di essere molto più pesanti del pensato.

Gli stati presi in considerazione e la variazione percentuale

E questo studio avvalla questa tesi. Sono stati presi in considerazione tre tipi di paesi: quelli in cui le sanzioni corporali (domestiche e scolastiche) sono state proibite (es: Mongolia e Finlandia), quelli in cui sono stati solo parzialmente abolite (come in Italia e Cambogia) e quelli in cui non ci sia alcuna regolamentazione e siano quindi permesse (come il Qatar). A livello di percentuali, la ricerca mostra che negli stati con abolizione totale delle punizioni fisiche, la prevalenza degli episodi violenti che riguardando minori di sesso sia maschile che femminile sia inferiore, rispettivamente, del 31% e del 42% rispetto allo stesso parametro misurato negli altri stati studiati.

 

Le conclusioni e le riflessioni di Banduriana memoria

A questo punto, tutto quello che possiamo dire è che le nazioni che proibiscono l’uso di punizioni corporali sono dei contesti meno violenti, in cui i bambini possono crescere, rispetto agli stati che non lo fanno”. Queste le parole di Frank Elgar, a capo dell’équipe di ricerca. Riprendendo gli studi di Bandura, si è ipotizzato che l’assenza di modelli violenti porti all’evitamento di nuovi comportamenti aggressivi o violenti. Bisogna comunque dire che i risultati di questa ricerca non possono essere definitivi: la natura è non-sperimentale e non è possibile essere sicuri che i genitori non propongano condotte violente nonostante il divieto. Le inferenze di una qualche natura causale tra i due possono quindi essere errate, ma spingeranno sicuramente a nuove ricerche

Matteo Sesia

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