Il tema migranti non smette di fare notizia in Italia: la politica dell’attuale governo punta alla chiusura dei porti e impedisce spesso alle ONG di attraccare. Salvini afferma che col governo Conte gli sbarchi sono diminuiti, e i grafici gli danno in parte ragione. Ma da quanto non ci fermiamo a pensare: quante persone muoiono cercando di arrivare sulle nostre coste? 

People jump out of a boat right before it overturns off the Libyan coast, Wednesday, May 25, 2016. The Italian navy says it has recovered 7 bodies from the overturned migrant ship off the coast of Libya. Another 500 migrants who on board were rescued safely. (Marina Militare via AP Photo)

“…il mare, com’è?” – “A un certo punto, finisce.”

Una recente indagine dell’ISPI, istituto per gli studi di politica internazionale, ha riassunto la situazione degli sbarchi in Italia dal luglio 2016 al settembre del 2018.

Tra il 16 luglio 2016 e il 15 luglio 2017 la media dei migranti provenienti dal Nord Africa era 532 persone al giorno. Un numero non certo basso, che portò il centrosinistra a creare i così chiamati “decreti Minniti” o più estesamente “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale”. In questo testo si prendevano misure per accelerare l’espulsione dei migranti irregolari e velocizzare l’approvazione o il rifiuto delle richieste d’asilo. In seguito, il New York Times e il Washington Post denunciarono un probabile accordo del governo con le milizie libiche.

In ogni caso, nel 2017 gli sbarchi diminuirono nettamente: il numero dei migranti arrivati in Italia scese a 117 al giorno. Per quanto discutibili e poco trasparenti, le misure applicate da Minniti ebbero un effetto quasi immediato.

Si arriva quindi all’attuale governo Conte e al Ministro degli Interni Matteo Salvini. L’indagine mostra un’ulteriore diminuzione degli sbarchi, arrivando quindi a una media di 61 persone al giorno tra giugno e settembre del 2018.

“Sterminato giardino di croci.”

Le precedenti statistiche sono quelle più diffuse e pubblicizzate, ma ce ne sono altre che raramente emergono: il numero di persone che muore in mare. La stessa indagine dell’ISPI mostra il recente, notevole aumento di morti e dispersi nel Mediterraneo. Se nel periodo “Minniti” si parlava in media di 3.2 persone al giorno, ora il numero delle vittime è salito a 8. Il picco si era avuto nel 2016 con quasi 12 morti in mare al giorno.

“Ogni cosa è diventata mare.

Noi abbandonati dalla terra siamo diventati il ventre del mare, e il ventre del mare è noi, e in noi respira e vive.”
La copertina di Oceanomare – Baricco

Questi dati fanno emergere come le attuali politiche del governo stiano diminuendo gli sbarchi ma mettendo a repentaglio la vita di molte più persone. Non si dovrebbe prendere in considerazione solo l’immigrato che attracca perchè salvato dalle ONG, ma anche chi sta sui barconi. Forse uno dei romanzi contemporanei più famosi che riesce a raccontare meglio l’odissea dei naufraghi è Oceano Mare di Alessandro Baricco, che narra di una zattera lasciata alla deriva. Nel libro secondo del racconto Baricco narra delle orride condizioni i cui si trovano i dispersi, rifacendosi a una vicenda realmente accaduta:

“La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta è quei corpi straziati, la sesta è la fame, la settima orrore, l’ottava i fantasmi della follia, la nona la carne, la decima è un uomo che mi guarda e non mi uccide. L’ultima è una vela.”

Il nome di chi non viene mai ritrovato. Gli occhi di chi sopravvive a quell’inferno. Il pensiero “sto per morire, non morirò”. La notte e il buio più assoluto e spaventoso. I corpi straziati dal sole, dalla salsedine, dalla stanchezza. La fame dopo giorni di digiuno. L’orrore della morte e dell’odio. I fantasmi di chi è già morto, la follia di chi cerca di resistere. La carne ammassata in uno spazio ristretto e invivibile. Uomini di cui non ci si puà fidare e altri che cercano di non fare del male. Infine, qualcosa che spunta all’orizzonte: la salvezza, la fine di quest’immensa sofferenza. Nel racconto di Baricco è una barca a vela, nella maggioranza dei casi oggi sono le ONG.

Quello che spesso ignoriamo guardando le statistiche sugli sbarchi, clandestini o tramite ONG, è proprio la cosa più evidente: il viaggio in mare che viene prima, in condizioni assolutamente inimmaginabili per noi italiani di terraferma, che il mare lo vediamo solo attraverso la fotocamera frontale mentre d’estate ci facciamo un selfie. E nemmeno possiamo immaginare la gioia di chi si salva, il dolore di chi nel frattempo ha perso il marito, la figlia, il fratello, l’amica. Certo, le statistiche sono importanti ma ricordiamoci che quei numeri hanno un volto e un nome. Anche quelli dei morti nell’immensità dell’Oceano mare (Mediterraneo).

Giada Annicchiarico

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