Milk and honey è il libro che ogni donna dovrebbe tenere sul comodino secondo l’Huffington Post: una storia di amore, perdita, trauma, violenza e guarigione, un percorso diviso in quattro capitoli ed illustrato dalla stessa autrice, Rupi Kaur. La cifra caratteristica dell’opera è l’immediatezza: il linguaggio crudo, a tratti violento, volto al superamento dei tabù e di tutto il non detto, conferisce alle poesie una grande schiettezza. È proprio per questo motivo che Rupi Kaur rientra a pieno titolo nella categoria dei poeti social, sempre più seguita e apprezzata da un lato e criticata dall’altro: è  meritevole di lode la capacità di arrivare a un vasto pubblico, pur spesso sacrificando tecnica e stile? Prendendo spunto da una nota citazione di Pasolini: Qual è la vittoria, quella che fa battere le mani o quella che fa battere i cuori?

Rupi Kaur: Regina degli Instapoets

Rupi Kaur nasce in India e si trasferisce in Canada con la famiglia a soli quattro anni per seguire il padre rifugiato politico. Le difficoltà con la lingua inglese vengo superate grazie all’invito della madre a dedicarsi alla composizione di piccole filastrocche accompagnate dalle relative illustrazioni. Qui nasce il percorso della poetessa più nota del mondo social: la venticinquenne indo-canadese si aggiudica il titolo di regina degli Instapoets con un seguito di 3,4 milioni di followers e migliaia di condivisioni giornaliere. Il successo di Milk and Honey è dato dall’immediatezza della scrittura che si riflette nell’immediatezza della fruizione: la schiettezza con cui Rupi Kaur parla di temi delicati come l’abuso e la violenza ne garantiscono da un lato la potenza espressiva e dall’altro la facilità di comprensione ed immedesimazione da parte del lettore che, scorrendo la home di Instagram, si trova inevitabilmente attratto dai versi privi di fronzoli e astrusità poetiche, lontane dal linguaggio social del ventunesimo secolo e proprio della maggior parte dei giovani.

Il ferire, Milk and honey
Fonte: Haikure

Milk and Honey si presenta come un percorso di catarsi suddiviso in quattro tappe: Il ferire affronta il rapporto con il padre e con la famiglia in generale, descrivendo in modo penetrante la condizione della donna nel Paese in cui è cresciuta e la sofferenza che ne deriva: totalizzante e riflessa nel giovane corpo ferito e violato. L’amare descrive un sentimento che permea ogni aspetto della vita, capace di donare le gioie ed i dolori più intensi. In questo capitolo subentra l’erotismo esplicito, malizioso e sofisticato, mai volgare. Lo spezzare: la fine di quell’amore inebriante vissuto poco prima, il dolore della perdita e la consapevolezza di dover rimettere insieme i cocci della propria esistenza. Il guarire: la rimarginazione delle ferite e la necessità e volontà di andare avanti imparando ad amare se stessi per ciò che si è e non per ciò che gli altri vorrebbero che si fosse.

Rupi Kaur e le critiche del mondo letterario: avanguardia o dilettantismo?

L’ambiente letterario più alto e colto ha spesso definito questa raccolta come imperfetta ed imprecisa, giungendo addirittura a descriverla come Morte della poesia. Rupi Kaur è stata accusata di dilettantismo dalla poetessa Rebecca Watts che ha collegato, forse indebitamente, il successo della poesia semplice ed immediata a quello del populismo politico. Secondo la Watts è la poesia priva d’arte che viene premiata a livello di incassi, ma è questo il caso di Rupi Kaur? Le critiche della cultura d’élite, contrapposte all’apprezzamento popolare, sono segnino della nascita di una nuova e potente corrente poetica? Basti pensare a grandi movimenti come il Futurismo ed il Romanticismo ancora prima, spesso poco apprezzati dai contemporanei, ma in grado di descrivere un mondo in cambiamento ed il ruolo, le sensazioni, le paure del singolo poeta in quanto soggetto, in quanto parte di una comunità oppure outsider, proprio nel mondo che gira vorticosamente.

Rupi Kaur
Fonte: junkee.com

Proprio qui si trova la chiave per la comprensione della poetica e del motivo del successo di Rupi Kaur: la poesia veloce, immediata, schietta è immagine di un mondo che, interconnesso e bombardato da continue informazioni, non ha spesso tempo da dedicare alla profonda analisi di versi. L’uomo postmoderno esige e necessita di parole forti, capaci di scuoterlo dal torpore della routine del quotidiano, ma non troppo difficili da leggere e comprendere. Se da un lato questa considerazione porta a rivalutare Rupi Kaur di fronte alle critiche come poetessa portavoce e simbolo del mondo globalizzato, dall’altro desta non poca preoccupazione: non siamo più in grado di fare e leggere poesia a un livello più profondo?

Cos’è la poesia? La risposta di Heidegger

Torniamo alla domanda iniziale, qual è dunque la vera vittoria in campo poetico? La capacità di riflettere il proprio tempo, sacrificando stile e tecnica, con il rischio dell’impigrimento del lettore e di una materializzazione e banalizzazione della poesia?

Milk and honey
Fonte: Tropismi

La bellezza sta negli occhi di chi guarda, in questo caso negli occhi di chi legge: Rupi Kaur non può certo competere con i grandi del passato del calibro di Leopardi, Montale, Holderlin, Goethe e così via , ma ciò non significa che la sua poesia non sia degna di nota. Il fatto che sia schietta ed immediata non significa certo che non sia profonda, la brevità dei componimenti non implica pochezza contenutistica e di il grande Ungaretti ne è l’esempio più lampante. La poesia è sicuramente un fatto di metrica e tecnica, ma non è riducibile a questo: come la filosofia si esprime per mezzo del logos ed ha come oggetto il mondo interiore ed esteriore. Cos’è dunque la poesia? È la casa dell’essere, come sostiene Heidegger, di cui l’uomo è pastore: la sede di pensiero e dell’immaginazione. Il poeta non è un sognatore come voleva Keats, ma è colui che si è risvegliato, capace di descrivere ed esprimere la complessità del proprio tempo nel modo e nello stile più congeniale al tempo storico stesso. La poesia non è solo una questione di inchiostro su carta: poeticamente abita l’uomo in grado di condurre un’esistenza all’altezza della propria essenza. Essere poeti significa essere docili alla potenza e alla difesa della verità, Martin Heidegger ce l’ha insegnato.

Maria Letizia Morotti

 

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